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Il quotidiano delle buone notizie comiche L'essenziale delle notizie � sempre vero 21 giugno 2003 Questa settimana pubblichiamo alcuni articoli sull'uranio impoverito
pubblicati su L'Unione Sarda in merito all'uranio impoverito. Nessun commento...
non ce n'e' affatto bisogno. Grazie a Marco Mostallino per il suo
lavoro.
SOLDATI SARDI UCCISI DALL'URANIO ITALIANO Le scorie trasformate in proiettili: il costo nella bolletta Enel di Marco Mostallino da: L'Unione Sarda, 29 maggio 2003 Salvatore Vacca, 24 anni, caporal maggiore di Nuxis, e' morto nel 1999 per una leucemia fulminante che lo ha colpito al ritorno dalla Bosnia, dove cinque anni prima erano stati sparati diecimila proiettili radioattivi. E quando, nei primi anni '80, il bambino, futuro militare, giocava con i soldatini, a Saluggia e Trino (Vercelli) le centrali atomiche italiane producevano l'uranio che - secondo centinaia di ricerche mediche internazionali - ha ucciso lui e altre decine di militari sardi, italiani, francesi, olandesi. Dal 1980 al 1993, l'ENEL ha mandato in Inghilterra 51 tonnellate di combustibile atomico che la British Nuclear Fuel (BNFL) ha trasformato nelle micidiali armi all'uranio impoverito. Ora queste spedizioni sono ricominciate. Il primo carico e' partito il 6 aprile da Saluggia, dove le scorie italiane sono stoccate in attesa di una sistemazione definitiva. Il prossimo, e' stato reso noto ieri dalla prefettura di Vercelli, partira' l'8 giugno. Destinazione, ancora una volta, la centrale atomica della BNFL a Sellafield, dove il governo britannico ha imposto il segreto militare sulla quantita' e l'uso dei materiali radioattivi che vengono riprocessati. Il prezzo lo paghiamo noi: cinque centesimi di euro su ogni kilowatt della bolletta ENEL di ciascun cittadino. Cinque centesimi per le armi nucleari, accanto alle quali lavorano e si ammalano di cancro e leucemia i nostri soldati in missione di pace nella ex Jugoslavia, Iraq, Afghanistan e Somalia: sono i paesi dove i proiettili anticarro sono stati adoperati e dove i loro residui, spesso invisibili, giacciono sul terreno, nelle case, nei campi di grano e verdure. Si teme siano stati usati anche a Quirra, in Sardegna, dove, tra la popolazione attorno al poligono, si sono registrati 14 casi di tumori sospetti. L'intera operazione, per altre 54 tonnellate altamente radioattive, costera' all'Italia - dati della SOGIN, la societa' statale che gestisce le scorie - 15 milioni di euro per i trasporti, piu' un milione e 244 mila euro per ogni tonnellata di rifiuti nucleari dai quali estrarre plutonio (buono per le bombe atomiche) e uranio impoverito. I residui senza valore bellico-commerciale, radioattivi per �soli� trecento anni, torneranno poi in Italia e potrebbero venire dirottati in Sardegna. Per trovare tracce e prove di questo traffico - tristemente lecito e autorizzato dai governi dal 1980 a oggi - bisogna arrivare fino a Saluggia, paese piemontese di quattromila abitanti: si trova nella provincia di Vercelli, il territorio che in Italia ha una delle piu' alte incidenze di tumori tra la popolazione, provocati da cause mai accertate ne' dalla ASL, ne' dal ministero della Salute. "Chissa' - dice il vicesindaco Carla Fontana - forse i pesticidi dell'agricoltura, forse i diserbanti". A Saluggia pero', in un reattore spento della Fiat Avio e in un centro di ricerca dell'ENEA, si trovano 1.500 metri cubi di scorie radioattive, mentre trenta chilometri a nord-est, a Trino, nella centrale disattivata sono conservati altri 1.020 metri cubi. L'Italia non ha ne' impianti, ne' tecnologie per ridurre il rischio legato a questi materiali. Cosi', nel 1980, l'ENEL ha stipulato un contratto per l'invio, il trattamento e la riconsegna all'Italia di 105 tonnellate di combustibili per centrali atomiche. L'altro contraente e' la BNFL, societa' governativa britannica che ha una consociata (dallo stesso nome) americana, anch'essa nel business: la compagnia da oltre trent'anni riceve e trasforma materiali contaminati italiani, giapponesi, australiani. Fino agli anni '70 si pensava che l'uranio 238 (impoverito) fosse solo un rifiuto. Ma proprio nell'anno del contratto con l'ENEL e' avvenuta la scoperta del suo potere militare. Nel '93 la BNFL ha ammesso ufficialmente di aver fornito la sostanza al ministero della Difesa britannico: e il ministero riconosce di aver utilizzato quell'uranio in tempo di guerra. Uranio italiano, pagato da tutti noi con la bolletta. SABBIA CONTAMINATA E FRAMMENTI DEI COLPI
SPARATI IN SOMALIA NELLA GUERRA DEL �93
di Marco Mostallino da: L'Unione Sarda, 29 maggio 2003 "Lavoriamo a mani nude con i proiettili all'uranio!". Un documento
militare dimostra che le munizioni radioattive vengono conservate con poche
precauzioni nelle basi italiane Questa e' una storia di silenzio. Silenzio
sul fatto che i soldati italiani raccattano i proiettili all'uranio impoverito
sparati nei teatri di guerra. E' accaduto certamente in Somalia, puo'
avvenire nei prossimi giorni in Iraq con i reparti NBC significa:
operazioni nucleari, batteriologiche, chimiche - presenti nella missione a
Bassora. Raccolgono i frammenti radioattivi insieme alla sabbia dove sono
caduti, li infilano in contenitori metallici e li portano in Italia, dove il
materiale contaminato viene trattato dal personale, talvolta senza precauzioni.
E non lo fanno di loro iniziativa. Lo prova un documento militare del 2001, del
quale L'Unione Sarda e' in possesso. Si tratta di una richiesta di controlli
sanitari che gli aificieri di una base in Toscana (il nome e' coperto per
tutelare i soldati) rivolge ai superiori affinche' sia inoltrata all'organo
preposto, USL o chi per loro, si legge nel foglio. I proiettili sono della NATO:
americani o inglesi oppure, secondo un�interrogazione dei deputati leghisti
Cesare Rizzi e Edouard Ballaman (che pero' non portano prove), munizioni
straniere usate nelle esercitazioni dalle truppe italiane. Ecco i passaggi
chiave del documento degli artificieri, con i puntini al posto di nomi e gradi.
(La sigla che compare piu' avanti indica, nei codici della NATO, i colpi
perforanti anticarro all'uranio: le parentesi riportate appartengono al testo
originale).
"Per quanto riguarda l'uranio impoverito il personale in specifica (M.llo ... Op. Art. Spe. ... Op. Art. qlf. ...) hanno effettuato lavorazioni sui colpi completi da 105/51 mm APFS/DS-T-DM33 Lotto ... (all'uranio impoverito) e su tutto il materiale esplosivo non esplosivo (sacchi di sabbia e materiali vari) rientrati da missioni fuori area (zone a rischio) in container e mezzi militari per il successivo controllo numerico e di conservazione dei suddetti per la successiva conservazione nei locali idonei del Deposito. Si rende noto che le lavorazioni sono state svolte sul quantitativo totale di colpi che rientrarono dalla Somalia, l'involucro dei colpi quando giunsero al Deposito Munizioni presentavano segni di annegamento e malformazione degli involucri quindi era difficile stabilire quali e quanti colpi fossero in buono stato senza una lavorazione piu' capillare. La lavorazione che venne effettuata era articolata dall'apertura delle casse e dei contenitori con successiva estrazione dei colpi, quindi con lana d'acciaio pulitura dei bossoli e dei colpi dove si presentassero punti di ossidazione, quindi con olio di vaselina e tela di iuta lubrificazione dei bossoli e dei colpi dopodiche' vennero reinseriti all'interno dei contenitori puliti e in ottimo stato, e successivamente stivati. Concludendo il nostro quesito e': il personale che ha effettuato le lavorazioni ha operato considerando i suddetti materiali rientrati da fuori area come qualsiasi altro materiale accantonato in deposito (senza alcuna precauzione del caso). In attesa di risposte esaurienti e controlli preposti, si ringrazia per l'attenzione. 12/01/2001. IN FEDE: Il personale Artificiere". La missione Ibis in Somalia inizio' nel dicembre del 1992 e si concluse nel gennaio del 1994: undici soldati italiani vi persero la vita. Il lavoro sui colpi e la sabbia contaminata avviene solo nel gennaio 2001: la ragione e' che, sollevato da L'Unione Sarda e Libero, il caso delle malattie e delle morti che possono essere legate all'uranio impoverito era giunto in Parlamento il 21 dicembre del 2000, quando il ministro della Difesa Sergio Mattarella (Ulivo, Governo Giuliano Amato) aveva ammesso che in Bosnia erano stati sparati 10.800 proiettili radioattivi: il ministro aveva invece negato l'uso di queste munizioni nel poligono di Teulada. In pochi giorni i soldati del 7� Reggimento NBC di stanza a Civitavecchia saranno in Iraq: porteranno qualcosa in Italia? Dove verra' stoccato? LA CENTRALE ATOMICA FANTASMA
di Marco Mostallino da: L'Unione Sarda, 16 giugno 2003 A Pisa, vicino alla base che nasconde i proiettili all'uranio, c'e' una centrale nucleare sotto il controllo delle forze armate. E' una centrale atomica fantasma e nessuno sa dove siano finite o finiranno le scorie che ha prodotto prima dello spegnimento. Il suo nome compare en passant in alcuni documenti del Governo e dell�ENEA, ma non e' compresa tra gli impianti per i cui rifiuti Silvio Berlusconi ha incaricato il gen. Carlo Jean di trovare una sistemazione. Si trova a Pisa, non lontana dunque da quel deposito toscano di munizioni nel quale lo dimostra un documento militare in possesso dell'Unione Sarda - vengono stoccati e lavorati i proiettili radioattivi all'uranio sparati dalla NATO durante le guerre definite "umanitarie". Il suo nome e' CISAM (Centro Interforze Sviluppo Applicazioni Militari) e contiene un reattore nucleare di ricerca (il Galilei) di cui ben poco si sa. Il rapporto sullo "Stato della radioprotezione in Italia", compilato da tecnici dell'ente statale ENEA prima che la gestione del nucleare passasse in mano alla SOGIN (del ministero del Tesoro), considera l'impianto del CISAM tra quelli da mettere in sicurezza, considerata la pericolosita' del combustibile (plutonio) usato prima dello spegnimento e dei rifiuti radioattivi prodotti. Ma sul Galilei e' da tempo stata distesa una cappa di segretezza. I militari e il nucleare
Un documento del ministero dell'Industria, datato 15 novembre 1999 (il dicastero era retto dal diessino Pierluigi Bersani), prevede, per la scelta del deposito nazionale delle scorie nucleari, un - testuale - "percorso partecipativo, trasparente e consensuale per arrivare ad individuare e selezionare un sito per la realizzazione di un deposito nazionale per i rifiuti radioattivi". E molto chiaro a questo punto che questo cammino non e' cosi' trasparente come affermato dai Governi: lo dimostra, tra le altre cose, la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale di una ordinanza del gen. Jean con l'omissione di alcune parti relative alla sicurezza degli impianti atomici. Ne e' conferma il fatto che ministri di ogni colore abbiano sempre negato la presenza di munizioni radioattive nelle basi italiane, mentre invece esistono documenti che ne provano la conservazione e il trattamento. Di scarsa trasparenza e' prova anche il fatto che alla commissione di inchiesta sull�uranio impoverito (la Commissione Mandelli) negli anni passati siano stati chiamati a partecipare, sempre dal Governo, esperti militari che appartengono proprio al CISAM, centrale della quale si ignora la sorte delle scorie. Proprio il CISAM ha tra gli altri compiti quello delle analisi della radioattivita' sui campioni d�acqua del porto di La Spezia, una delle dodici basi - c'e' anche Santo Stefano, in Sardegna - che secondo le fonti ufficiali offrono ricovero ai sottomarini nucleari degli Stati Uniti. Ma nella citta' ligure i risultati degli esami dei tecnici militari non sempre vengono resi noti. L'ordinanza Berlusconi
Nell'ordinanza di nomina del gen. Jean a commissario con poteri speciali per il nucleare (7 marzo 2003, n. 3267), il premier Silvio Berlusconi elenca gli impianti atomici che devono essere smantellati, con il successivo stoccaggio delle scorie in un deposito unico: ma nell'atto non si parla del "reattore Galilei", ne' del CISAM e nemmeno viene elencata la Toscana tra le regioni in emergenza a causa della presenza di plutonio e altre sostanze radioattive. Il significato e' chiaro: le scorie del Centro delle forze armate sono sottoposte a segreto militare oppure sono gia' state condotte altrove. Senza informare le popolazioni dei territori interessati dal passaggio dei convoglio radioattivi e dei luoghi nei quali i rifiuti dell'era atomica sono conservati. Se questo non bastasse vi consiglio la lettura di questo articolo
pubblicato su www.nuovimondimedia.it, uno dei
migliori siti di controinformazione. "L'uranio
impoverito restera' in Iraq per generazioni"
al Jazeera intervista il prof. Rocke, ex dirigente del progetto sull'uranio impoverito al Pentagono - (tradotto da Marco Fiocco) http://www.nuovimondimedia.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=149&mode=thread&order=0&thold=0 Simone Canova, Jacopo Fo, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco
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