moQUIsti,

dopo un paio di settimane di "fermo" provo a ravvivare la discussione,
ripartendo dal punto in cui ci siamo fermati. A proposito dei quattro livelli,
sono andato a recuperare un saggio di Magnus Berg (uno dei fondatori di
MOQ.org), che ho nel frattempo tradotto e pubblicato sul sito (se trovate
qualche "baco" non esitate a segnalarlo!)

www.moq.org/italia/forum/magnus_it.html

Si intitola "Un Classico sulla strada della Metafisica della Qualit�" ed �,
credo, uno dei tentativi pi� originali di analisi approfondita dei quattro
livelli di qualit� statica.

Ad una prima lettura sembra che Berg si sia complicato la vita, soprattutto con
la sua definizione "estesa" di societ� (che arriva a comprendere qualunque
struttura fatta di pi� parti, e, dunque, anche la tastiera su cui sto
scrivendo); ma alla fine il discorso regge abbastanza, e suggerisce alcuni
spunti validi anche in una lettura pi� "tradizionale" di Pirsig.

Un primo spunto � il ragionamento che Berg fa sull'intelligenza artificiale. A
che livello apparterrebbe? Ho sempre pensato che andrebbe catalogata
genericamente assieme alla tecnologia, perci� ad un uso dell'intelletto a scopi
"sociali" (e gi� qui non tutti sono d'accordo). Berg invece propone, attraverso
l'idea del "percorso evolutivo", una "catalogazione" decisamente intrigante:
livello intellettuale di una specie di universo tutto suo. Mi piacerebbe sentire
in proposito qualcuno (se ce ne sono in ascolto) che si occupa di
intelligenza artificiale.....


Un secondo spunto, decisamente interessante, e del tutto aderente agli argomenti
che abbiamo trattato il mese scorso, � il ragionamento sul linguaggio come base
di qualunque configurazione sociale. Andrea, in un suo messaggio di qualche
tempo fa, aveva suggerito invece che il linguaggio potesse essere la base
(sociale) delle configurazioni intellettuali, e mi piacerebbe ripartire proprio
da QUI.

Infatti, fino a pochissimo tempo fa avrei detto la stessa cosa, ma qualche
giorno fa mi sono imbattuto in un brano di Lila alla fine del capitolo 30, nel
quale Pirsig suggerisce:

�Gli uomini delle caverne vengono dipinti come creature pelose e stolide,
immerse in una specie di torpore, ma gli studi antropologici sulle trib�
primitive oggi esistenti indicano che gli uomini dell'et� della pietra erano in
ogni istante della giornata governati da riti. C'� un rito per lavarsi, per
costruire una casa, per la caccia, per mangiare e cos� via, al punto che la
distinzione fra rito e sapere diventa incerta. Nelle culture prive di libri, i
riti sono una sorta di biblioteca pubblica per preservare e trasmettere ai
giovani i valori e le conoscenze della collettivit�. �

�Il rito poteva essere l'anello di congiunzione tra il livello evolutivo sociale
ed il livello intellettuale. Non � difficile immaginare come i canti e le danze
rituali venissero associati a racconti cosmologici, a miti, da cui poi nacquero
le religioni primitive. E come dalle religioni fossero state tratte le prime
verit� intellettuali. �

Dunque il rito, e non il linguaggio, sarebbe il "DNA" dell'intelletto? Potrebbe
quadrare. Associato al rito potrtebbe infatti esserci la divisione del lavoro, e
di qui la presa di coscienza del "s�" come "soggetto".  Ne scaturirebbe quindi
sia la prima scintilla della metafisica soggetto/oggetto che l'idea
dell'individuo come essere autonomo rispetto alla societ�.

Non ne sono ancora convinto, ma mi piacerebbe approfondire. Qualcuno ha commenti
in proposito? Andrea? Tony?


intanto, saluti a tutti
Marco





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