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21 settembre 2002
 
Edizione del sabato
 
Dedichiamo questo numero di Cacao del sabato alla presentazione di un libro scritto "in punta di penna" da Markus Wolf, per trent'anni capo della STASI. Buona lettura.


Titolo: Segreti della cucina russa
Autore: Markus Wolf.
Premessa: Paolo Soldini, giornalista de "L'Unita'" ed esperto della politica e della societa' dei paesi dell'est Europa.
Caratteristiche editoriali: formato cm 14 x 21, 250 pp., ISBN 88-86413-42-4; L. 28.000.
Collana: Retrovisioni (2).
Contenuto: In Germania il nome di Markus Wolf non necessita di particolari presentazioni ed evoca immediatamente gli spettri di un non lontano passato. Generale per piu' di vent'anni della STASI, i servizi segreti della ex DDR, al vertice degli intrighi spionistici della Guerra Fredda e depositario di molti segreti, all'indomani della caduta del muro di Berlino, viene processato per le sue attivita' ed in seguito prosciolto. Legato enormemente, e non solo per motivi "professionali" ma anche affettivi, al mondo russo, Wolf e' da sempre anche un cuoco appassionato e raffinato. In questo libro egli dispiega con toni deliziosamente ironici il suo amore per la Russia e la sua convivialita', raccogliendo le ricette dei piu' noti piatti culinari di quelle terre. Il tutto inframmezzato da gustosissimi aneddoti e brevi narrazioni autobiografiche, spionistiche e non, dei suoi anni nell'ex impero sovietico nonche' le sue avventure pre e post caduta del muro di Berlino.
 
PREFAZIONE
 
Arte culinaria e attivita' spionistica sono due professioni tanto antiche quanto l'umanita'. Discutano pure gli studiosi se fosse Noe' o Mose' il loro padre spirituale. Chi e' in grado di stabilire l'eta' di questi mestieri e chi di decidere se il successo dipende piu' dall'abilita' artigianale o dall'ispirazione artistica? Chi puo' dire quando finisce l'una e quando comincia l'altra?
Nel caso di un cuoco, per esempio, il successo delle sue ricette non dipende ne' dal "caviale" ne' da chissa' quali rari ingredienti e questo, persino quando essi sono veramente indispensabili. Gli agenti dei servizi segreti (i nostri venivano definiti "collaboratori" mentre quelli degli altri servizi erano delle banali "spie") hanno ben poco da spartire con certi eroi dei film d'azione, i cosiddetti 007, cosi' come gli strumenti di lavoro di un cuoco c'entrano ben poco con i sofisticati mezzi tecnologici di un personaggio come James Bond. L'attivita' spionistica, infatti, ha molti piu' tratti in comune con pietanze ordinarie tipo il pane o le patate. Il pane appena sfornato o un piatto di patate bollite appena pelate non solo e' piu' gustoso se condito semplicemente con burro e sale, ma e' anche piu' salutare di tante raffinate ricette. Eppure: "l'uomo non vive di solo pane...".
Forse e' stato il grande successo di Es muss nicht immer Kaviar sein a darmi lo spunto per scrivere questo libro. Sappiano pero' i lettori che non devono aspettarsi da me qualcosa del genere. Chi vorra' saperne di piu' sulla cucina russa, trovera' un'ampia gamma di interessanti ricette che ho sperimentato e preparato piu' volte. In materia di concorrenza, sono certo che tra di voi non ci saranno potenziali rivali, tipo grandi cuochi di rinomati ristoranti di Mosca o San Pietroburgo. Allo stesso tempo spero di non deludere nemmeno coloro i quali vorrebbero sapere qualcosa di piu' sull'autore, sull'"Uomo senza volto", soprannome col quale mi conquisto da tempo le prime pagine dei giornali.
Spesso la gente mi chiede le mie ricette di successo. Siamo sinceri, chi non ama ricevere complimenti? Personalmente sono abituato a riceverli dagli amici che mangiano il mio bors'c' o i miei pel'meni. Per quel che invece concerne l'altra mia specialita', la "cucina delle spie", lascio che siano i miei vecchi nemici a giudicarla. A dire il vero, al mio processo, il riconoscimento riservatomi dal procuratore generale e dal giudice, per quanto lunsinghiero, non e' proprio avvenuto nella forma in cui avrei desiderato. Il mio giudizio a proposito, quindi, preferirei tralasciarlo.
Ormai e' risaputo che esiste un legame tra cucina e arte. Non occorre nemmeno piu' citare Brillat-Savarin, il famoso teorico della cultura gastronomica, secondo il quale l'arte culinaria e' la "piu' antica di tutte le arti". Certo, annoverare tra le muse anche lo spionaggio, appare effettivamente un po' esagerato.
Comunque sia, il segreto del successo in entrambe le "specialita'" va ricercato nella creativita'. Svelare cio' che porta al successo, non e' semplice. In ogni servizio di informazioni esistono grandi professionisti che, malgrado i loro enormi sforzi, non riescono nemmeno lontanamente a scoprire qualche notizia segreta. Allo stesso modo esistono ma�tre de cuisine o aspiranti-cuochi, le cui invenzioni non farebbero venire l'acquolina a nessun invitato. In ambedue i campi, ovviamente, l'ispirazione e' legata non solo alla personalita' del soggetto, ma anche alla sua intraprendenza, alla sua ricettivita', al suo estro.
Se mi sono avventurato in quest'impresa e ho voluto raccontare in un libro la mia passione per la cucina russa, lo devo innanzitutto ai miei innumerevoli incontri con uomini e donne del mondo russo, con i quali ho condiviso lunghi anni della mia vita. Devo ammettere che covavo da molto questo desiderio. Il mio primo soggiorno in Unione Sovietica duro' undici anni, era il periodo in cui la mia famiglia era stata costretta a esiliare a Mosca. Dopodiche' arrivo' il dopoguerra durante il quale, sebbene mi fossi ristabilito in Occidente nella Germania Est, a intervalli piu' o meni lunghi ero solito tornare in Unione Sovietica, diventata ormai la mia seconda patria. In quel periodo della mia vita ebbi occasione di attraversare tre volte la Siberia e di percorrere in lungo e in largo l'Estremo Oriente dal confine coreano e cinese fino alla Kamc'atka. Fu cosi' che imparai a conoscere il paese e il suo popolo. Piu' passava il tempo, piu' la proverbiale ospitalita' russa, inimmaginabile senza pietanze e bevande in abbondanza, ridestava in me la voglia di concretizzare questo vecchio sogno: redigere un libro sulla cucina russa. Dovevo forse tenere solo per me tutti i segreti culinari che avevo appreso?
Passai, dunque, ai fatti e questo mio proposito, alimentato dal desiderio di testare nuove ricette, divento' il mio passatempo per superare lo stress procuratomi dall'altra mia specialita', la cosiddetta "cucina delle spie"  una cucina non troppo salutare per il sistema nervoso. Come molti uomini, sottoposti a continue pressioni di lavoro, compensai le mie tensioni dedicandomi di fatto all'universo gastronomico. Fenomeno, questo, sul quale gli psicologi hanno di sicuro gia' formulato una loro teoria.
 
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Simone Canova, Jacopo Fo, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco e Manuela Spacca

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