Vorrei esprimere il mio parere su cosa sia il Nichilismo, e perch� lo io lo
consideri un aspetto fondamentale della vita e con cui occorre
inevitabilmente fare i conti, per affrontarlo, nello sviluppo di una
filosofia dell'esistenza.
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Stiamo vivendo un momento meraviglioso e terribile. Mai come ora, dalla
scienza arrivano soluzioni sempre pi� adatte a soddisfare i bisogni dell�
uomo, gli annunci di nuove scoperte si susseguono con un�accelerazione che
sembra inarrestabile.

D�altro canto non sembra che questa situazione renda felici gli uomini. Sta
anzi aumentando l�ansia di non poter godere abbastanza, di non poter vivere
sufficientemente, soprattutto ora che chiss� quali meraviglie arriveranno
dall�immediato futuro.

Se dovessi morire prima? Se scoprissero l�eterna giovinezza, ma per me
troppo tardi?

Pi� la nostra vita � agiata e pi� il Nulla bussa insistentemente alla nostra
porta.

I risultati sempre pi� appariscenti della Tecnica hanno indotto l�umanit� a
valutarla eccessivamente, ritenendola capace di dare soluzione a tutti i
problemi umani (morte compresa).
Ma il domino della Tecnica non � totale, non lo sono neppure i suoi
obiettivi. Questi mirano sostanzialmente al bene materiale dell�uomo, bene
che, se non utilizzato per un miglioramento interiore, si svuota in fretta
della sua positivit� e lascia l�uomo insoddisfatto.

L�angoscia del vivere dipende sostanzialmente dal divenire del mondo che ci
circonda.
Dalla nascita dell�uomo cosciente di s�, cos� ben descritta nella Bibbia con
Adamo che mangi� il frutto proibito, il divenire � ormai il nostro tormento.
Questa presa di coscienza, � stato un evento epocale che ha condotto l�uomo
a rendersi conto del bene e del male e, della vita e della morte.

Questo nuovo modo di intendere il divenire, che la tradizione attribuisce ai
greci antichi, considera la vita come un nascere dal nulla e quindi un
ritornarvi. A mio parere, sono stati probabilmente s�, i greci, a definire e
splicitamente questo modo di percepire l�esistenza, ma questo sentire era
gi� presente dal primo momento in cui l�uomo prese coscienza di s� e del
mondo in cui viveva.

Magari, con il suo evolversi, questa visione razionale del mondo � andata
aumentando d�intensit� e, con Parmenide, ha avuto il suo ultimo anelito di
rifiuto . Con l�affermazione �l�essere �, il non essere non � questo grande
filosofo voleva proprio riaffermare questa verit� ormai offuscata: ci� che
esiste � sempre esistito e sempre esister�.
Questa grande verit� era per� ormai messa a dura prova dalle interpretazioni
razionali dell�uomo, tutto quanto lo circondava appariva infatti, alla sua
mente razionale in rapido sviluppo, contrario a questa affermazione di
principio.
La razionalit� si stava imponendo in tutti i pensieri dell�uomo, e la sua
logica non faceva che constatare insistentemente come il mondo apparisse
essere la continua nascita e morte di ogni cosa.

Constatazione in s� paradossale, che fa a pugni con una delle nostre
intuizioni fondamentali: Come pu� l�essere venire dal nulla? Come pu� l�
essere diventare nulla?

La razionalit�, ovvero la facolt� dell�uomo d�interpretare logicamente i
fenomeni del mondo, cos� utile a noi per tutto il progresso che ha permesso,
ha imposto anche una  visione nichilista della vita. Modo di vedere che �
andato sempre pi� imponendosi, sino a dominare a tutt�oggi il mondo intero.

Gli eventi della vita quotidiana vengono da noi interpretati come l�apparire
di cose che prima non erano e lo scomparire di cose che non saranno pi�.
E� vero che siamo per lo pi� convinti che questo apparire e scomparire siano
il frutto di una continua trasformazione. Ma questa trasformazione, consiste
nella distruzione di cose che non saranno pi� e nella creazione di cose che
prima non erano.

Anche se possiamo immaginare che il substrato, la sostanza di base (che poi
non � mai tanto ben definita) possa permanere comunque (nulla si crea, nulla
si distrugge), interpretiamo il divenire del mondo come la continua nascita
e morte di ogni cosa (dal seme nasce un albero che prima non era, quando
verr� tagliato e la sua legna bruciata, esso non esister� pi�).

Attraverso la nostra azione, noi partecipiamo alla costruzione ed alla
distruzione delle cose, e diamo cos� sfogo alla nostra volont� di potenza.
Con i mezzi ora a nostra disposizione, e che continuamente si accrescono, il
dominio del mondo ci appare sempre pi� fattibile. Qualsiasi impresa che ora
pu� anche risultare irrealizzabile, in futuro probabilmente potr� essere
compiuta, � solo questione di tempo.

Nonostante questa esaltante sensazione di potenza smisurata, permane in noi
la fastidiosa impressione, nascosta ma ineludibile, che quello che
costruiamo siano solo dei castelli di sabbia. Prima o poi arriver� l�onda
che li spazzer� via.

Il nostro agire sempre pi� efficace, le nuove invenzioni e scoperte ci
entusiasmano per il benessere ed i vantaggi che se ne potranno trarre. Ma
questa esultanza � di breve durata quando ritorniamo a pensare a noi stessi
ed al nostro destino. Quando costatiamo nuovamente quanto la realt� del
mondo sia precaria. Ed � proprio il nostro agire sul mondo che ne dimostra
oltremodo la sua precariet�.

Con la tecnica siamo in grado non solo di sviluppare nuove trasformazioni ma
pure di accelerare grandemente quelle naturali. E tutta questa capacit�,
certamente soddisfa la nostra volont� di potenza ma pure fa evidenziare
ancor pi� la caducit� di ogni cosa.

La nostra esistenza viene pertanto interpretata, sostanzialmente, come una
sosta provvisoria su di un�isola (il mondo) che emerge dal mare del nulla.
Proveniamo dal nulla e presto vi ritorneremo.

Questa interpretazione sottintende uno specifico modo di intendere la nostra
stessa realt�, il nostro mondo. Anche se difficilmente ce ne rendiamo conto,
per noi il mondo � niente, la realt� delle cose � nulla. E questo sentire,
quasi mai percepito coscientemente ma sempre sottinteso, � la congruente
conseguenza del nostro modo di vedere la realt�: una continua creazione e
successivo annichilimento di tutte cose del mondo. Questo sospetto, che la
realt� sia niente, � come un�erba maligna, che avvinghiando con le sue
radici il nostro cuore, ci limita, ci impoverisce.

Noi pensiamo di credere che il mondo in cui viviamo sia esistente, reale. Ma
in verit� in noi cova il dubbio feroce che tutto ci� che ci circonda sia
niente. Ed abbiamo questo dubbio nascosto, ma tenace, proprio perch�
interpretiamo il mondo attraverso la razionalit�, che ci fa vedere ogni cosa
separata una dall�altra, disponibile ad essere distrutta cos� come fu
possibile generarla.
Questa generazione e questa distruzione dimostrano inequivocabilmente, alla
nostra razionalit�, come le cose siano nulla: non esistevano, erano nulla,
poi vengono generate, nascono dal nulla, sopravvivono per un poco fino alla
loro inevitabile distruzione, quando infine saranno nuovamente nulla.
Ma ci� che oscilla tra essere e nulla non � quindi esso stesso nulla?

Una volta accettato questo punto di vista che la razionalit� ha imposto,
generazione dopo generazione, fornendone tutte le evidenze, sono rimasti,
nei secoli, essenzialmente solo due possibili  atteggiamenti con i quali
darci una ragione della vita:

1) Sforzarsi di credere in un ente supremo eterno e creatore del mondo, e
perci� non influenzato dall�implacabile legge del divenire.
2) Accettare stoicamente il fatto che l�esistenza � temporanea, un�occasione
unica che non si ripeter�. La vita � quindi fine a s� stessa.

L�affermazione che ancora oggi riecheggia: �l�essere �. Il non essere non �
dimostra la nostra sfiducia.
Non sono cose da dichiarare, ma solo da sentire.
Ma ormai siamo a questo punto, abbiamo permesso alla razionalit� di sondare
anche questo argomento. E, dove arriva la razionalit�, si fa il deserto se
non attingiamo vieppi� nel profondo dei nostri convincimenti, se non
affidiamo all�intuito un compito sempre pi� gravoso


Cari saluti

Roberto




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