Ciao tutti, mi chiamo Nicola. E' gi� qualche mese che sono iscritto a questo forum, ma ormai pensavo fosse chiuso,visto che non arriva nessun messagio. Ora che Marco si � rifatto vivo spero prorpio che il forum riprenda quota...e intato provo a dare il mio piccolo conrtibuto, provando a riallacciarmi ad una discussione che trattava un problema che mi interessa particolarmentre, il problema del rapporto tra Qualit� e nichilismo.
La mia impressione � che le intuizioni di Pirsig possano gettare una nuova luce su questo gigantesco ornitorinco, che che da secoli turba il sonno dei filosofi e in generale di tutta la nostra civilt�. E, d'altro canto, penso anche che la moq riveli potenzialit� ancora maggiori se letta da una prospettiva che sappia fare i conti col problema del nichilismo.
Quando parlo di Pirsig spesso mi capita, tanto mi affascinano le sue idee, di scadere in un modo o nell'altro nell'apologia da quattro soldi, tanto pi� in quest'occasione.....ragion per cui penso sia utile iniziare  dell'aspetto che meno mi convince della moq: l'organizzazione dei diversi livelli delle configurazioni di qualit� statica all'interno di una sequenza gerarchica di stampo evoluzionista ( preciso subito una cosa: secondo me questa impostazione ha una sua giustificazione all'interno dell'impalcatura generale,e tanto meno si trova in contraddizione con essa: solamente penso che si debba evitare l'errore di considerarla come la "spina dorsale" di tutta la moq, quando invece ne rappresenta una possibile "faccia").
Tempo fa lessi, mi pare proprio su questo sito, uno scritto in cui Pirsig raccontava della strana impressione che lascia Lila in molti che l'hanno letto: la sensazione che la cosa non fosse finita qui, che Fedro non avesse detto ancora l'ultima parola....il sospetto che ci fosse qualcosa che non quadrava perfettamente, aggiungo io. Penso che chiunque, dopo aver letto lila, si trovi ad aver a che fare con nuovi fantasmi, tanti piccoli koan che non ti lasciano in pace finch� non ne vieni a capo,con il problema che per riuscirci devi rimettere in discussione molte cose del "tuo mondo". E tutta la faccenda della gerarchia evolutiva dei "quattro livelli pi� uno" ha costituito per me un fantasma paricolarmente restio a svanire. Ci� che avvertivo rispetto all'impostazione generale della moq era una specie di dissonanza: mi sembrava che facesse rientrare dalla finestra un aspetto cardinale di quella som che cos� acutamente stava criticando, e che peraltro sembrava abbastanza trascurare: l'abitudine, cos� radicata in noi, a considerare la morale come una specie di giudizio. (ossia, relazionarsi al mondo secondo discriminazioni del tipo meglio-peggio).'E come potrebbe essere altrimenti?- verrebbe subito da controbattere- non esiste azione senza un "qualcosa" - la coscienza, la bibbia, lo stato, la scienza, le cellule del tuo corpo....- che ti indichi ad ogni bivio qual � la strada migliore da imboccare'.Giusto, se uno vive in un mondo fatto di "cose", di "soggetti" che "agiscono" su degli "oggetti" . E' ugualmente legittima questa posizione in un mondo in cui il valore non � pi� una propriet� da attribuire, ma la "materia prima della realt�", la condizone che rende possibile l'esperienza ( la relazione)?Non � forse vero che la qualit� fonda il giudizio e non vicevrersa?Ma allora � pienamente leggittimo introdurre in una moq un criterio di giudizio morale come fa fedro quando propone la sua concezione evoluzionista?
Secondo me,il giudizio come criterio di valutazione � una guida preziosa ed efficace, a patto di tenersi ben alla larga da tre ordini di problemi. Primo, ogni giudizio per sua natura presuppone una forma di distanza: il soggetto giudicante e l'oggetto giudicato devono essere "due cose diverse". Ci deve essere sempre un "chi" che giudica e un "cosa viene giudicato", ma soprattutto il soggetto, in quanto giudicante, deve rimanere per cos� dire "nell'ombra", non deve rientrare coi� nella classe delle cose che vengono giudicate.E' morale il mio dare giudizi morali?E' questa una domanda a cui nessun giudizio morale poptr� dare una risposta definitiva, un'antinomia per certi versi analoga alla domanda "lila ha qualit�?" o alla affermazione "io mento", per la quale di solito esistono soluzioni tautologiche (� meglio perche � meglio) o autocontraddittorie (il mio dare giudizi morali � immorale. Notate che la risposta 'E' morale, ma secondo una configurazione di valori diversa da quella che mi guida nel giudizio' non fa che rinviare il problema ad infinitum.).Secondo,  ogni giudizio deve presentare in qualche modo una certa forma di assolutezza(esclusivit�). Giudicare significa operare una distinzione di tipo fondamentalmen te binario: questa cosa � morale oppure immorale, non pu� essere entrambe. Il giudizio morale mi deve per forza indicare quale delle due strade � la migliore da imboccare, pena lo stallo assoluto della mia capacit� di agire.Questa esigenza sulle prime non sembra affatto problematica. Ma che succede se scopriamo ( come mi sembra suggerisca la moq ) che ogni nostra esperienza non ci porta di fronte a un bivio, ma ad una giungla pressoch� inestricabile di infinite relazioni ( si pu� tradurre 'relazione' con 'configurazione di valori'? Non � forse la relazione, come la qualit�, la pre-condizione di ogni esperienza?) di cui � frutto anche il nostro soggetto giudicante? E' ancora possibile far rientrare questa infinit� di relazioni in una distinzione di tipo binario senza perdere per la strada qualche pezzo, magari importante? E qui scivoliamo direttamente nel terzo ordine di problemi, che ha a che fare con la tendenza intrinseca di ogni giudizio all' universalit�, o, il che � lo stesso, con la speranza implicita o esplicita che un giorno spunti fuori dal cilindro di un profeta o di uno scienziato un criterio di valutazione applicabile da ogni individuo ad ogni circostanza, nel medesimo modo. Questo � anche il problema fondamentale che mi sembra abbia spinto Pirsig a formulare la sua ipotesi evoluzionistica, e la soluzione che propone � quanto mai affascinante nella sua semplicit�. Ci� nonostante a me pare che non riesca a sfuggire alle stesse difficolt� in cui si � imbattuto l'uomo occidentale nel suo continuo sforzo di trovare una risposta soddisfacente, difficolt� che secondo me vanno ricondotte proprio a quella originaria pretesa di universalit� da cui il problema � sorto: la questione di fondo � che, come ancora una volta mi sembra ci insegni la moq, ogni "cosa" oggetto di giudizio a sua volta � sempre anche un soggetto giudicante ( e, quindi, che il valore � sempre relazione, non una cosa ), che a sua volta agisce nei nostri confronti come se il suo giudizio fosse frutto di un imperativo categorico. Cos� sono il medico e il virus, cosi i sacerdoti di Zuni e l'indiano stregone. A questo punto Pirsig ci dice che esiste un criterio 'scientifico', 'obiettivo' di valutazione morale che ci permette di giudicare il medico e lo stregone pi� morali rispetto al virus e ai sacerdoti: la differente posizione che occupano i quattro livelli nella scala evolutiva che conduce verso la Qualit� dinamica ( il teleologismo marcato di questa concezione meriterebbe una discussione a parte). Ma possiamo davero affermare che, per esempio, una configurazione di valori intellettuali sia sempre pi� aperta verso la qd di una configurazione di valori biologici?
E pi� in generale: ha davvero senso utilizzare la qualit� dinamica come criterio di giudizio morale di configurazioni di valore statico? E ancora pi� in generale, vi ripropongo la domanda iniziale: ha davvero senso il giudizio morale tout court in una metafisica della qualit�?
 
Insomma, il fatto era che questa storia dell'evoluzione mi sembrava non riuscisse a tenere testa a quell'enorme complessit� che era il mondo visto con gli occhi della moq: una buona mappa cognitiva da affiancare alla cornice generale della metafisica della qualit�, che per� cadeva nel solito pantano di paradossi in cui si sono arenate quasi tutte le metafisiche classiche nel momento in cui hanno tentato di formulare l'imperativo categorico, un criterio di giudizio morale finalmente obiettivo e autoevidente....
Finch� alla fine mi sono accorto che esisteva una soluzione evidente a questa gran massa di problemi ( tanto evidente che mi viene il sospetto di essermi posto un problema inutile ), che pu� sembrare oscura solo a chi fraintenda- come ho fatto io- un aspetto molto importante di "Lila": il fatto che la metafisica della qualit�, come la metafisica s/o ( come un forum sulla moq, come ogni forma di argomentazione ) resta pur sempre una configurazione statica di valori intellettuali, che con la metafisica s/o condivide l'idea di "verit�" come "sommo bene". Compreso questo, molti pezzi trovano il loro posto: per una conf di valori intellettuali � perfettamente legittimo costriure gerarchie, tipologizzare....e perfino affannarsi a cercare l'agonato criterio di giudizio 'scientifico' .Ma tutto ci� comporta un'altra serie di considerazioni molto interessanti. La concezionezione evoluzionista assume adesso l'aspetto di una "cornice nella cornice", un coplesso di verit� che ha valore universale solo all'interno di una conf di valori intellettuali, come il diritto ha valore universale solo per conf di valori sociali. In sostanza, una "conf statica di valori", che da un certo punto di vista appare qualitativamente su un piano comune alle altre ( e neanche pi� cos� rigidamente separata da esse ); un punto di vista che, a sua volta, deve necessariamente rappresentare un "di pi�" rispetto al livello delle configurazioni statiche ( alcuni forse parlerebbero di "salto di tipo logico"). E' la prospettiva ( leggi: conf di valori)da cui parla Pirsig quando parla di qualit� indistinta, quando racconta una storia piuttosto che tentare una spiegazione, � la "terza via"(pag. 447) che rappresenterebbe un nuovo salto evolutivo ( per lila, e per tutti noi): cavalcare permanentemente l'onda della Qualit� dinamica, considerare la 'libert�' come sommo valore morale.
Ma, � bene sottolinearlo, questa terza via non corrisponde esattamente al Misticismo: dove sta il mistico regna solo il silenzio, non si sta certo a scrivere romanzi filosofici. Anche quando parla da questa prospettiva ( che corrisponde alla cornice pi� ampia della moq ) Fedro rimane all'interno di una conf di valori intelletuai, ma in un modo del tutto particolare ( vd. per esempio l'excursus sulla 'filosofia della follia'): mettendo in primo piano il carattere fondamentalmente paradossale della ricerca della verit�, assumendo anzi il paradosso, invece di tentare di risolverlo, come il limite strutturale, l'orizzonte oltre il quale non ci � dato di inoltrarci con un equipaggiamento intellettuale. Si potrebbe dire, allora, che Fedro dice ci� che direbbe un mistico se decidesse di parlare, e cio� che, a conti fatti, la Verit� non � altro che una Grande Illusione.
Certo questa "metafisica-per-gioco" pu� sembrare sulle prime ben poca cosa, uno strumento in apparenza ancora meno efficace di una som per muoversi nel mondo, ma penso che questa impressione derivi pi� dall'effetto dell'accumulo secolare di "scorie karmiche" intellettuali nel nostro mondo che non da una debolezza interna della metafisica stessa.
E a questo punto doveva fare il suo ingresso sulla scena il signor Nichilismo......se non fosse che mi sono dilungato in una maniera spropositata per un forum, il che certamente non stimola al dialogo, perci� mi scuso con tutti i moqisti ( soprattutto gli stoici che hanno avuto il coraggio di legggere fin qui...)e vi lascio con due domande: questa terza via potrebbe in qualche modo essere chiamata "nichilista"? E potrebbe in questo senso assumere una nuova luce la domanda ' E' morale dare giudizi morali'?
 
                                                        Saluti a tutti,
                                                               
                                                        Nicola
 
 
 
 

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