Un'occupazione che nega ogni diritto
di Leah Tsemel
I miei genitori lasciarono l'Europa poco prima dell'Olocausto, a causa del
quale persero molti parenti. Vennero in quella parte del mondo che oggi si
chiama Israele, e che era chiamata Palestina, per assicurarmi una vita
migliore in un "nostro" stato. Dopo quasi 60 anni, posso dire che non ci
sono riusciti; al contrario, sembra che i miei genitori e tutti coloro che
vollero creare lo stato d'Israele non capirono che e' impossibile costruire
un futuro sulle rovine dell'oppressione.
Difendo i palestinesi nelle corti israeliane da quasi 30 anni e,
nonostante tutti i miei sforzi, non sono mai riuscita a far comprendere ai
giudici questa semplice verit�, siano essi dei tribunali militari che della
Corte Suprema di giustizia. La situazione si deteriora sempre pi� e l'anno
scorso, come in tutti i passati 25 anni, ho fatto tre passi indietro ogni
passo fatto in avanti.
Il noto autore israeliano David Grossman ha scritto del lavaggio
subito dalle parole nell'occupazione israeliana. "Occupazione", in ebraico,
diviene "liberazione" o "salvezza". "Colonizzazione" diviene "insediamento
pacifico". "Assassinio" diviene "bersaglio". I palestinesi hanno risposto a
questi eufemismi radicalizzando il loro linguaggio. I miei clienti, una
volta, venivano nel mio ufficio di Gerusalemme e parlavano di soldati e
coloni; oggi parlano di "al-yahud", gli ebrei. "Gli ebrei mi hanno
confiscato la carta d'identit�", "gli ebrei mi hanno picchiato", "gli ebrei
hanno distrutto questo e quello". Ci� mi spaventa. Se lo stato d'Israele
viene identificato con tutti gli ebrei della terra, e questi vengono visti
come soldati e coloni, bisogna stare molto attenti.
Un bambino palestinese che oggi dice al-yahud, intendendo gli ebrei,
intendendo la gente in uniforme, svilupper� un fanatismo nazionalistico che
si sposer� al fanatismo religioso giovanile. Ma un fanatismo religioso
ancora peggiore sta emergendo da parte ebraica. La giovane generazione degli
ebrei israeliani vuole bandire gli arabi. Vediamo slogans in ebraico sui
muri delle citt� che dicono "Fuori gli arabi" o "Morte agli arabi". Siamo
arrivati al punto in cui il governo israeliano dibatte apertamente su cosa
fare di Yasser Arafat, il presidente eletto dei palestinesi: lo uccidiamo?
lo deportiamo? optiamo per l' "elezione" di un altro presidente palestinese
pi� utile, debole abbastanza da darci tutto ci� che vogliamo?
Le vittime principali dell'occupazione e dell'oppressione sono i
bambini. Le vecchie leggi mandatarie britanniche sono ancora in vigore. Sono
leggi d'oppressione che permettono ad ogni potenza occupante di imporre
punizioni collettive. Recentemente ho perso una causa. Avevo cercato di
impedire la distruzione della casa di un giovane, un kamikaze palestinese
che si era fatto esplodere, uccidendo otto militari di una base presso Tel
Aviv. Secondo la legge mandataria britannica, la casa di una persona
colpevole di un atto di "terrorismo" deve essere distrutta. Quando ho
chiamato la famiglia per dire che avevamo perso, la mamma del kamikaze mi ha
detto: "Sapevo di non avere speranze. Abbiamo gi� evacuato la casa".
Solo di rado abbiamo il tempo di andare in tribunale in questi casi. Le
demolizioni di solito puniscono un'intera famiglia. Molto spesso vengono
condotte senza avvertimento. "Avete cinque minuti di tempo per uscire di
casa", e' tutto ci� che viene loro concesso. I demolitori sfasciano tutto -
abiti, mobili. Chiedo spesso alle famiglie cos'e' che prendono in quei
cinque minuti ed esse rispondono: "Per prima cosa, i certificati scolastici
dei bambini". Il loro ottimismo e' meraviglioso.
I figli dei combattenti, dei "terroristi palestinesi", restano segnati a
vita. Sotto occupazione militare, non potranno mai lasciare il paese, n�
spostarsi in altre citt�, n� studiare altrove. Non possono neppure visitare
i loro genitori in carcere.
La punizione estrema per le famiglie dei "terroristi" e' costringerle ad
andare via. Dall'inizio dell'ultima intifada, c'e' stato coprifuoco totale i
n ogni citt� e villaggio palestinese dei territori occupati, mentre i carri
armati israeliani entravano ed uscivano a loro piacimento. Per i bambini
palestinesi e' diventato uno sport oltrepassare colline, montagne, barriere
ed ostacoli che Israele innalza per impedire gli spostamenti tra villaggi e
citt�.
Ora Sharon sta costruendo una barriera - no, un muro - tra Israele e
Palestina. Questo muro non e' un confine, non corre lungo le frontiere del
1967. E' un muro che intende stabilire l'apartheid tra le due popolazioni e
rubare ai palestinesi ogni piccola parte di territorio agricolo non ancora
rubato dagli insediamenti ebraici nei territori occupati ed annetterla ad
Israele.
A volte si vedono scene buffe o commoventi, madri che si arrampicano sulle
pareti di cemento armato o sui recinti. Molto pi� spesso si odono storie
tristi, come quella di alcuni soldati israeliani che impedirono il passaggio
ad una giovane palestinese che doveva partorire. Il bambino mor�.
L'oppressione e l'umiliazione sono fardelli pesanti. Per farsi visitare in
un ospedale cittadino, un bambino dei dintorni di Ramallah deve camminare
per ore insieme a suo padre, per poi imbattersi in un blocco stradale.
Secondo la loro cultura, il padre ha un'immagine di autorit�, ed il bambino
lo vede umiliarsi a chiedere il permesso di passare a soldatini stranieri.
Che tipo d'immagine dei loro genitori svilupperanno questi bambini?
Poi c'e' l'assassinio dei bambini. Recentemente un bimbo di 10 anni ha
lanciato un sasso ad un soldato di un checkpoint presso Gerusalemme ed e'
stato ucciso. Una bomba da una tonnellata lanciata da un aereo israeliano su
Gaza City, la citt� pi� densamente popolata al mondo, uccise 16 bambini.
Mohammed Durra, il bambino morto tra le braccia di suo padre all'inizio
dell'intifada, tre anni fa, e' pi� di un simbolo: e' una realt� quotidiana.
[...]
L'altro giorno, al confine tra Gerusalemme est ed ovest, ho visto 150
vecchietti palestinesi in un parco. Erano tutti della Cisgiordania e la
polizia si rifiutava di lasciarli entrare in citt� - o non avevano i
permessi o la polizia non riconosceva i permessi che avevano. Mi sono
avvicinata, con il mio solito ottimismo, pensano: sono una donna, bianca,
ebrea, avvocato, posso risolvere tutto, e ho cercato di parlare ai soldati
ed alla polizia. I vecchietti restarono seduti tranquillamente. Erano stati
obbligati a togliere le batterie dai loro cellulari ed era stato loro
ordinato di non parlare. Mi sono sentita stupida. Avevano compreso la
situazione molto meglio di me. Sapevano che avrebbero pagato un prezzo per
il solo fatto di rispondermi; sapevano gi� che il mio intervento era
inutile. I poteri arbitrari di soldati e poliziotti sono molto maggiori di
quelli di qualsiasi sistema legale io possa rappresentare. Ho pensato: come
si sarebbe sentito Primo Levi in questo momento, quando un altro popolo
viene oppresso dagli ebrei?
L'ex primo ministro israeliano Golda Meir disse che aveva degli incubi,
poich� i palestinesi si riproducevano troppo velocemente: 20 anni fa, la sua
dichiarazione fece scandalo. Il 29 agosto 2003, la Knesset israeliana ha
varato una legge: "In caso di matrimonio tra una israeliana ed un
palestinese dei territori occupati, lo sposo non potr� entrare in Israele, e
tutti i figli nati da tale matrimonio non saranno registrati negli anagrafi
israeliani a meno che non siano registrati entro un anno dalla nascita".
Abbiamo cercato con ogni mezzo di contrastare questa politica, che pu�
essere solo definita razzista.
I bambini palestinesi, frutto di questa guerra, forniscono i kamikaze. Io
rappresento coloro che non sono morti e conosco coloro che sono morti,
quindi parlo con cognizione. Essi non sono morti per le 70 vergini loro
promesse allorch� diverranno shahid (martiri), e non sono n� costretti n�
plagiati. Questi giovani, di tutti i settori della societ�, scelgono di
morire perch� non hanno speranza. Sentono che non hanno nulla da perdere e
forse solo gloria da guadagnare. E' terribile una societ� che produce
bambini che desiderano la morte, e' terribile ci� che sta accadendo nella
nostra societ�, in cui coloni piazzano una macchina piena di esplosivo fuori
di una scuola elementare femminile palestinese di Gerusalemme. Solo per caso
essa fu scoperta.
L'uccisione di bambini e' una sorta di ossessione. Dalla scorsa intifada ad
oggi, sono morti 700 bambini palestinesi al di sotto dei 16 anni e 100
israeliani. Solo negli ultimi tre anni, 382 bambini palestinesi sono stati
uccisi dai soldati o dai coloni a fronte di 79 bambini israeliani.
La memoria dell'Olocausto - "il mondo ci odia, siamo sempre stati le
vittime" - si e' offuscata nel nuovo vittimismo israeliano - "siamo vittime
perch� i palestinesi ci uccidono". Questo paragone e' inaccettabile. E'
falso. Eravamo vittime ma ora rendiamo vittime altra gente. Dopo 35 anni di
occupazione, c'e' una seconda generazione di coloni che invocano la Bibbia
quando dicono "Non ci caccerete da qui". Dopo il 1967 una giovane
generazione di militari israeliani si interrog� su cosa stesse facendo e si
chiese: abbiamo il diritto di conquistare la terra di un altro popolo? Ora
non ci sono pi� domande. I soldatini diciottenni vengono contaminati
dall'esercito: tutti sono stati ad un checkpoint, tutti hanno fatto
irruzione in una casa, di notte, e svegliato un'intera famiglia per
arrestarne dei membri. C'e' una piccola minoranza, che aumenta lentamente,
che si rifiuta di servire nei territori occupati. Un piccolo - ma
crescente - numero di israeliani dice che non vuole essere coinvolto.
La speranza arriva da quegli eroici genitori palestinesi che, nonostante
l'occupazione, crescono i loro figli parlando delle differenze che esistono
tra un israeliano e l'altro, che non vedono tutti noi come dei demoni, che
insegnano ai loro bambini a giudicare la gente secondo ci� che fa e non
secondo ci� che e' o il luogo da cui proviene.
Vorrei dire a questi genitori palestinesi di essere pazienti ed ottimisti.
Di preparare la prossima generazione, perch� nel futuro vi e' una promessa.
Vorrei ricordare a quei genitori israeliani che lottano per la pace,
che essi hanno gi� vinto una battaglia. Le madri israeliane appartenenti ad
un'organizzazione chiamata Le Quattro Madri hanno contribuito a che
l'esercito israeliano uscisse dal Libano. Un'altra organizzazione, Donne in
Nero, manifesta contro l'occupazione, ogni settimana, da 20 anni. Io dico
loro: vinceranno. Un altro gruppo di donne monitora le atrocit� commesse ai
checkpoints contro i palestinesi e dicono ai militari ed ai palestinesi:
"Non abbiamo colpa di tutto ci�: siamo contro".
Nurit Peled, il cui padre fu un generale dell'esercito, e'
un'attivista per la pace. La sua figlia adolescente rest� uccisa quando un
giovane palestinese si fece esplodere a Gerusalemme. Scegliendo la strada
della pace, Peled si e' ritrovata in un'organizzazione che riunisce i
genitori di vittime palestinesi ed israeliane. Nel ricevere il premio
Sacharov al Parlamento Europeo, nel 2001, fece un discorso molto toccante su
Abramo, padre di Isacco ed Ismaele (simboli delle due nazioni del giudaismo
e degli arabi). Abramo voleva sacrificare suo figlio per dimostrare a Dio
quanta fiducia avesse in Lui, ma Dio glielo proib�. Peled disse: "Non
vogliamo che il nostro pianeta divenga un regno di bambini morti. Dobbiamo
alzare la voce, la voce delle madri, e costringere al silenzio tutte le
altre. Dobbiamo fare in modo che tutti ascoltino la voce di Dio che disse ad
Abramo: "Non lasciare che la tua mano colpisca il bambino".
Leah Tsemel e' un'avvocatessa israeliana che lavora a Gerusalemme. Questa e'
una versione stampata del suo discorso sui diritti umani dei bambini alla
Fondazione Giorgio Cini di Venezia
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