Ciao Roberto,
mi spiace di sentire che abbandoni, e mi rendo conto che questo messaggio
potrebbe non arrivarti neppure. Volevo comunque rispondere alle tue questioni
circa il "dubbio" e la sua assenza o presenza nella MOQ. Evitero' di ripetere
tutti i caveat riguardo alla non esistenza di un'interpretazione univoca della
MOQ.
Anch'io mi sono scontrato, specialmente nel forum americano, con sostenitori
della "Verita' assoluta" e della sua raggiungibilita', cosa che, dato il
percorso che ho seguito io per arrivare alla MOQ, sento come assolutamente
incompatibile con la MOQ. Tuttavia e' vero, pensandoci bene, che il concetto di
verita' assoluta, tanto quello di verita' relativa, sono in effetti radicati
nella distinzione soggetto/oggetto: siamo cioe' abituati a considerare la
"verita' assoluta" come univoca, uguale per tutti, in una parola: oggettiva; e
l'opposizione a questa idea, in un contesto fondato sulla distinzione
soggetto/oggetto, si risolve nel sostenere invece l'idea di verita' soggettiva.
Non e' necessario un grande sforzo mentale per rendersi conto che nessuno di
questi due concetti dovrebbe essere presente in una metafisica che parte, o
quasi, dalla negazione della dicotomia S/O.
Com'e' che si risolve la questione dunque? Francamente non mi sento autorizzato
a esprimere un parere da "MOQista" puro; Marco e' certamente piu' adatto di me a
questo scopo, essendo la sua "fede" nella MOQ certamente piu' radicata della
mia. Nella mia visione, tuttavia, il contrasto verita' assoluta/verita' relativa
si risolve con la considerazione che la metafisica di Pirsig e' applicabile come
metafisica delle metafisiche (meta-metafisica?), e in sostanza include
l'asserzione che qualunque metafisica sia comunque "sbagliata" in qualche modo;
anzi, in un certo senso da' una spiegazione del perche'. Basta pensare a quel
"livello intellettuale". Un sistema di credenze (scientifico, metafisico,
religioso) e' catalogato dalla MOQ come un pattern di qualita' statica
intellettuale. E' cioe' qualcosa che possiamo paragonare alla traccia lasciata
sulla sabbia, in un certo momento e in un certo luogo, dal mare della Verita'
con la "V" maiuscola, che corrisponde poi alla Qualita' Dinamica. Il mare resta
infinito, privo di forma, inconoscibile nella sua interezza.
La MOQ, dunque, fa dei "sistemi di credenze", metafisiche incluse, un oggetto di
studio, e ne definisce a priori i limiti. Se credi alla MOQ, sai che qualunque
sistema di credenze tu abbracci in un certo momento e' necessariamente
sbagliato. A mio parere questo "essere sbagliato" e' strettamente legato alla
finitezza dell'esperienza umana (o dell'esperienza intellettuale in genere). Il
dubbio non e' cacciato da questa meta-metafisica, anzi viene accolto come un
dono - in un certo senso, paradossalmente, il dubbio e' sempre e comunque il
punto piu' alto di una qualunque tua metafisica, perche' e' la porta che lasci
aperta alla Qualita' Dinamica, all' "oltre".
Il dubbio che a me sorge spontaneo, come credo sia anche per altri, e'
l'applicazione "ricorsiva" della metafisica di Pirsig: l'autore sottolinea
ampiamente (in alcuni dei suoi passi piu' citati in assoluto) che, come consegue
ovviamente da quanto sopra, anche la MOQ non possa che essere sbagliata. Fra
tutto cio' e pensare che non esista nessuna verita', ovvero che tutte le verita'
siano equivalenti (nichilismo?) c'e' soltanto una sottile differenza. Infatti la
MOQ postula l'esistenza di una Qualita'/Verita' (indefinibile e percio' non
traducibile in metafisica) che essenzialmente permette di introdurre il concetto
di "migliore": ovvero date due metafisiche, una puo' essere migliore dell'altra,
ovvero di maggiore Qualita'. Sulle prime, questo potrebbe apparire come un
ritorno a un concetto modificato di verita' assoluta (oggettiva). Non e' cosi',
pero', proprio perche' abbiamo spazzato via il concetto di "oggettivo" in
partenza: ovvero, esiste un concetto di "migliore di", ma non e' oggettivo.
L'essere la metafisica A migliore di B non e' una caratteristica di A. E'
qualcosa che emerge al punto di contatto fra "me" e la "metafisica A", fra il
soggetto e oggetto: nel momento in cui io apprendo la metafisica A (leggendo un
libro, per esempio), l'esperienza che ho e' un'esperienza di valore:
"semplicemente" e inspiegabilmente percepisco una "metafisica fatta di 'buono'"
o una "metafisica fatta di 'cattivo'". Non decido intellettualmente se percepire
l'una cosa o l'altra. Certamente uso l'intelletto nell'approcciare una
metafisica, ma il motivo per cui decido di abbracciarla o no e' sempre un
indefinito e indefinibile "e' migliore per me" che e' una percezione (feeling) e
non una decisione intellettuale.
Ho fatto una digressione su questo tema dell'assolutezza/relativita' della
Verita' che spero non abbia troppo accentrato la tua attenzione su questo tema,
centrale ma essenzialmente complementare, o di supporto, a quanto sopra: la MOQ
assegna un ruolo esplciito al dubbio e, riprendendo in altra forma temi che puoi
trovare anche altrove, in effetti riserva al dubbio il posto d'onore in
qualunque sistema metafisico. C'e' qualcosa di meglio del tuo sistema di
credenze attuale, ed e' la negazione del tuo sistema di credenze attuale: ma
occorre anche trovare la negazione "giusta", quella che ribalta la tua
metafisica in un suo opposto migliore. (Il concetto di negazione in un ipotetico
sistema logico corrispondente a una metafisica di questo genere non e'
certamente quello della logica classica - di NON A non ce n'e' solo uno, e NON
NON A - due negazioni nella direzione del "meglio" - non e' A).
Spero (sic) di essere stato abbastanza confuso e inutilmente prolisso
Cari saluti,
Andrea
Roberto Vai ha scritto:
> Ciao Marco,
> ho riscontrato con piacere il grande interesse filosofico che tu, e gli
> altri che hanno partecipato al forum, avete dimostrato nei vostri
> interventi.
>
> Mi pare di percepire il vostro desiderio di verit`, e questo stato h,
> secondo me, impagabile, a prescindere dai credo o dalle strade scelte.
>
> Da quanto h emerso finora perr non mi pare che queste vostre strade siano
> simili a quella da me imboccata.
> Sono convinto, lo ripeto, che tante sono le vie verso la verit`. E che
> nessuna sia migliore delle altre.
> Ma ognuno di noi, in un suo periodo di vita o addirittura in tutta la sua
> esistenza pur affrontarne solo ad una o qualcuna di esse (quando va bene),
> mai comunque tutte insieme.
>
> La strada da me scelta h la ricerca della verit` confidando nella sua
> esistenza ma ben sapendo di non raggiungerla mai. Il dubbio quindi h il mio
> compagno, e, nel dubbio, io voglio fare quegli slanci che riesco verso la
> verit`. La verit` h la mia via.
> Diciamo che la mia scelta viene ben espressa nel libro "Sulla Verit`" di
> Karl Jaspers.
>
> Vedo qui, invece, nelle tue risposte, un credo che mi h sinceramente
> difficile da accettare. Stimo molto l'entusiasmo che vi si intravede. E
> l'entusiasmo h indispensabile, ma non basta.
>
> E' come la differenza tra il seguire il Bene o il ricercare la Verit`. Non
> vi h differenza da poco.
> Infatti ricercare la verit` vuol dire accettare la "possibilit`" che la
> verit` sia il Male. Vuol dire esporsi sull'abisso del nulla dove potrei
> precipitare ed annullarmi.
>
> Vedo invece da te provenire grandi sicurezze, su cosa sia la realt`, che non
> mi convincono.
> Ho passato anch'io un lungo periodo di grandi ideali, e non li rinnego, ma
> la verit` h oltre, sempre oltre. E, per avvicinarvicisi, bisogna accettare
> il dubbio, conviverci e soffrirlo fino allo spasimo, fino alla possibile
> morte.
>
> Questo forum h dedicato ad una particolare visione del mondo, ad una
> metafisica che vorrebbe spiegarlo.
> Ora perr, secondo me, una metafisica che oggi non volesse far proprio il
> "dubbio" e con esso convivere, non pur che risultare assolutamente
> insoddisfacente.
>
> Non sapendo quale altro contributo potrei cercare di dare, vista la
> situazione, ho pensato di evitare altri miei interventi.
>
> Grazie a tutti e cari saluti
>
> Roberto
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