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Il ruolo della maggioranza nella democrazia
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Le prime elezioni politiche italiane, inizialmente per una privilegiata cerchia 
maschile, avvennero ben prima della Costituzione della Repubblica, nel lontano 
1861. Questo non ci stupisca. Il coinvolgimento popolare in sede elettorale non 
ha quella portata democratica che quasi l'intero genere umano ancora ritiene. 
La maggioranza, che decide l'esito della competizione politica, è facilmente 
plagiabile e diretta dove le Elite desiderano, venendo spesso posta di fronte a 
scelte che sono presentate come decisive, distinguendosi in realtà in modo 
irrilevante.

Tra l'altro il ricorso ad una consultazione del popolo che, così com'è oggi 
organizzata la società, difficilmente risulta conoscere ed è preparato ad 
affrontare la sempre complessa situazione in cui versa, non è quella gran bella 
e proficua idea che i più ritengono. Conferma ne è che nell'antica Grecia la 
parola democrazia nacque come espressione dispregiativa: ad indicare una 
dittatura del popolo, appunto la dittatura della maggioranza.

Ed infatti persone dotate di discernimento comprendono bene quale sia la 
situazione in cui il coinvolgimento popolare è più indicato e porta vantaggio. 
Quando le circostanze sono talmente confuse e le sorti aleatorie, le guide più 
ragionevoli riconoscono l'importanza e la necessità di rendere edotto ogni 
componente della società. In certi casi un'idea risolutiva può venire da 
chiunque, anche dal classico scemo del villaggio/nazione. Allo stesso tempo è 
più che giusto che ognuno venga informato della drammaticità del momento e 
compia la sua scelta.


Alla fine della seconda guerra mondiale, anche se mal esposto, anche se 
presentato in modo rozzo, il confronto popolare che decise la fine della 
monarchia, fu certamente un dovuto e positivo sviluppo della nostra Storia.

Nei sessant'anni e passa che son seguiti abbiamo però visto quanta poca 
differenza ci sia stata tra le varie compagini politiche, tanto che i momenti 
di reale necessità di consultazione popolare sono stati pochissimi.

Anche oggi, con le imaginifiche nuove forze politiche stellari, non pochi, pur 
apprezzando il ricambio, temono, come giustamente fecero gli antichi greci, una 
democrazia ridotta a dittatura del popolo, della maggioranza.


Ed allora come stanno le cose? Possibile che il destino dell'essere umano, così 
preciso, netto e luminoso quando si tratta di costruire una macchina, un 
telefono, un computer, un aereo, debba divenire vago, sporcarsi e rabbuiarsi 
quando si tratta di far avere alla società un andamento parimenti affidabile, 
regolare e vincente?


No, questo non è un destino cui siamo eternamente condannati. Tutto cambia, 
s'aggiusta e funziona a meraviglia dal momento in cui attribuiamo alla parola 
democrazia non più l'errato significato di "governo del popolo" bensì quello, 
infinitamente più corretto, di: POTERE del POPOLO. Una Res Publica consta di 
due parti nelle quali gli umani hanno un ruolo. Una di queste parti è quella 
comprendente i ruoli di GOVERNO, l'altra è quella dei ruoli di POTERE vero e 
proprio: i pubblici impieghi, gli incarichi tutti, dal primo all'ultimo, della 
Funzione Pubblica.

A nessun sano di mente verrebbe da reclamare regolari funzioni decisionali per 
persone che non avessero prima ben conosciuto la macchina pubblica, che non 
avessero, prima di iniziare a COMANDARE, imparato a SERVIRE. Eppure guardate in 
quanti, non avendo compreso nulla di cosa significhi democrazia e del perché si 
sia affermata in tal sgangherato modo, si sbracciano in favore di una 
"democrazia diretta" a finir male perché manchevole della sua parte più 
importante: la partecipazione potenziale di ognuno alla conduzione e gestione 
della Cosa Pubblica.


Il rito della conta di una maggioranza non va compiuto pensando che con questo 
si esaurisca il senso della parola democrazia. Questa s'avvia fornendo al 
popolo il diritto di condividere i pubblici impieghi, di impersonare a tempo 
determinato i ruoli dello Stato e di ogni altro àmbito pubblico. Partendo da 
questa necessaria fase propedeutica, i cittadini non solo acquisiscono 
importanti conoscenze ma divengono pure solidali tra loro. Costituiscono una 
specie di VOLANO funzionale ed intellettuale che, ruotando costantemente 
intorno al Governo, impedisce a questo qualsiasi deriva e lo tiene invece ben 
diretto verso l'interesse tutto della collettività.

A quel punto che importanza avrà più chi ascenderà ai più alti incarichi di 
Governo?


Danilo D'Antonio

Piazza del Municipio
64010 Rocca S. M. (TE)

tel. 339 5014947


Démos e cràtos, popolo e potere
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