Tendenzialmente la penso come questo tizio qua:
https://www.linkedin.com/pulse/lavoro-remoto-opinioni-e-consigli-giuseppe-sorce/?trackingId=%2Fyv3zzk1TF2kLdIQJ75d0w%3D%3D

Molte aziende stanno semplicemente "delocalizzando" a casa il dipendente,
ma mantenendo di fatto le stesse pratiche dell'ufficio: mille riunioni che
si trasformano in mille call, tonnellate di mail e telefonate che
sostituiscono le chiacchiere scambiate in ufficio. Paradossalmente è una
pratica che può portare anche a un peggioramento della produttività, per
chi non è abituato. Sono ancora troppe le aziende che hanno l'allergia a
lavorare per obiettivi, preferendo sempre il solito buon vecchio "spegnere
gli incendi della giornata".

Il giorno mar 25 feb 2020 alle ore 16:50 Federico Fissore [email protected]
[it-torino-java-jug] <[email protected]> ha scritto:

>
>
> Roberto Cappa [email protected] [it-torino-java-jug] ha scritto il
> 25/02/20 alle 16:33:
> > Giusto oggi tra l'altro leggevo un articolo che spiegava la differenza
> > fra "remote working" e "smart working": di fatto tutte le aziende che
> > stanno improvvisando in questi giorni, fanno "remote working" perché non
> > si sono organizzare per fare un vero smart.
>
> Interessante: qual è la tua definizione di remote working e di smart
> working?
>
> Mi ero fatto l'idea che "smart working" fosse un nome da
> politicante/giornalista per il "lavorare 1 o 2 gg da casa", mentre
> "remote working" fosse quel che fa chi lavora sempre da casa
>
> federico
> 
>

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