ho anche io letto velocemente il documento che di primo impatto mi � piaciuto (magari in alcuni punti la forma � un po dura...ma poi tanto si traduce in inglese e il tutto ritorna neutro).
comq il mio intervento era diverso, sono stata contatta oggi da una tipa che sta dentro la maison de metall� (un luogo multi-tutto da quanto ho capito) per una riunione organizzativa di quello che sar� anti-esf (una serie di seminari conferenze iniziative parallele al esf ) se qualcuno di voi ricorda l'esperinza di HUB a firenze credo che dovrebbe essere una cosa simile (in realt� sono due mesi che sto cercando di capire di cosa si tratta ma per me italiana doc � veramente difficile capire i francesi e le loro problematiche).Se vedo che la cosa � interessante che ne direste di fare anche in questo ambito intervento di LASER?.


NB: io vado in avanscoperta ma se questi iniziano come al solito con le loro strapippe settarie dopo 20 minuti me ne vo ....saluti


At 04.37 05/09/03 +0200, you wrote:
Alle 4 di mattina, ho vomitato questa bozza di documento per il FSE, che
e' prolissa e confusa. Vedete un po' voi se una cosa del genere e' un
documento abbastanza forte per aprire un dibattito al FSE. Prendetelo
comunque come un punto di partenza molto personale. E che non ho nemmeno
riletto mezza volta :))
Ciao

andrea

***

1. Analisi
 1.1 Il Framework Program VI
 1.2 Il ruolo del sapere nella produzione
 1.3 La proprieta privata del sapere
2. Proposte
 2.1 Favorire una partecipazione sociale critica alla ricerca
scientifica
 2.2 Creare mobilitazioni tra gli scienziati
 2.3 Diffondere cultura "copyleft" nei laboratori


1. Analisi


1.1 Il Framework Program VI

La politica scientifica promossa dalla UE � oggi tesa a recuperare il
divario di competitivit� con gli Stati Uniti. Ci� si traduce in linee di
ricerca sempre pi� indirizzate verso ricerca direttamente brevettata e
applicata. Come se la scienza di base non producesse innovazione e
dimenticando, ad esempio, che l'innovazione tecnologica piu' importante
dell'ultimo decennio, il WWW, non fosse nato in un laboratorio di base
come il CERN. L'innovazione tecnologica � piu' complicata di come la
vedono i commissari e i ministri UE.

1.2 Il ruolo del sapere nella produzione

Ma non tutta la ricerca scientifica europea passa per i documenti UE.
Ovunque si assiste ad un ibridazione della ricerca pubblica, privata, di
base, applicata, parallela ad una diffusione del sapere come risorsa
produttiva. Cio' deve allora corrispondere ad una presa di coscienza da
parte dei ricercatori: non possono piu' difendere i propri diritti
basandosi sul fatto che la scienza produca un presunto benessere
sociale. Tale discorso, se assicura qualche solidarieta' presso
l'opinione pubblica, impedisce a fortiori ogni critica nei confronti del
contenuto del proprio lavoro. E produce, alla fine, un indebolimento
della figura del ricercatore che si traduce in precarizzazione. Non si
puo' difendere a spada tratta la scienza, e poi difendersi efficacemente
da essa quando produce poverta', precarieta' e emigrazione in chi la fa.
L'attuale organizzazione del lavoro di ricerca, precarizzato e "just in
time", favorisce l'adattamento della ricerca agli obiettivi del mercato:
un ricercatore precario e "imprenditoriale" produce innovazione piu'
gradita e adatta alle esigenze del mercato, poiche' una parte del lavoro
di marketing e' gia' inclusa nel lavoro di ricerca (basta leggere i
criteri di selezione dei progetti di ricerca nei vari enti europei,
nazionali o sovranazionali).

1.3 La proprieta privata del sapere

D'altronde, in quanto lavoratori del sapere, gli scienziati sono
coinvolti in prima persona, subendola, dalla lotta per la proprieta' di
questa speciale risorsa produttiva. Brevetti e copyright erano una parte
del reddito versato  alla cittadella scientifica quando essa era
separata dal resto della societa'; oggi che la cittadella e' diluita
nella metropoli, brevetti e copyright regolano e ritmano il processo
collettivo dell'innovazione negli snodi-chiave in modo da assicurare un
progresso asservito al mercato.
La proprieta' privata della conoscenza, ovvero il sistema dei brevetti,
ha un ruolo rilevante nell'indirizzare le linee di ricerca: si pensi
alla farmaceutica, in cui il miraggio di un brevetto muove medici,
biologi, chimici e biochimici in progetti di ricerca apparentemente
indipendenti ma in realta' pronti ad incastrarsi insieme per diventare
farmaco; seleziona i laboratori distinguendo quelli che possono da
quelli che non possono permettersi tecnologia brevettata; mettono in
concorrenza i ricercatori, che rinunciano al dibattito collettivo (tra
di loro ma anche con la societa' esterna ai laboratori) per non mettere
a rischio la ricompensa economica: cio' parcellizza la ricerca in tante
nicchie specializzate che ostacolano una visione d'insieme e una critica
complessiva del sistema-progresso.
Oltre alle pressioni interne al mondo della ricerca, la proprieta'
intellettuale e' irrigidita in Europa da leggi e direttive di portata
piu' ampia, come le recenti EUCD e la direttiva sulla proprieta'
intellettuale.

2. Le proposte:

2.1 Favorire una partecipazione sociale critica alla ricerca scientifica

La politica scientifica europea deve diventare oggetto di discussione e
dibattito politico largo. Gli scienziati hanno il compito di rendere
pubblici gli interessi, le modalita' e le strategie che regolano lo
svolgersi della vita di laboratorio. Gli scienziati criticano
l'ingenuita' dei movimenti che criticano l'attuale ordine
scientifico-tecnologico (per esempio nel biotech e nel settore
informatico, dipendente dalle commesse militari), e allo stesso tempo
non danno ai movimenti la possibilita' di intervenire durante lo
svolgersi della ricerca stessa. Gli scienziati hanno il dovere di fare
divulgazione critica in tempo reale del loro lavoro; di far risalire i
movimenti a monte del processo di innovazione; di criticare non solo
l'applicazione della multinazionale, ma anche gli anelli meno espliciti
ma non meno importanti dela catena idea-scoperta-brevetto-prodotto.
E' necessaria un'infrastruttura indipendente per tale critica in tempo
reale, qualcosa che assomigli ad un'Indymedia della scienza, in cui
movimenti e scienziati possano scambiare informazioni e impulsi senza
sfasamenti e anacronismi.

2.2 Creare mobilitazioni tra gli scienziati

Occorre un lavoro di inchiesta sull'organizzazione del lavoro
scientifico nel laboratorio, svolta da sindacati ma non solo, dato il
carattere corporativo di molti di essi: nei sindacati della ricerca ci
sono piu' baroni che dottorandi.
Un'inchiesta europea della distribuzione del lavoro e del reddito
nell'ambito scientifico deve portare alla demitizzazione del lavoro del
ricercatore e un suo inserimento nei conflitti sociali che sempre piu'
animano il lavoro precario in europa. Uno sciopero dei ricercatori
sottopagati, che lasci i professori soli per un giorno davanti a
fotocopiatrici inutilizzabili senza l'apposito dottorando, potrebbe far
risaltare la condizione dei ricercatori precari, migranti, "sfruttati,
malpagati e frustrati". Cio' deve coinvolgere gli studenti, precari in
formazione.

2.3 Diffondere cultura "copyleft" nei laboratori

Alla pressione per incentivare la brevettabilita' della ricerca si puo'
ripondere promuovendo nei laboratori la cultura del copyleft. Accanto ai
patent office ufficiali, si potrebbero aprire dei "copyleft office"
autogestiti dai ricercatori e produrre un sistema peer-to-peer della
pubblicazione scientifica per rompere il monopolio delle riviste.
Primuovere a livello accademico e politico il progetto di ricerca
S.E.C.T.OR.-No Limits, mirato a studiare l'opportunita' e la
fattibilita' di uno spazio patent-free in Europa, per smetterla con
l'inutile inseguimento agli USA e per imboccare  una via diversa e open
source all'innovazione tecnologica.

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