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26/01/2002
 
Edizione del sabato
 
"Qualcuno di voi" disse il Professor Luigi Rossi quel sabato mattina " mi ha chiesto se tutti i re o gli imperatori dell'antichita' siano stati cattivi, infidi, e dediti solo al potere, senza alcuna considerazione per il popolo. No, assolutamente, e a questo proposito vi racconto oggi una storia che non troverete in nessun libro scolastico. Pensate, la censura arriva fino a quindici secoli orsono...
Questo brano che vi vado a leggere e' tratto da "La vera storia di Ravenna" di Dario Fo, edito dalla Franco Cosimo Panini editore"
 
La storia di Totila
 
Totila fu incoronato re dei Goti nel 541.
Subito studia attentamente la situazione. Tanto per cominciare, i Goti si son dovuti ritirare al di la' del Po... nel territorio che comprende Pavia, Milano, Verona, Treviso e Aquileia. Totila intuisce che, con la loro avidita', al limite di un'ottusa cupidigia, i Bizantini stanno alienandosi la simpatia di tutta la popolazione, specie delle classi piu' povere, i braccianti in testa (come dice il Villari), tutto a solo vantaggio dei proprietari terrieri e dei grandi latifondisti, in gran parte, cristiani italici.
L'esercito a disposizione di Totila e' ridotto al minimo, poco piu' di mille uomini... piu' le varie guarnigioni dislocate oltre Po, composte da reduci, ormai anziani e malconci. Insomma, truppe di fureria. Il nemico, al contrario, e' in grado di mettere in campo un esercito di quindicimila uomini piu' duemila cavalieri, tutta gente assoldata, di varia provenienza, ma di grande professionalita'.
Totila si rende conto che una tale disparita' lo costringerebbe a scegliere una tattica esclusivamente difensiva. Gli puo' riuscire, magari come e' successo al suo predecessore Ildibado, di vincere fortunosamente uno scontro ma non certo la guerra.
Il giovane re dei Goti (ha appena 20 anni), dotato di una naturale scaltrezza militare, si ricorda ancora dello scalpore suscitato dalla notizia della straordinaria rivolta dei contadini-braccianti palestinesi, avvenuta qualche tempo prima. Si parlo' molto dello smacco subito dalle truppe di Bisanzio. "Perche' non creare anche da noi una situazione del genere? Non c'e' bisogno di spingere i contadini, fittavoli e braccianti a prendersi le terre. Ci pensiamo noi a procurargliele, confischiamo i poderi dai proprietari terrieri e li distribuiamo a chi gia' li lavora".
Totila si consulta con i suoi capitani e li convince. Espropria i latifondisti, anche quelli della sua razza. Libera gli schiavi e i servi. Quindi organizza la distribuzione. Ma non: "come la va, la va!" Innanzitutto bisogna riordinare il catasto delle marche, dividere il territorio in lotti e quadrati, un po' come fece Giulio Cesare con la centuriazione, quando distribui' la terra ai suoi veterani.
Messe giu' le varie mappe catastali regione per regione, Totila riunisce i contadini e gli schiavi liberati, quindi tiene loro, piu' o meno, questo discorso: "La maggior parte di chi mi ascolta e' nato qui, su queste terre. Ma non ci vuole un intuito da stregone per indovinare che per molti di voi, la vostra razza d'origine viene da molto lontano. Vedo si' facce di italiani della Gallia, Tuscanici, Umbri e Veneti... Ma ne scorgo anche di Africani, Slavi e Iberici. Lo stesso papocchio che ci doveva essere intorno alla torre di Babele. In mezzo a voi vedo anche barbari germanici, barbari come me. Pero' anch'io, da sempre, son qui, da quando sono nato. I miei erano arrivati dal Danubio piu' di 50 anni fa. Parlo ancora la loro lingua ma, ormai mi faccio capire meglio esprimendomi in questo cataplastro che parliamo tutti quanti. Un guazzabuglio di una dozzina di lingue e altrettanti dialetti.
Qualcuno di voi ha gia' ricevuto il suo pezzo di terra, agli altri lo assegneremo fra poco. Distribuiremo anche gli attrezzi per lavorare i campi, vi daremo anche buoi, muli, asini... a seconda delle esigenze. Dove mancano case vi aiuteremo a fabbricarle facendovi avere pietre, mattoni e calce. Non sara' fatto tutto in un giorno... ma se avrete un po' di pazienza e se, soprattutto, ognuno si dara' da fare per proprio conto, ce la faremo. Certo, ci saranno dei ritardi e combineremo errori, scontenteremo piu' di uno. Ma e' la prima volta, dal tempo di Giulio Cesare, che qualcuno distribuisce le terre... Abbiamo poca esperienza. Pero' voi godete di un grande vantaggio: noi non regaliamo terreni a soldati malconci e spompati giunti alla fine della loro vita... ma diamo tutto in anticipo e senza contratti capestro.
Sia chiaro che questi terreni non ci sono cascati come manna dal cielo sulla testa. Noi li abbiamo sequestrati, anzi, rapinati. Erano, fino a una settimana fa, proprieta' inalienabile dei signori, dei principi e dei vescovi... come a dire della chiesa di Roma e delle curie. Quindi concessi loro da Dio, in persona. Abbiamo commesso sacrilegio! Saremo dannati all'inferno! Tutti! Anche voi che li accettate! Si', vedo facce sghignazzanti, come a dire che a molti di voi non fa ne' caldo ne' freddo la scomunica, non siete cristiani del papa. Vedo laggiu' degli ariani come me... degli africani eretici, qualche ebreo.
Ebbene, sappiate che abbiamo espropriato anche i vostri principi, duchi e vescovi ariani. Perfino i senatori pagani. Siete tutti colpevoli agli occhi di un Dio. Vi voglio anche confidare che nessuno dei possessores ha accettato di buon grado la spoliazione. Hanno urlato tutti come aquile. Ci hanno maledetto in massa e giurato che ce la faranno pagare.
Sappiamo che, pur odiando i Bizantini, che li spennano a graffiate di fisco, si sono alleati con loro. Solo se io e i miei Goti saremo sconfitti e cacciati, loro potranno ritornare in possesso di queste terre. Quindi veniamo al dunque: voi diventate padroni della terra che lavorate ma, se io e i miei soldati finiamo scannati, a voi non restera' piu' neanche una manciata di fango. Anzi, dovrete darvela a gambe come lepri, voi, le vostre donne e i figli, perche', se vi fate trovare sui loro campi, quelli vi crocifiggono... e non in modo figurato.
Tutti avete sognato 'sta terra. Ora ce l'avete! Vi tocca difenderla!
Non pretendo una tassa da scanno ma solo un minimo sul raccolto. Io ho rubato per voi, vi ho affrancati di forza da schiavi e servi che eravate. Adesso e' il vostro turno!
Abbiamo calcolato che ogni famiglia e' formata da otto, dieci individui, comprese le donne. Io vi chiedo almeno un uomo valido a famiglia. Chi non ci sta, se ne vada... e' libero. Lasci la terra ma non si faccia piu' vedere da 'ste parti".
Nelle vallate lombarde, sotto le Alpi, i contadini senza terra e senza ingaggio vengono chiamati strazzacioch. E' un'espressione che significa uomo di origine incerta, caparbio, disponibile a ogni lavoro: dallo spaccar legna allo svuotar latrine. Totila si trovava proprio al comando di un esercito di strazzacioch.
I testimoni del VI secolo non sono tutti concordi a proposito del numero di uomini che Totila sarebbe riuscito a raccogliere e selezionare per il suo esercito.
C'e' chi, come Procopio, parla di oltre 5.000 uomini, chi di 10.000 e chi perfino di 20.000. E' chiaro che il grande problema dev'essere stato insegnare, a gente abituata a maneggiare vanghe e rastrelli, l'uso di spade, lance e frecce. Ma la scuola di guerra deve aver funzionato a meraviglia, visti i risultati.
Per di piu' la selezione e il dressage sono avvenuti anche riguardo alla cavalleria. Le cronache delle prossime battaglie ci raccontano di cavalieri agilissimi e capaci di scagliare frecce con precisione e cadenze impressionanti.
 
Come si comporto' in battaglia l'esercito dei strazzacioch?
Ve lo racconto la prossima settimana. Buona domenica a tutti.
 
Jacopo Fo, Simone Canova, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco e Manuela Spacca
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