E’ corretto quindi dedurre che invece la pratica di Anthropic -ma non solo- di 
acquistare massivamente tonnellate di libri usati,
per digitalizzarli e utilizzarli nel training, non porti invece ad alcuna 
violazione del diritto d’autore ?

(Libri che poi -sigh- sono mandati al macero ..)

Grazie
Antonio


Il giorno 24 lug 2026, alle ore 09:15, Maurizio Borghi via nexa 
<[email protected]> ha scritto:

La sentenza non riguarda violazioni contrattuali o di licenza, ma solo 
violazioni del diritto d'autore. Sui passi intermedi, semplificando un po', la 
sentenza distingue tra le copie fatte per addestrare gli LLM (fair use) e 
quelle fatte per creare un database centrale da cui attingere per ogni 
evenienza (no fair use se ottenute illegalmente).

Per rispondere alla tua domanda, il problema principale sta nella fase di 
acquisizione del "materiale da addestramento". Se lo prendo da database pirata, 
o aggirando un paywall (es. New York Times v OpenAI), o rimuovendo le 
informazioni sulle licenze (es. GitHub Copilot), allora tutti gli utilizzi 
successivi - che presi isolatamente sarebbero fair use - diventano illegittimi.

Il contributo rilevante della sentenza sta essenzialmente nel fatto di aver 
respinto la difesa della "copia intermedia", cioè la copia realizzata quale 
mero passo intermedio per una finalità di fair use. Il giudice ridimensiona 
questa difesa (che ha permesso, ad esempio, a Google di prevalere nel caso 
Google Books), affermando che non si applica se la copia inziale è illecita.

Naturalmente occorre precisare che si tratta per ora di una sentenza, non di un 
approccio consolidato nella giurisprunza USA.

Un caro saluto,
--
_______________
Maurizio Borghi
Università di Torino
https://www.dg.unito.it/persone/maurizio.borghi
Co-Director Nexa Center for Internet & Society<https://nexa.polito.it/>


Il giorno gio 23 lug 2026 alle ore 18:14 Stefano Zacchiroli via nexa 
<[email protected]<mailto:[email protected]>> ha scritto:
Grazie per la risposta, Maurizio.
Continuo qui sotto per entrare in alcuni dettagli che mi interessano 
particolarmente:

On Thu, Jul 23, 2026 at 05:40:29PM +0200, Maurizio Borghi wrote:
> la risposta non è semplice o univoca. Anthropic usava LibGen, Sci-Hub e 
> Bibliotik, che (correggimi se sbaglio) sono notorie
> "shadow libraries".

(Confermo per LibGen e Sci-Hub, non conosco invece Bibliotik.)

> Su Common Crawl non saprei, perché lì dentro c'è un po' di tutto: uno studio 
> ha stimato che un 70% dei dataset presenti
> non specifica quale licenza si applichi.

Giusto --- o meglio, non conosco la percentuale, ma è certo che la stragrande 
maggioranza dei contenuti su Web (come del codice su GitHub, e contenuti di 
altra natura su piattaforme dedicate) non specifica una licenza.
Ma questo non impedisce che io, utente di un Web browser, possa *accedere* 
legalmente a quel contenuto.
Poi i default del diritto d'autore impediscono di fare altre cose, tipo 
copiare, modificare, redistribuire, esibire ad un pubblico, etc. --- ed è qui 
che entra in gioco il fair use che salva, almeno secondo questa sentenza, gli 
allenatori di LLM.
Sbaglio qualcosa fin qui, strettamente dal punto di vista del diritto d'autore? 
(Vedi sotto per i vincoli contrattuali.)

> Con il web scraping puoi incorrere in violazioni contrattuali se non rispetti 
> i termini d'uso (che spesso vietano proprio lo scraping);

Il caso dei vincoli contrattuali è in effetti molto pertinente ed interessante.
La sentenza prevede l'assenza di entrambi i tipi di violazioni (licenza ed 
eventuali contratti), o meno?
L'avevo finora interpretata come una sentenza principalmente sul diritto 
d'autore, ma è possibilissimo che sia un errore da parte mia.

> puoi inoltre violare di nuovo il copyright se rimuovi i metadati ("rights 
> management information"),
> cosa piuttosto frequente tra gli addestratori di IA, e già motivo di altre 
> cause legali.

Questo punto mi pare molto meno evidente.
Il processo di allenamento contiene molti passi intermedi, non mi è chiaro come 
riuscire legalmente a definire dove ne inizi uno che è protetto dal fair use (e 
nel quale quindi, perdonami la semplificazione, si "può violare" il diritto 
d'autore) e dove invece no.
Ma ho in mente anche io alcune delle cause aperte su questo punto, quindi spero 
lo scopriremo "presto".

Grazie per la bella discussione e a presto.
--
Stefano Zacchiroli - https://upsilon.cc/zack
Full professor of Computer Science, Polytechnic Institute of Paris
Co-founder & Chief scientific officer Software Heritage
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