Alle 4 di mattina, ho vomitato questa bozza di documento per il FSE, che e' prolissa e confusa. Vedete un po' voi se una cosa del genere e' un documento abbastanza forte per aprire un dibattito al FSE. Prendetelo comunque come un punto di partenza molto personale. E che non ho nemmeno riletto mezza volta :)) Ciao
andrea *** 1. Analisi 1.1 Il Framework Program VI 1.2 Il ruolo del sapere nella produzione 1.3 La proprieta privata del sapere 2. Proposte 2.1 Favorire una partecipazione sociale critica alla ricerca scientifica 2.2 Creare mobilitazioni tra gli scienziati 2.3 Diffondere cultura "copyleft" nei laboratori 1. Analisi 1.1 Il Framework Program VI La politica scientifica promossa dalla UE � oggi tesa a recuperare il divario di competitivit� con gli Stati Uniti. Ci� si traduce in linee di ricerca sempre pi� indirizzate verso ricerca direttamente brevettata e applicata. Come se la scienza di base non producesse innovazione e dimenticando, ad esempio, che l'innovazione tecnologica piu' importante dell'ultimo decennio, il WWW, non fosse nato in un laboratorio di base come il CERN. L'innovazione tecnologica � piu' complicata di come la vedono i commissari e i ministri UE. 1.2 Il ruolo del sapere nella produzione Ma non tutta la ricerca scientifica europea passa per i documenti UE. Ovunque si assiste ad un ibridazione della ricerca pubblica, privata, di base, applicata, parallela ad una diffusione del sapere come risorsa produttiva. Cio' deve allora corrispondere ad una presa di coscienza da parte dei ricercatori: non possono piu' difendere i propri diritti basandosi sul fatto che la scienza produca un presunto benessere sociale. Tale discorso, se assicura qualche solidarieta' presso l'opinione pubblica, impedisce a fortiori ogni critica nei confronti del contenuto del proprio lavoro. E produce, alla fine, un indebolimento della figura del ricercatore che si traduce in precarizzazione. Non si puo' difendere a spada tratta la scienza, e poi difendersi efficacemente da essa quando produce poverta', precarieta' e emigrazione in chi la fa. L'attuale organizzazione del lavoro di ricerca, precarizzato e "just in time", favorisce l'adattamento della ricerca agli obiettivi del mercato: un ricercatore precario e "imprenditoriale" produce innovazione piu' gradita e adatta alle esigenze del mercato, poiche' una parte del lavoro di marketing e' gia' inclusa nel lavoro di ricerca (basta leggere i criteri di selezione dei progetti di ricerca nei vari enti europei, nazionali o sovranazionali). 1.3 La proprieta privata del sapere D'altronde, in quanto lavoratori del sapere, gli scienziati sono coinvolti in prima persona, subendola, dalla lotta per la proprieta' di questa speciale risorsa produttiva. Brevetti e copyright erano una parte del reddito versato alla cittadella scientifica quando essa era separata dal resto della societa'; oggi che la cittadella e' diluita nella metropoli, brevetti e copyright regolano e ritmano il processo collettivo dell'innovazione negli snodi-chiave in modo da assicurare un progresso asservito al mercato. La proprieta' privata della conoscenza, ovvero il sistema dei brevetti, ha un ruolo rilevante nell'indirizzare le linee di ricerca: si pensi alla farmaceutica, in cui il miraggio di un brevetto muove medici, biologi, chimici e biochimici in progetti di ricerca apparentemente indipendenti ma in realta' pronti ad incastrarsi insieme per diventare farmaco; seleziona i laboratori distinguendo quelli che possono da quelli che non possono permettersi tecnologia brevettata; mettono in concorrenza i ricercatori, che rinunciano al dibattito collettivo (tra di loro ma anche con la societa' esterna ai laboratori) per non mettere a rischio la ricompensa economica: cio' parcellizza la ricerca in tante nicchie specializzate che ostacolano una visione d'insieme e una critica complessiva del sistema-progresso. Oltre alle pressioni interne al mondo della ricerca, la proprieta' intellettuale e' irrigidita in Europa da leggi e direttive di portata piu' ampia, come le recenti EUCD e la direttiva sulla proprieta' intellettuale. 2. Le proposte: 2.1 Favorire una partecipazione sociale critica alla ricerca scientifica La politica scientifica europea deve diventare oggetto di discussione e dibattito politico largo. Gli scienziati hanno il compito di rendere pubblici gli interessi, le modalita' e le strategie che regolano lo svolgersi della vita di laboratorio. Gli scienziati criticano l'ingenuita' dei movimenti che criticano l'attuale ordine scientifico-tecnologico (per esempio nel biotech e nel settore informatico, dipendente dalle commesse militari), e allo stesso tempo non danno ai movimenti la possibilita' di intervenire durante lo svolgersi della ricerca stessa. Gli scienziati hanno il dovere di fare divulgazione critica in tempo reale del loro lavoro; di far risalire i movimenti a monte del processo di innovazione; di criticare non solo l'applicazione della multinazionale, ma anche gli anelli meno espliciti ma non meno importanti dela catena idea-scoperta-brevetto-prodotto. E' necessaria un'infrastruttura indipendente per tale critica in tempo reale, qualcosa che assomigli ad un'Indymedia della scienza, in cui movimenti e scienziati possano scambiare informazioni e impulsi senza sfasamenti e anacronismi. 2.2 Creare mobilitazioni tra gli scienziati Occorre un lavoro di inchiesta sull'organizzazione del lavoro scientifico nel laboratorio, svolta da sindacati ma non solo, dato il carattere corporativo di molti di essi: nei sindacati della ricerca ci sono piu' baroni che dottorandi. Un'inchiesta europea della distribuzione del lavoro e del reddito nell'ambito scientifico deve portare alla demitizzazione del lavoro del ricercatore e un suo inserimento nei conflitti sociali che sempre piu' animano il lavoro precario in europa. Uno sciopero dei ricercatori sottopagati, che lasci i professori soli per un giorno davanti a fotocopiatrici inutilizzabili senza l'apposito dottorando, potrebbe far risaltare la condizione dei ricercatori precari, migranti, "sfruttati, malpagati e frustrati". Cio' deve coinvolgere gli studenti, precari in formazione. 2.3 Diffondere cultura "copyleft" nei laboratori Alla pressione per incentivare la brevettabilita' della ricerca si puo' ripondere promuovendo nei laboratori la cultura del copyleft. Accanto ai patent office ufficiali, si potrebbero aprire dei "copyleft office" autogestiti dai ricercatori e produrre un sistema peer-to-peer della pubblicazione scientifica per rompere il monopolio delle riviste. Primuovere a livello accademico e politico il progetto di ricerca S.E.C.T.OR.-No Limits, mirato a studiare l'opportunita' e la fattibilita' di uno spazio patent-free in Europa, per smetterla con l'inutile inseguimento agli USA e per imboccare una via diversa e open source all'innovazione tecnologica. -- la mia GPG public key: http://www.e-laser.org/pubkey.txt _______________________________________________ www.e-laser.org [EMAIL PROTECTED]
