Di seguito la mozione dell'on. Davide Caparini che verrà presentata entro lunedì alle 10 per la discussione in aula. Si accettano suggerimenti e/o integrazioni, purchè inviati per tempo e redatti in modo tale da poter essere inseriti nel testo. Grazie
MOZIONE La Camera dei Deputati, premesso che: l’evoluzione tecnologica determina gli sviluppi economici e sociali: il XIX secolo è stato caratterizzato dalle macchine a vapore, il XX secolo dall’elettricità, il XXI secolo è il secolo digitale. L’affermarsi della Digital & Networks Economics rende improcastinabili trasformazioni radicali dei modelli di sviluppo dove cultura, conoscenza e spirito innovativo sono i volani che proiettano nel futuro: a livello globale la “internet economy” supera i 10.000 miliardi di dollari (presentazione NSTIC); rispetto alle principali economie occidentali il nostro Paese registra un ritardo economico, infrastrutturale e culturale che si traduce in una perdita di competitività anche rispetto ai nostri principali partner europei; pur tuttavia i principali Paesi europei si sono da tempo dotati di piani strategici di sviluppo delle reti di nuova generazione (NGN) in linea con gli obiettivi dell'Agenda Digitale Europea che Neelie Kroes, il Commissario per la Società dell’Informazione della Commissione Europea, considera elemento base della sostenibilità socioeconomica. Tali piani mirano a creare condizioni favorevoli allo sviluppo degli investimenti privati, favorendo la collaborazione tra i vari operatori e tra questi e le amministrazioni pubbliche; il governo britannico ha sviluppato il “Digital Britain” per un settore che già oggi vale il 7,2% del PIL, più della quota riservata alla spesa sanitaria; il governo tedesco ha un redatto il progetto “Digital Deutschland 2015”, nel quale, tra le altre cose, si stima che la banda ultralarga genererà 1 milione di nuovi posti di lavoro in Europa. il governo francese ha assegnato allo sviluppo delle infrastrutture ICT 4,5 miliardi di euro, 500 milioni in più di quanto raccomandato dal rapporto strategico “Investir pour l’avenir”; il governo spagnolo si è dato come obiettivo di investire in innovazione il 4% del PIL entro il 2015 ed arrivare a 150 brevetti annui per milione di abitanti; porre il Paese nelle condizioni di sviluppare appieno le potenzialità di Internet e delle nuove tecnologie vuol dire: 1) creare centinaia di migliaia di posti di lavoro, ad alto valore aggiunto; consentire allo straordinario patrimonio rappresentato dalle nostre piccole e medie imprese di essere più competitive e generare nuova ricchezza; 2) migliorare la trasparenza, semplificare e rendere efficiente la Pubblica Amministrazione con nuovi servizi ai cittadini; 3) recuperare per il nostro Paese il ruolo storico come esempio di imprenditorialità e leadership nella produzione di ricerca, sapere e innovazione; 4) generale un tessuto economico e sociale capace di valorizzare il talento, il merito, la competenza, il coraggio con maggiore equità nelle opportunità e nei diritti; 5) non solo garantire a tutti i cittadini l’accesso alla rete, ma anche porre “realmente” gli individui nelle condizioni di sfruttare appieno il potenziale espressivo, formativo, creativo e lavorativo fornito dalle nuove tecnologie, individuando anche forme efficaci di tutela della persona; l’assenza di un obbligo di fornitura del servizio universale da parte delle compagnie di telecomunicazione ha creato un ulteriore discrimine tra i cittadini e imprese che hanno accesso alla banda larga di prima generazione e coloro che ne sono esclusi ha aumentato il già ampio divario con l'Europa, dove sono già disponibili reti a 50 megabit al secondo presto ampliate da quelle di nuova generazione fino a 100 megabit al secondo; nel nostro Paese le risorse pubbliche destinate al superamento del digital divide sono esigue e certamente insufficienti a fronte di un fabbisogno stimato pari a 30 miliardi per passare dall’attuale penetrazione della banda larga dall’attuale 17 per cento al 23 per cento della media europea; i finanziamenti pubblici devono essere destinati, nell'ambito delle aree sottoutilizzate, ai bacini territoriali caratterizzati da importanti insediamenti demografici ed industriali, come le aree nelle quali si collocano distretti industriali in quanto maggiormente sollecitati nell’agone competitivo globale. In tali aree l’assenza di un’adeguata capacità di banda costituiscono un grave svantaggio competitivo che potrebbe essere colmato sviluppando una domanda di servizi innovativi che poggiano le basi sulle reti di nuova generazione a banda «ultralarga» anche per contrastare l'erosione della propria competitività attraverso innovazioni di processo; su un universo di circa un milione di piccole e medie imprese, circa 300 mila sono dislocate in aree che registrano broadband divide e, di queste, 100 mila si trovano in aree con la più elevata priorità, in quanto corrispondenti a zone ad alta densità di aziende. Sviluppare moderne infrastrutture di nuova generazione, con un'alta capacità di trasmissione nelle suddette aree è tale da consentire l'interconnessione di tutte le 100 mila aziende in aree con broadband divide di più elevata priorità mediante un'infrastruttura di rete di nuova generazione a banda «ultralarga»; i distretti sono dislocati su tutto il territorio nazionale e concentrati principalmente nei centri e nelle province di media e piccola dimensione e nelle aree poste in prossimità dei grandi centri urbani. In particolare, le aree in cui si rileva un preoccupante broadband divide sono in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Campania, Puglia, Sicilia; Telecom Italia operatore incumbent dominante in tutti i segmenti della catena del valore oltre che proprietario dell’unica infrastruttura di accesso in rame necessaria a tutti gli operatori per offrire i propri servizi è un’anomalia in quanto, a differenza di altri paesi europei, non esistono sufficienti infrastrutture alternative, ad eccezione di Fastweb, che potrebbero consentire una competizione più efficace nella fornitura dei servizi ai clienti; vista l'impossibilità del mercato italiano di remunerare gli investimenti necessari per la realizzazione di più reti a banda ultralarga, la via sostenibile per la realizzazione di una rete a banda larga ultraveloce, dunque, è l’identificazione di una NetCo, come indicato nel MoU firmato dagli operatori con il Ministero dello Sviluppo Economico nel novembre 2010, per la realizzazione di un’infrastruttura passiva, neutrale, aperta ed economica, che porti la rete in fibra al 50 per cento della popolazione italiana; è urgente e necessario prevedere un piano di migrazione completa dall'attuale rete in rame al fine di garantire una sostenibilità del progetto ed evitare l’aumento dei prezzi ai clienti finali; le regole sui servizi di accesso delle reti di nuova generazione, che l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni doveva definire sono state un’occasione persa per creare le condizioni di sviluppo del mercato italiano della fibra ottica; è necessario realizzare una rete aperta, senza sovrapposizioni, che preveda una suddivisione dei costi tra gli operatori. La presenza di un altro operatore in alcune aree non renderebbe il mercato concorrenziale, ma porterebbe ad uno sviluppo a diverse velocità della rete NGN con un aggravio di prezzi per i consumatori; la rete è un patrimonio che va manutenuto ed implementato e l’organizzazione dei lavori non può prescindere dal coinvolgimento sistematico e strutturato degli stakeholder per garantire l’apporto delle intelligenze operative multidisciplinari necessarie e garantire il volume degli investimenti necessari a migliorare il servizio e la qualità dei contenuti; le tecnologie digitali non sono solo un importante mezzo di comunicazione interpersonale sul quale focalizzarsi per evidenziare gli usi distorti che ne possono conseguire. Sono anche una grande occasione, estesa ad ogni settore dell’economia e della società, per favorire profonde trasformazioni mediante la digitalizzazione; è compito precipuo dei media, in particolare del servizio pubblico, impegnarsi in una equilibrata opera divulgativa nei confronti delle tecnologie digitali, orientando aziende e cittadini verso un loro corretto utilizzo. Solo attraverso una corretta informazione potremo beneficiare al massimo delle grandi possibilità offerte dal mutare del contesto tecnologico; la recente gara 4G per il mercato delle telecomunicazioni ha generato un incasso superiore alle più rosee aspettative garantendo un'entrata di circa 4 miliardi di euro il Parlamento ha impegnato il Governo ad annullare il bando di gara per l'assegnazione di diritto d'uso di frequenze in banda televisiva ed il conseguente disciplinare di gara che finirebbero per implementare a titolo gratuito la già rilevante detenzione di frequenze dei soggetti già operanti e, conseguentemente, ad annullare il beauty contest, consentendo, fermo restando che nessun soggetto a regime possa detenere più di 5 multiplex complessivamente, la conversione in DVB-T degli attuali autorizzati che operano in tecnica DVB-H procedendo ad un beauty contest DVB-H o T2 per la sesta frequenza oggetto dell'attuale gara a cui non potranno partecipare coloro che avranno optato per la precedente conversione mentre le ulteriori 5 frequenze saranno successivamente oggetto di asta a titolo oneroso; considerata l'imprescindibile necessità di broadband e l'impetuosa crescita del mercato di riferimento la nuova asta per le telecomunicazioni da realizzarsi nel prossimo biennio oltre a riscuotere un rilevante interesse tra gli operatori delle telecomunicazioni dovrà essere orientato alla neutralità tecnologica così come previsto dalla direttiva europea; impegna il Governo: ad attuare un piano di infrastrutture tecnologiche per massimizzare l’inclusione, restare allineati alle principali economie ed assicurare la continuità operativa dei servizi essenziali; a perseguire l'obiettivo della creazione di un'infrastruttura di telecomunicazione capace di fronteggiare le sfide dell'innovazione idonea a permettere la scalabilità della banda, vale a dire a supportare gli ulteriori sviluppi della banda, in modo da far fronte, nel medio e lungo periodo, alle crescenti esigenze di nuovi e più evoluti servizi nel settore dell'informatica e delle telecomunicazioni; a prevedere interventi per opere di modernizzazione delle infrastrutture di telecomunicazione strategiche per la crescita economica, civile e culturale con la realizzazione di reti in fibra ottica caratterizzate da un'elevata modularità che possano essere efficacemente strutturate negli anni in funzione anche di significativi cambiamenti della pianificazione, delle esigenze e della effettiva disponibilità delle risorse; a svolgere il ruolo di alfabetizzazione digitale per far conoscere e sperimentare a cittadini, imprenditori, funzionari e classe dirigente i vantaggi della digitalizzazione; ad adottare le norme giuridiche e regolamentari riguardanti la cittadinanza digitale nonché in materia di transazioni tra privati e con la PA, con una rilettura delle filiere in termini di ri-organizzazione di rapporti tra le imprese e tra queste e i fornitori di servizi di supporto a ritenere prioritaria, in relazione al complesso di interventi volti a sostenere il rilancio dell'economia del Paese, la finalità di assicurare, attraverso il piano di sviluppo delle nuove reti, un'alta capacità di trasmissione ai distretti industriali che ancora scontano un forte divario di connettività; a promuovere la realizzazione di un'unica rete a banda larga, aperta, efficiente, neutrale, economica e già pronta per evoluzioni future, garantendo il rispetto delle regole di libero mercato e concorrenza; a promuovere ed incentivare una tempestiva migrazione dalla rete in rame a quella in fibra ottica alla cui realizzazione dovranno partecipare e contribuire tutti gli operatori; a dotare con urgenza l'Italia di un'organica Agenda Digitale che preveda interventi nell'ambito delle infrastrutture tecnologiche, dei servizi finali che infrastrutturali, includendo i necessari standard per l’e-business e per i beni digitali (o “neobeni puri”, secondo la definizione del CNEL) e di una più organica regolamentazione; a prevedere la neutralità tecnologica per tutti gli operatori di rete, anche quelli televisivi, al fine di ottimizzare l’utilizzo dello spettro elettromagnetico oltre che renderlo remunerativo per lo Stato. Caparini
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