..perché non potete sapere ciò che succede.

Perché la mappa non è il territorio e le notizie non vi descriveranno
mai la realtà dei fatti. E così una notizia vi racconta di massacri
perpetrati dai brutti e cattivi a danno dei buoni paladini della
giustizia. Eppure non è questa la realtà. La realtà è molto più
complessa o forse molto più caotica. Non esistono buoni e non esistono
cattivi. Esistono solo vittime e carnefici e al tempo stesso siamo tutti
vittime e carnefici.


La Siria è una carcassa su cui si stanno lanciando le iene e gli
avvoltoi. Una carcassa che era prima retta dalla tirannia di un
cervello. Apprezzabile o meno che fosse, non era l'anarchia, non era il
caos. Non erano gli attentati - perché di terrorismo si tratta.
Attentati (attacchi attraverso IED e similari) che colpiscono i civili
per scatenare il caos. E un regime di fronte al caos generato dalla
violenza, risponde con altrettanta violenza. La realtà della Siria era
già complessa di per sé e come molti altri paesi in precedenza
(Yugoslavia, Libia, Sudan, Nigeria), la tirannia del cervello per quanto
scorretta contribuiva a tenere insieme fazioni che altrimenti si
sarebbero lasciate andare allo scontro più veemente. Quell'odio è il
trigger che altre potenze, interne ed esterne, sfruttano.


Negli ultimi 6-9 mesi, in Siria è arrivato di tutto. Sono quintuplicati
gli spostamenti di "indesiderati" di origine siriana dai paesi europei
verso i paesi limitrofi ed in particolare verso la Turchia.
"Indesiderati" non significa ex prigionieri politici ed oppositori del
regime, no. Significa criminali, stupratori, omicidi, trafficanti di
droga e di armi. Precedente: l'UCK era capitanato da trafficanti di
donne, di bambini, di droga, di organi. Precedente: l'inserimento di
criminali (mercenari) sudanesi e nigeriani in Libia. Tra questi si
inseriscono gli invisibili. Una volta si chiamavano "consiglieri
militari". Oggi, in gergo, invisibili. In mezzo a questa marmaglia che
va a smembrare il cadavere, uomini delle forze speciali e dei servizi
britannici, francesi, statunitensi ed israeliani si inseriscono,
fornendo appoggio strategico, informazioni, contatti per gli armamenti.
I pochi filmati reali che arrivano a chi ha un minimo di cognizione di
causa, mostrano fin troppo bene il genere di personale che costituisce
l'"opposizione": equipaggiamenti occidentali in mano a criminali. Chi ha
dimestichezza, riconosce come essi maneggiano in maniera troppo grezza
le armi. Troppo grezza per essere militari fuggiti dal regime, troppo
confidenziale per essere deci civili rivoluzionari.


Di fronte alla guerriglia, la risposta del regime è la stessa degli
americani in Afghanistan: si usano le armi pesanti, l'artiglieria. Ma i
Siriani non sono precisi come gli yankee, e i "surgical strikes" si
trasformano in assedi nel tentativo di stanare i guerriglieri, che nel
frattempo crescono. Ad essi si uniscono criminali, esaltati, estremisti
di ogni tipo. Intanto, altri ne approfittano, come sempre in queste
situazioni, per vendette private, saccheggi, stupri, stragi per mero
diletto. Vendette private ma anche pubbliche: tra gruppi di potere, tra
gruppi commerciali, tra gruppi criminali, tra gruppi religiosi.


Non vi è nulla da capire di ciò che sta succedendo in Siria per chi ha
dimestichezza con le "guerre umanitarie": si è voluto generare il caos,
e ora i civili ne patiscono le conseguenze. Ma questo è l'ordine:


1- si scatena il caos

2- ne consegue la catastrofe umanitaria

3- si incolpa e si crea il nemico

4- si porta la guerra umanitaria.


Non è come mostrano i media. Non c'è un male assoluto che ha deciso per
partito preso di generare una catastrofe umanitaria. E se c'è quel male,
allora quel male siamo noi.


Cosi si sventra un paese. Cosi si sventrano i popoli nel nome del nuovo
mondialismo.


Cosa sono davvero quelle piccole notizie in calce ai siti dei media
occidentali? Un aereo abbattuto, conferme e smentite che si rimpallano
da ore, fino alla dichiarazione che si prenderanno tutte le misure
necessarie a seguito dell'abbattimento.


Mentre guardate la partita, mentre "twittate" le notizie, altrove
succede altro. In uffici statali si lavora febbrilmente, si prendono
decisioni, si preparano piani. Ore, ore, ore senza dormire. Dagli uffici
di Damasco e quelli di Ankara centinaia di telefonate, ordini, ipotesi,
notizie, preparativi. Nelle strade di Damasco si montano i sistemi di
allarme anti aereo, si preparano i piani di evacuazione, si preparano
gli ospedali, si fortificano le radio e tv nazionali e i palazzi dei
ministeri. Sui confini si minano le strade, si prepara l'artiglieria, si
mantengono in allerta i radar e le forze aeree.


Al di la del confine, in Turchia, si attendono gli ordini.


Tutti si è nel momento della "Fortezza Bastiani". Si attende che arrivi
il nemico. Si trema, ognuno al proprio posto. Si suda. Non si dorme. Si
è già stanchi. Immaginate di essere un coscritto di 19 anni
dell'esercito siriano. Davvero pensate che si possa pensare in maniera
così ovvia di essere il male, di essere dalla parte sbagliata?


Davvero pensate di essere migliori di chi, in questo momento, sotto un
elmetto, sta sudando freddo, ha paura, trema, si chiede perché qualcuno
che non parla la sua lingua si sta preparando a bombardare la propria
città nel nome di valori umanitari? Davvero pensate sia tutto così
semplice? Davvero pensate che basti dire no alla guerra?


Forse quel 19enne ha più cuore di voi. Forse è meno stupido e superbo.
Mentre voi pensate che sia un assoggettato della propaganda di Assad
(lui? E voi invece, a chi siete assoggettati, a quale propaganda?), lui
conosce il terrore. Così migliaia come lui. Alcuni siriani, altri
turchi, altri ancora semplicemente civili che attendono il segnale per
andare nei bunker.


Centinaia di migliaia di persone che tremano. Che sudano. Alcune già
muoiono. Altre moriranno. Ognuno andrà alla morte come meglio crede:
subendola, a volte. Altre volte, cercandola. Altre ancora si andrà ad
essa in maniera criminale, in una sorta di orgia del caos: perché questo
è la guerra.


Non è una partita atroce tra buoni e cattivi, non è qualcosa di ordinato
che voi dall'alto del vostro scranno consumistico e borghese, potete
permettervi di giudicare o trattare anche solo di sfuggita: no, essa è
una immonda fornace di morte e disperazione che sventra popoli e paesi,
mentre ognuno di voi si limita a fare ciò che fa ogni giorno e la sera
pensa invece di poter pontificare su quanto sia ingiusto questo o quel
regime, questa o quella politica, e pensate di salvare tutto con due
messaggi buonisti.


Domani mattina Damasco si sveglierà come tutte le mattine, tra una
sirena di ambulanza, uno ied, qualche morto. Homs e limitrofe coi colpi
di mortaio pesante e coni sibili degli rpg.


Ma una di queste mattine potrebbe svegliarsi con quelle micidiali sirene
che hanno già sentito Tripoli, Baghdad, Kabul, Belgrado, Sarajevo, e
molte altre città. Perché questa è la guerra: si muore, all'improvviso,
una mattina, a cranio basso, con la divisa o senza, di una nazionalità o
dell'altra, di una religione o dell'altra, semplicemente si muore, si va
spesso a morire, si decide di andare a morire, magari nella speranza di
salvare il salvabile (perché si sa: si salva qualcosa sempre combattendo
da una parte o dall'altra, mai essendo gli ignavi di turno).


Voi non immaginate la calce delle fosse comuni. Voi non immaginae il
lavare il sangue via dai muri. Voi non immaginate le mutilazioni. Voi
domattina andrete a lavoro e domani che è sabato, a fare il vostro
aperitivo a Ponte Milvio.


E questa è la guerra. Oggi, o domani, o la prossima settimana.

--
Reichsgraf Von Soziopathie
_______________________________________________
Open mailing list
[email protected]
http://lists.partito-pirata.it/cgi-bin/mailman/listinfo/open

Rispondere a