Carissimo Marco, e partecipanti alla lista moq,

Rispondero' in modo piu' dettagliato, qui (!) anticipo solo alcune cosette
che mi soono, come si dice, saltate agli occhi.

> Carissimo Adriano,
> > la vostra lista mi incuriosice ed al tempo stesso mi preoccupa.
> Sarei curioso di sapere in cosa ti preoccupa. Che siano i Talebani di
> Spherik?
Nessuna preoccupazione filosifca o ideologica: semplicemente mi
impensierisce l'ulteriore frustrazione che mi procurera' il non poter
dedicare il tempo che meriterebbe la vostra lista. (Sono un piccolo
imprenditore, e sono anche il presidente -- leggi: quello che fa tutto il
lavoro editoriale -- della rivista web Tecnologie di Frontiera
http://www.tdf.it , che tra l'altro invito tutti voi a visitare ed a
spenderci se volete un po' del vostro tempo, anche postando nei nostri
forum). A parte le facezie, mi pare che fra moq e neo-umanesimo possa
esserci molto da condividere. Come sempre l'apertura di un'interfaccia e'
fonte sia di fecondita' che di overcommittment. Ma non fasciamoci la testa
prima di romperla.

[SKIPPO PERCHE' RISPONDO IN SEGUITO]

> Galileo di passi avanti, per fortuna, se ne siano fatti. Ma, dimmi,
> credi che questo intelletto, a mio avviso ancora focalizzato sul
> sociale, abbia fatto fare passi avanti nella direzione della soluzione
> dei problemi individuali dell'uomo, quali il diritto alla bellezza, alla
> libertà ed alla felicità? (chiedo troppo?)
Osservo per ora, che non c'e' bellezza senza un intelletto (vita
intelligente) in grado di apprezzarla, cosi' per la liberta' e per la
felicita'. Possiamo ovviamente discutere finche' vuoi sulle proprieta' e
strumenti dell'intelligenza, visto che tutte le correnti ideologiche tendono
sempre ad amputarne qualcuno.

[SKIPPO PERCHE' RISPONDO IN SEGUITO]
> Comunque sia, mi sembrerebbe abbastanza ardito sostenere che dobbiamo
> mangiarci quel che c'è nel guscio prima che imapariamo a volare, no?
Esatto: occorre imparare a volare prima di esaurire cio' che c'e' nel
guscio.
E -- al di la' di piccoli disaccordi sull'analisi -- mi pare che si concordi
nell'affermare che non ce piu' molto.
Ora, tutti sostengono che il volatile in questione (metafora del genere
umano) deve arrestare la sua crescita e farsi durare quel poco (sviluppo
sostenibile). I neo-umanisti ed umanisti atronautici sostengono invece che
bisogna continuare la crescita cercando il sostentamento anche altrove in
una nicchia ecologica piu' grande: da qui la necessita' di aprire il modello
filosifco del mondo chiuso di cui siamo tutti succubi, al momento.
Una domanda ai moqisti: avete avvertito, per vostro conto, grazie alla
vostra propria elaborazione, la pressione delle sbarre della gabbia
ideologica che racchiude l'umanita'? Per me (e quei pochi che con me si
arrabattano a mettere insieme i pezzi di una nuova corrente filosofica)
sarebbe un'importante conferma, vorrebbe dire che anche altri, per vie
diverse, avvertono cose simili.


> E poi. Quale miglioramento apporterebbe allo stato dell'umanità la
> possibilità di vivere anche fuori dal nostro pianeta? Ci sarebbe piuù
> felicità? Avremmo migliori artisti? OK, fatti non fummo per viver come
> bruti etc etc etc... , ma qualcuno dovrà pur rimanere. A questi che
> diciamo?
Piu' che felicita', si tratta di salvare la pelle della specie. Evitare una
molto maggiore infelicita'. Hai provato ad immaginare scenari in cui
l'economia non puo' piu' crescere, il vettore demografico si inverte,
nessuno crea nuove imprese perche' tutti i mercati sono in calo? Burocrazie
ed autoritarismi di tutti i tipi si arrogano il diritto di gestire
"imparzialmente" le poche risorse rimaste nel guscio? Vedi molte
possibilita' di felicita' in tale scenario?
La maggior felicita', a mio avviso, puo' venire solo in un contesto di
economia e risorse crescenti, in cui la competizione sia temperata
dall'etica, e si discosti sempre piu' dalla legge della giungla. Solo se la
torta riprende a crescere ce ne puo' essere per tutti (e sono quindi
possibili nuove utopie).

>
> Nel tuo secondo messaggio affermi:
>
> > L'utilita' e' per me sempre un requisito riferito all'unica etica
> condivisibile: quella della continuazione ed evoluzione della vita
> intelligente nel cosmo (vs. ad esempio supposte etiche naturiste, che
> privilegiano componenti non umani della natura).
>
> Sul tema dell'utilità come Qualità ho qualche perplessità. Non che non
> ci sia del vero. Una delle due anime della MOQ è il pragmatismo, e
> dunque ben venga l'utilità. Ma se poi a me piace fare cose "inutili"? La
> tua utilità mi fa paura perchè è una utilità tecnologica e sociale, che
> non ha molta considerazione per il gusto individuale per le cose. C'è
> spazio per un concerto jazz nella tua utilità? Per un museo? Per una
> nuotata in mare? Non vorrei che per estendere la vita intelligente nel
> cosmo si sacrificasse il gusto per la vita QUI, ORA. La realtà dinamica,
> è in primo luogo, un flusso continuo, indifferenziato ed estetico.
Hey! (come direbbe Luttazzi) guarda che stai parlando con un jazzista
dilettante!
Come puoi anche solo ipotizzare che il jazz sia inutile? Non conosco niente
altro che apra la mente, favorisca la comunicazione non verbale ed
intuitiva, sviluppi il senso del dire al propria e lasciare spazio agli
altri, e potrei continuare ancora per un bel po', ma ho pieta' dei non
jazzisti, e mi fermo. Puoi dire che e' gettizzato: nessua radio e nessuna tv
osa trasmetterne piu' che qualche assaggio (forse temono che la gente poi lo
gradirebbe e non comprerebbe piu' la m... commerciale che fuoriesce
ovunque). E guardacaso parli anche con uno che adora il mare (non mi
dispiace neppure camminare nei boschi).
So che nello spazio, per i primi coloni, il pericolo piu' grande sara'
psicologico: la nostalgia del mare, delle stagioni, dei boschi...
So anche che dicendo utilita' ho evocato lo spettro dell'utilitarismo, ed
altre similari correnti filosifche, ma non era intenzionale. Parlavo di
utilita' per la specie umana, in quanto specie senziente. Il grande problema
attuale e' che ancora non si rende conto di come il suo sviluppo sia
minacciato: finita questa, ragazzi, non ci sono altre specie intelligenti.
Magari la natura (o la spinta alla qualita' insita nelle cellule?) fara'
altri tentativi, con specie piu' piccole, che possano raggiungere il numero
necessario a balzare verso le stelle senza uccidersi e senza spaventarsi
(topi, insetti,...), ma io _sono_un_umano_, e non lascerei perdere (cosi'
come sembrano fare gli ecologisti), per eccesso di senso di colpa.

> Tu affermi che il privilegio di componenti non umani della natura è una
> etica sbagliata. Immagino tu ti riferisca anche alla difesa
> dell'ambiente e a queste belle cose. E se a me piace passeggiare nei
> boschi? Come puoi dire a quel punto che un bosco è una componente non
> umana della natura?
Non intrinsecamente umana. Dico che il bosco (ed il mare) e' un bene che
farei di tutto per non perdere. Fra il tutto che farei e' compreso andare a
gravare anche su altri ambienti, in modo da poter continuare il mio sviluppo
ed alleggerire un po' il peso per la mamma (Lady Earth).

> Grazie per l'interessante messaggio; spero proprio che ti trovi il tempo
> per rispondermi.
>
> Grazie per l'attenzione
>
> Marco

Grazie a te per la tua risposta puntale
Aim High!
Adriano





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