Mi intrometto in questo tread , ma esendomi persa due mail (credo siano in giro per la 
francia) e non sapendo come � stata presa la decisione di essere a Padova non posso 
dire piu' tanto,ma sento il bisogno di scrivere due riflessioni che mi son saltate in 
testa questa mattina.
Questa mattina ho letto un post su indymedia dove veniva "rinnegata" la presenza di 
laser a padova,
dopo aver letto il post mi sono chiesta:
1)Ma chi c'era a padova? un raduno di nazziskin? un orda di mostri?  e che altro?
  Cio� non vedo perch� ci si debba meravigliare di quello che poteva essere la fiera 
del biotec, basta vedere cosa c'� dentro l'universit� per immaginarsi quale possa 
essere la componente degli individui che partecipano a queste iniziative.
2) E se per� c'era anche qualche studente dei primi anni mandati li dai professori? e 
se c'era qualcuno incuriosito dalla presenza di laser?
Alla fine perch� non lottare? 

un saluto,





On Fri, 6 Jun 2003 12:37:4


1 +0000
"Simone Turchetti" <[EMAIL PROTECTED]> wrote:

> 
> Ciao a tutti,
> 
> Zincfinger e Bussola secondo me hanno detto le cose piu' 
> importanti, E' vero non ci sono pregiudizi di principio ai dibattiti, ma 
> solo valutazioni contingenti sulla opportunita' della nostra 
> partecipazione.
> 
> L'unica cosa che non ho capito (e scusate la mia ignoranza), e' 
> qual'e' il fattore scatenante la reazione di Dr. Bozo. (senza 
> apologies da parte sua o da parte nostra a lui. Se ha fatto cosi' 
> significa che si sentiva di farlo e per me ha fatto bene... ) Cioe' che 
> significa che BIONOVA di Padova era li'? Cosa fa? Perche' 
> dovrebbe essere un motivo per contestarli? 
> 
> Non e' una domanda cretina (anche se sembra). E' piu' che altro 
> una richiesta di valutazione su cosa va contestato del biotech (i 
> brevetti? l'applicazione all'alimentare? che altro?) e che cosa invece 
> noi riteniamo fattibile. 
> 
> Piu' in generale queste domande mi fanno riflettere anche sulla 
> questione dei rapporti con altri soggetti che magari sono diversi da 
> noi e provengono da un percorso diverso. Specialmente se nella 
> vita fanno biotech di mestiere. In vista di rapporti successivi, 
> sarebbe bene capire quali sono le nostre specifiche obiezioni. Cosi 
> si mettono i classici 'paletti' e da li' ci si muove in futuro rispettando 
> decisioni collettive e partecipazioni individuali.
> 
> bax.s.
> 
> 
> 
>  
> 
> 
> 
> From:                 Fabio STERPONE <[EMAIL PROTECTED]>
> To:                   [EMAIL PROTECTED], laser-red <[EMAIL PROTECTED]>
> Subject:              [e-Laser] Re: R: [laser] Chiedo scusa
> Send reply to:        [EMAIL PROTECTED]
>       <mailto:[EMAIL PROTECTED]>
>       <mailto:[EMAIL PROTECTED]>
> Date sent:            Fri, 06 Jun 2003 13:39:18 +0200
> 
> [ Double-click this line for list subscription options ] 
> 
> non credo che ci siano bisogno di sucse.
> uno agisce come ritiene giusto. come se la sente in un certo momento.
> credo che le sensibilita' di fronte al biotech si spaccano sempre, in modo molto
> 
> drammatico. forse perche' si parla di potere e di corpo (materia vivente). siamo
> ancora
> pudici a mio avviso.
> 
> dico solo delle cosette banali:
> 
> -se invitano un collettivo a parlare, e' bene il gruppo capisca in che sede
> parla e decida di conseguenza.
> non e' andrea che deve chiedere scusa, ma non che dobbiamo chiedere scusa ad
> andrea.
> -se il collettivo continua a percepire le visioni pubbliche con un atteggiamento
> " mondano " e presuntuoso: ah che figo c'hanno invitato annamo a di du cazzate
> intanto se le semo dette per un sacco de tempo, famo er figurone. chi ce va
> stavorta...vai te capo' che sei bello...; fa due errori
> 1) per il concetto di pubblico
> 2) disistima dei vincoli comunitari.
> noi ci siamo dimenticati che significa decidere, scegliere insieme: abbiamo
> delegato alla liberta' individuale (
> da buon anarcoide ne sono felice) ma l'effetto netto e' che una volta va bene,
> due pure, alla terza ti trovi a fare i conti con una situazione non predefinita
> e chi ci si trova reagisce come scheggia isolata, con i suoi tempi, con il suo
> stile, con il suo bios.
> 
> 
> -sulla questione legittimare non legittimare sottoscrivo quanto detto da bussola
> su tutta la linea. quindi personalmente ( e questo vale quel che vale ) io sarei
> restato. poi dipende dal tuo stato d'animo, io a milano
> non ho parlato e non certo perche' la situazione non era interessante, o il
> dibattito non era dinamico:
> solo stavo sotto un treno!
> 
> -la questione dello stile la butto li: se uno ti invita e tu hai mal valutato ,
> paghi dazio e rispetti le persone che ci hanno investito. cazzo ma pensate se
> fosse sucesso a noi, io me lo sarei magnato uno che me faceva un pezzo cosi.
> secondo:  per un coordinamento di studenti di biotech non era facile far passare
> pubblicamente che parlavamo all'hack the science quando fu in quel di novembre.
> loro lo hanno fatto.
> lo stesso passo potevamo farlo noi verso loro!!!
> 
> 
> -il vero problema e' che non siamo assolutamente pronti al dibattito sul biotech
> o il free biotech.
> abbiamo ancora paura del mercato, abbiamo ancora paura dei vincoli di potere,
> abbiamo ancora paura di
> fare del pubblico uno spazio vero. siamo un po indiani metropolitani.
> immaginate se sarebbe potuto esistere l'hacking senza programmatori. la risposta
> e' no. e non esistera free biotech se non saranno i biotech-workers a definirlo.
> saranno loro e non rodota a creare la discontinuita.
> solo in questo spirtito ha senso partecipare a quel dibattito: stare tra chi ci
> lavora e dire: scusate difronte a questo problema che facciamo?
> 
> -mi sento quasi in colpa, perche forse io ho spinto sull'accelleratore di un
> rapporto che credo sensato con gli studenti di biotech. che ma che non si e' in
> grado di gestire.
> 
> dopodiche
> AMEN
> 
> f
> 
> 
> 
> 
> 
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