Andrea,
prima di proseguire su rito e linguaggio, alcuni commenti sul tuo messaggio,
preceduti da una lunga premessa
Non vedo sovrapposizioni o incompatibilit� fra razionalit� e rito. La
razionalit� � uno strumento intellettuale. Serve a fabbricare conoscenze, a
creare e soprattutto a perfezionare concetti. Il rito � uno strumento sociale.
Serve a creare, mantenere e perfezionare usanze. Anche il linguaggio � uno
strumento sociale, e serve a comunicare (letteralmente: diventare come uno
solo). Dal punto di vista dell'intelletto, il rito � anche un "contenitore di
conoscenza", come d'altra parte il linguaggio.
Il rito non ha perso la sua funzione nel mondo moderno. Cosa � una procedura in
un sistema qualit� aziendale? Un insieme di istruzioni da ripetere, per quanto
possibile, in modo ripetitivo. In moltissimi casi un neoassunto viene istruito
ancora dicendo "guarda come faccio io", e non soltanto dicendo, "leggi la
procedura"... anche nel mondo della new economy.... o no?
Ma sul rito ci torno pi� avanti; come ho detto, rito e razionalit�
non sono due cose alternative. Una volta visto "come si fa", � meglio ragionare
su quel che si fa e non eseguire bovinamente le istruzioni. Questo, credo, era
valido anche ai tempi dei cavernicoli, quando la societ�-trib� era l'unica cosa
che contava per la sopravvivenza della specie biologica; solo che, oggi che
l'individuo ha raggiunto la sua indipendenza rispetto al livello sociale, si
presume che la sua capacit� di connettere sia pi� importante rispetto ad allora.
Quanto all'irrazionale, sai bene che io sono un povero occidentale, e ho bisogno
di vederci chiaro. Laciami usare il rasoio che mi ha prestato Occam :-) Si dice
che ci sono cose razionali e cose irrazionali... ma questa ultima parola � un
po' ingannevole. Un po' come "freddo". Sappiamo bene che il freddo non esiste in
quanto tale; esiste il calore ed � freddo ci� che � "poco caldo". Analogamente,
"irrazionale" mi sembra che indichi qualcosa di "poco razionale", dipende quindi
anche dal punto di vista di chi emette la sentenza.
Andiamo avanti allora solo con un termine: razionale. Cosa significa dire che
una cosa � razionale, rispetto al mio punto di vista? Qual � il "campo di
applicazione" della razionalit�? Cos� come esistono cose per cui il caldo non
ha senso, se non metaforicamente (un'idea non ha calore), altrettanto, poich� la
razionalit� � un metodo dell'intelletto, cose "razionali" esistono all'interno
della sfera intellettuale, tanto quanto il calore esiste solo a livello
inorganico. Come non si misura la temperatura di un'idea, altrettanto la
razionalit� ha senso all'interno del suo livello. Il comportamento della
materia, o di un essere vivente, o di una nazione non � *di per s�* razionale.
E' l'intelletto che prova a costruire una intelaiatura di razionalit� intorno a
ci� che percepisce; se ci riesce, diciamo che le cose hanno un senso.
Infine, ci sono cose che sono *oltre* il limite della razionalit�. La MOQ
afferma che alla Qualit� Dinamica, ad esempio, non � applicabile lo strumento
razionalit�. Per cui, mentre siamo in grado di applicare la razionalit� alla
conoscenza dei livelli sottostanti, l'intelletto � *cieco* nei confronti della
Qualit� Dinamica. Tanto quanto la gravitazione non agisce sui
concetti; indipendentemente dai concetti che creiamo per razionalizzarla.
Una volta chiarito che la razionalit� ha un suo limitato campo di applicazione,
la vera domanda � se la razionalit� coincida o meno con il livello
intellettuale, o se invece esistano anche altri metodi di investigazione della
realt�.
E qui finisce la premessa ed inizia il dialogo....
> fra le cose che ho sempre considerato appartenenti al livello
> intellettuale c'e' la razionalita'.
OK
> la razionalita' (p.es. scientifica)
> dovrebbe essere *il* rituale fondamentale del mondo
> moderno. C'e' qui un'apparente contrasto in quanto si
> puo' essere tentati di associare il rituale all'irrazionale.
Utilizzare il rito come strumento di comunicazione sembra *meno razionale*
rispetto all'uso del telefono. Per� ti ho mostrato che ancora oggi, in certe
situazioni, se ne usa una versione moderna.
A parte questo, non credo che la razionalit� sia il rito della scienza. Il
metodo scientifico per� s�. Tarare gli strumenti, rendere l'esperimento
riproducibile sono alcuni dei capisalsdi della scienza. E mi sembrano attivit�
molto rituali.
> religione/rituale come meccanismo di previsione
> e controllo del mondo fisico. Mi sembra indiscutibile che
> il rituale del mondo antico servisse principalmente a
> questo scopo, ora conquistato dalla scienza.
> Il livello intellettuale potrebbe in questo senso corrispondere
> per l'appunto a quello che io principalmente intendo quando
> ne parlo, ovvero a "sistemi di credenze" circa la realta' (fisica
> ovvero oggettiva), il suo comportamento, e le tecniche per
> controllarlo. Questo mi sembra il tratto comune che congiunge
> il rituale antico con la scienza moderna.
Non credo comunque che il rito fosse strumento intellettuale di costruzione di
quei sistemi di credenze di cui parli. Nel momento in cui si costruisce un
sistema di credenze, siamo gi� a livello intellettuale (Magnus Berg, nel suo
saggio, parla di intelletto come creatore di universi ), ed il rito non basta.
Come, del resto, non basta il linguaggio.
> Si puo' notare che anche il rituale "moderno" di molte
> discipline orientali ha comunque sempre uno *scopo*
> pratico, ovvero si prefigge dei risultati che, pur non
> essendo forse classificabili come "fisici" nel senso
> scientifico del termine, possiamo comunque definire,
> in senso lato, "osservabili" o comunque "esperibili".
Come ben sai, ne so poco di oriente. Per� direi che il rito ha come *effetto
collaterale* l'acquisizione di autocoscienza. La mia ipotesi � che l'idea di s�,
di io, di soggetto, sia sorta isolandosi dal contesto sociale per svolgere una
particolare funzione. La cerimonia del t�, o del tiro con l'arco; la
manutenzione della propria motocicletta: l'aspetto pratico � una scusa; il vero
risultato � conoscersi per conoscere. La manutenzione della motocicletta � la
manutenzione del "SELF"; soggetto ed oggetto scompaiono....
> Questo permette di distinguere il livello intellettuale da altri aspetti
> della "mentalita'" umana, alcuni dei quali credo siano stati di quando
> in quando proposti come "livelli" con dignita' propria: emozioni
> e spiritualita' per esempio.
Andiamoci piano. Nella MOQ un livello � cosa complicata, e non ne creerei "alla
bisogna". Ovvero, la MOQ funziona solo se si mantiene un rapporto gerarchico e
discontinuo fra i livelli. Si potrebbe anche formulare un numero di livelli
diverso, ma devono restare in piedi questi punti basilari. Altrimenti "salta"
tutto l'impianto.
Emozioni e spiritualit�?
Per quanto riguarda le emozioni sono pronto a giurare che gi� a livello
biologico, per lo meno nei mammiferi superiori, ci sono emozioni. Quando la
mia gatta fa le fusa non ho nulla in contrario alla affermazione che � felice.
Direi che i mammiferi sono anche in grado di pensare, e addirittura prevedere;
certamente in modo molto semplice. L'unica cosa che (credo) non sappiano fare �
*sapere di pensare*, e questo � il punto.
A livello sociale, pensare ed emozionarsi viene ritenuto spesso superfluo, o
pericoloso. Tanta attivit� della societ� riguarda il "tenere a bada" le nostre
emozioni, anche se in privato ci piacciono da impazzire. Ti sfido a urlare TI
AMO! alle sei di sera in centro quando tutta la citt� fa shopping....
imbarazzante! E ci chiede anche di utilizzare il pensiero per il "bene comune".
Capito perch� � sbagliato far coincidere il livello intellettuale con il
pensiero? Il livello intellettuale, come detto, nasce con l'idea di s�. Con il
"saper di pensare". Di qui nasce, finalmente, la razionalit�, che non esiste nel
"pensiero biologico". E' dal saper di pensare che si sviluppano il "conosci te
stesso", il "cogito ergo sum" e la dichiarazione dei diritti dell'uomo.
E le emozioni? Dove le abbiamo lasciate nel frattempo? La societ� continua a
chiederci di tenerle a bada, ma l'individuo *odia* la societ� e pretende il
diritto di dar loro libero sfogo. Di qui tanta *degenerazione* sociale. Ma non
tutto � degenerazione. Esiste una attivit� un po' strana; che � sempre restata
un po' ai margini in tutto questo tempo. Un orpello per dare lustro, di volta in
volta, a qualche famiglia, citt� o impero; e che non appena il livello sociale
ha lasciato un po' di libert� all'individuo, � letteralmente esplosa in un
groviglio di nuovi stili, nuove espressioni e nuove tecniche. L'arte. E cosa fa
l'arte se non interpretare la realt� regalando emozioni? E non � l'aRTe,
innanzi tutto, un RiTo? L'arte � tanto intellettuale quanto la razionalit�.
Entrambe nascono dal rito. Entrambe esplorano ambiti della realt�. L'una produce
conoscenza razionale; l'altra produce conoscenza emozionale. Sono complementari,
e secondo me, fanno parte entrambe del livello intellettuale. Con la scienza si
esplorano benissimo alcuni aspetti della realt�. Ma la scienza � un disastro
nell'esplorare le emozioni. D'altra parte, con l'arte e basta non si va sulla
luna.....
La spiritualit� � invece un aspetto puramente umano. Potrebbe essere anch'essa
un altro aspetto del livello intellettuale. Potrebbe essere il tentativo di
misurarsi con l'Inconoscibile, con la Q.D.... il fatto che anch'essa abbia forti
connessioni con il rito, rinforza in me l'idea che dal rito si siano sviluppate
le (a questo punto 3) forme intellettuali fondamentali: Razionalit� (conoscenza
oggettiva), Arte (conoscenza emozionale), Spiritualit� (conoscenza ...
mistica? ) - A proposito. RiTo.... RaTio; aRTe; spiRiTo... chiss�?
> - una persona che ritiene che un certo comportamento, condannato dalla
> societa' in cui vive, sia in realta' utile, si trova in un conflitto
intellettuale
> vs sociale. Credo che il Brujo sia un esempio in questo senso.
Il mutante. Potrebbe aver raggiunto la sua convinzione in tutti e tre i modi. Un
innovatore che abbia fede in ci� che fa; sapienza artistica di far le cose per
bene e generare emozioni nei suoi simili; razionalit� per trasformare tutto ci�
in solidi schemi statici.... lo chiameremmo Santo? Buddha? .... o l'Unto del
Signore !? :-)
> - una persona che "sente" il dovere morale/spirituale di comportarsi
> in un modo dannoso da ogni punto di vista oggettivo, p.es. la
> persona che si sacrifica per coerenza con un ideale di amore o
> fede, pur sapendo che non ne risultera' nulla di
> buono se non la "pace" con la sua coscienza... questa persona
> sembra trovarsi in un conflitto spirituale vs intellettuale
> (e vs sociale, biologico, ...)
Esistono conflitti anche all'interno di un livello, non dimentichiamolo. Una
guerra fra due nazioni � di norma un conflitto all'interno dello stesso livello.
Se c'� un conflitto fra spiritualit� e razionalit�, significa che la persona non
ha trovato il giusto equilibrio fra le sue proprie "anime".... Direi che il
lato spirituale � quello che guarda verso l'alto, verso l'Inconoscibile; per cui
� pi� dinamico e pi� rischioso. Il lato razionale ed oggettivo � pi�
conservativo. Il lato artistico � quello di mezzo; fai le cose fatte bene, e la
freccia si scoccher� da sola, nel suo momento (riferimento ovvio allo Zen e il
Tiro con l'Arco).
> E' possibile dunque equiparare l'intellettualita' con la
> comprensione/controllo del mondo fisico, e quindi sottrarre
> alla sfera intellettuale cose come emozioni o morale nel
> senso p.es. religioso.
Come ho detto, mi sembra pi� sensato dire che la conoscenza non ha un'unica via.
La scienza sa come si fa un ponte; l'arte li costruisce; lo spirito ce li fa
attraversare... perch� gi� immagina cosa c'� di l�.
> Si noti che mentre p.es. i positivisti, cercavano,
> a mio parere invano, di riconciliare tutta la morale con
> l'intellettuale (detto in modo spicciolo e superficiale: la morale
> e' l'utile dei piu', o qualcosa del genere), *non* e' necessario
> leggere Pirsig in quest'ottica: dalla MOQ non risulta
> affatto l'idea che di morale si possa giudicare intellettualmente;
> al massimo, che si possa giudicare intellettualmente della
> morale dei livelli "inferiori" all'intelletto stesso
> (p.es. biologico e inorganico).
Direi che � la morale che giudica l'intelletto. Il bene dei pi� � un valore
sociale. Il bene dell'individuo � un valore intellettuale. Quale debba
prevalere, ed in quali occasioni, � la storia a deciderlo.
>
> Non so... purtroppo come ho detto ho molto da fare, spero ci sia
> qualche spunto utile.
C'era, eccome!
Vista la lunghezza di questo messaggio, tornerei sul confronto fra rito e
linguaggio in un prossimo messaggio.
Grazie a tutti per l'attenzione
Ad Meliora
Marco
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