2016-09-05 16:11 GMT+02:00 Paolo Monegato <[email protected]>:
> Il 05/09/2016 15:37, Fayor Uno ha scritto: > > Tra l'altro, visto che si citano i cartelli, l'unico che ha rilevanza è > quello di inizio centro abitato (carattere nero su fondo bianco), che reca > appunto il nome del place. In tutta Italia (Sardegna compresa) tali > cartelli hanno il nome istituzionale di tale luogo, in Alto Adige recano la > doppia denominazione. Se i toponimi sardi fossero davvero bilingui avremmo > il nome sardo accanto a quello italiano all'ingresso di ogni abitato, > piuttosto che in cartelli di varie forme e colori con scopi puramente > culturale o nozionistici. > > > Questo è falso. In alcune zone della Sardegna c'è addirittura il cartello > con il solo toponimo in sardo. E come potrai vedere qui [1], esempi di > cartelli di inizio centro abitato che rispettano il codice della strada * > si trovano i tutte le regioni dove si parlano idiomi tutelati dalla 482/99.* > > [1] https://it.wikipedia.org/wiki/Segnaletica_bilingue#Italia > Non sarebbe meglio verificare? Questa è la legge 482/99: http://www.camera.it/parlam/leggi/99482l.htm Articolo 2: 1. In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo. Busto Arsizio e Soncino si trovano in Lombardia, San Fratello in Sicilia, e non parlano gli idiomi scritti all'articolo precedentemente segnalato. Prima ho mandato l'esempio di due cartelli in Piemonte che sono analoghi. Ciao, Andrea
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