Caro Roberto,

scusa il mio ritardo, ma il lavoro ultimamente mi ha costretto ad orari
impossibili, e, sinceramente, i weekend estivi mi spingono ad attivit� molto
meno metafisiche  (anche se concordo con Pirsig quando afferma che il miglior
modo di tradurre Dyana non � Meditazione, ma Vacanza  :-)

Ti ringrazio per le tue note sul nichilismo, molto interessanti. Se, come mi
sembra di aver capito, queste tue considerazioni sono il punto di partenza della
tua riflessione, ti metto in guardia da una probabile contestazione che potresti
ricevere: quella di aver costruito un "fantoccio" contro cui combattere, che in
realt� non esiste. La stessa contestazione che Pirsig ha ricevuto in alcuni
ambienti accademici (rispettabilissimi) a proposito della sua accusa contro la
metafisica soggetto/oggetto. Si � detto che tale metafisica non esiste, che �
una posizione che nessuno  sostiene, e che Pirsig ha voluto inventare tale
"fantoccio" per avere un bersaglio contro cui scagliarsi.

Tralascio per il momento le risposte a tale accusa alla MOQ (a meno qualcuno non
sia interessato dall'argomento) ma ho voluto metterti in guardia dal fatto che
nessuno di quei nichilisti che tu cerchi di svegliare dal torpore ammetter� di
esserlo. Dopo di che, leggiamo le statistiche di un mondo occidentale che si fa
di Tavor davanti alla TV (e magari guarda la pubblicit� di uno che beve una Bud
davanti alla TV..... )

Comunque, per quel poco a cui pu� servire il mio parere, concordo con te che la
sensazione che il nostro mondo sia effimero, costruito sulla sabbia, e,
sostanzialmente, inutile, concorre a questa "disperata saziet�" occidentale
tanto diffusa. Dopo di che, riaffermo la mia convinzione che la MOQ fornisca
ottime risposte a quel sentimento ... e a questo punto i casi sono due: o ho
ragione, oppure anch'io rientro nella categoria di quei Nichilisti che dicono di
non esserlo :-)  A te la risposta....

QUI di seguito, alcune mie considerazioni, molto a ruota libera, sulle tue note.
Spero che fornisano uno spunto per ulteriori ragionamenti...



> L�angoscia del vivere dipende sostanzialmente
> dal divenire del mondo che ci circonda.

Detta cos�, sembra che tu voglia accusare il divenire della nostra
infelicit�.... Ma chi l'ha detto che � colpa del divenire? Qualcuno ha mai
provato una vita senza divenire, tanto da poter dire che sarebbe libera
dall'angoscia? Non sarebbe enormemente pi� angosciante una vita in cui non
accadesse nulla, nemmeno la morte? Se avessi un pulsante che annullasse il
divenire, me ne guarderei bene dal premerlo.

In primo luogo, perch� la maggior parte di questo pianeta soffre per la fame e
per la mancanza dei diritti umani fondamentali, e non certo per questa angoscia
un po' opulenta ed occidentale di perdere ci� che si � (o si ha?).  E, quindi,
costoro hanno tutto il diritto di sperare in un divenire (e rapido, per Giove!)
che ne migliori le condizioni di vita.

In secondo luogo, perch� � proprio dal nostro confronto con il divenire che
derivano le gioie pi� grandi della vita. Non � proprio la consapevolezza
dell'inevitabile fine la molla che ci fa andare avanti, ci� per cui vale vivere?
L'emozione dell'avere un figlio � la consapevolezza di aver battuto la morte del
proprio essere biologico. La soddisfazione che si prova ad insegnare ad altri le
proprie conoscenze � la consapevolezza dell'aver sconfitto la propria morte
intellettuale. Io credo che l'angoscia derivi dal non saper vedere la grandiosa
bellezza del divenire. E credo inoltre che la sofferenza sia una delle molle del
progresso. Senza la sofferenza e la sacrosanta lotta contro di essa, nulla
evolverebbe. E ci� che non evolve, si estingue.


> Una volta accettato questo punto di vista che la
> razionalit� ha imposto, generazione dopo generazione,
> fornendone tutte le evidenze, sono rimasti,
> nei secoli, essenzialmente solo due possibili
> atteggiamenti con i quali darci una ragione
> della vita:

> 1) Sforzarsi di credere in un ente supremo eterno
> e creatore del mondo, e perci� non influenzato
> dall�implacabile legge del divenire.
> 2) Accettare stoicamente il fatto che l�esistenza
> � temporanea, un�occasione unica che non si
> ripeter�. La vita � quindi fine a s� stessa.

Prova la mia (molto moQUIsta) terza possibilit�:

3) Accogliere le immense bellissime possibilit� che il divenire ci offre.
Partire da ci� che sono e perfezionarlo. Lasciare in eredit� al mondo i miei
schemi biologici, sociali e, specialmente, intellettuali, arricchiti, nel
corso della mia esistenza, attraverso una incessante ricerca del
miglioramento dinamico.


> L�affermazione che ancora oggi riecheggia:
> �l�essere �. Il non essere non � dimostra
> la nostra sfiducia.

Veramente la mia interpretazione di Parmenide � diversa (forse errata, ma
non � poi necessario andare d'accordo con Parmenide). Il "Non-Essere non � "
potrebbe voler dire che il Non-Essere � una nostra illusione, una assurda
paura del buio. Io lo intendo "Non preoccuparti del non-essere; non
preoccuparti di divenire nulla, perch� ci� non pu� essere! Concentrati
invece su ci� che sei, coltivalo e fallo perdurare oltre te stesso"

Che poi Parmenide intendesse questo o no, lo lascio all'interpretazione che
ognuno pu� trovare nelle sue parole. Ma gi� in questo, dimostro, almeno io,
di non temere il non-essere, ovvero, secondo la tua stessa concezione, di
non essere nichilista. La MOQ mi ha dato poi un passo in avanti rispetto
quella posizione. Far perdurare me stesso oltre il divenire non basta. Ancor
pi� diveRTente � cavalcare l'onda del divenire, perseguendo il Meglio.

> Ma ormai siamo a questo punto, abbiamo permesso
> alla razionalit� di sondare anche questo
> argomento. E, dove arriva la razionalit�, si fa
> il deserto se non attingiamo vieppi� nel profondo
> dei nostri convincimenti, se non affidiamo
> all�intuito un compito sempre pi� gravoso

Mi piace l'idea di affidare all'intuito parte del nostro futuro. Aborro invece
l'idea di abbandonare la razionalit�. La razionalit� e l'intuito sono due ottimi
strumenti: Pirsig stesso ha pi� volte affermato che l'intuito � uno strumento
necessario anche alle attivit� pi� razionali (vedi l'esempio di Poincare' in
ZAMM).  Un corretto bilanciamento dei due mi sembra la cosa migliore. L'angoscia
dei nichilisti che tu denunci non �, a mio avviso, colpa della razionalit�.  In
quanto strumento, la razionalit� � in grado di offrire ottime soluzioni.
L'errore sta nella scelta assolutamente IRRAZIONALE (!!!) di affidarsi alla sola
razionalit�. Scelta che trovo altrettanto irrazionale quanto quella
dell'affidarsi al puro intuito.


Un saluto affettuoso,

Marco



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