On 6/15/05, [EMAIL PROTECTED] <[EMAIL PROTECTED]> wrote:
> Oggi c'e' un articolo di cini sul manifesto a proposito dei referendum.
> Qualcuno puo' fwdarlo se c'e' l'ha in formato testo?

trovato qui:
http://www.cdbcassano.it/cini.htm


LE DUE SUPERSTIZIONI

MARCELLO CINI 



E'sempre brutto dire: "io l'avevo detto". Eppure, l'avevo detto. Era
ovvio che doveva andare cosi'. Solo i radicali potevano pensare che
andasse diversamente; e il minimo per chi avrebbe il dovere di fare
scelte politiche responsabili era di non dare retta ai radicali, che
hanno da vent'anni concentrato i loro sforzi sull'obiettivo di far
fallire tutti i referendum possibili. Invece, visto che non ci bastano
i litigi tra Prodi e Rutelli, siamo partiti lancia in resta in questa
ennesima impresa fallimentare. Perche' non poteva non finire cosi'? I
motivi sono tanti. Il piu' banale e' che, una volta scoperto che i
contrari possono camuffarsi da indifferenti, la bilancia pende dalla
parte dei primi gia' in partenza con almeno il 30% dei voti sul
piatto. Alla faccia dell'uguaglianza dei cittadini e della democrazia.
Non lo sapevano i nostri genii della politica? Il secondo motivo e'
che la procreazione assistita riguarda un piccolissimo numero di
coppie coinvolte direttamente e un piccolo numero di persone che
ancora pensano sia un dovere civico occuparsi di politica. Molti
dunque non sono andati a votare perche' non avevano ne' voglia ne'
interesse a capirci qualcosa. E' anzi addirittura straordinario che
all'appello abbiano risposto dieci milioni di cittadini, non
direttamente coinvolti ne' particolarmente interessati o competenti o
informati, solo per un vago senso di appartenenza all'area laica e
democratica. Si poteva fare a meno di dar loro un'altra botta in
testa. Il terzo motivo, meno banale ma anch'esso prevedibile, e' che,
quando il pastore (polacco o tedesco che sia) sguinzaglia il cane per
far tornare il gregge all'ovile, poche sono le pecore che rifiutano di
ubbidire. E non vale proprio la candela giocarsi un posto in paradiso
(e forse anche, vista l'aria che tira, in terra: basta pensare al
controllo sociale su chi va e chi non va a votare nei piccoli paesi
dove tutti si conoscono) per una controversia teologica che appare
tanto lontana. Il quarto motivo e', anche questo va detto, che la
gente non ha piu' tanta fiducia negli scienziati.

A torto o a ragione? A torto, se si guarda ai progressi straordinari
della medicina che hanno elevato a ottant'anni la vita media umana
nell'occidente opulento e l'hanno resa piu' ricca, varia e
interessante per una minoranza consistente degli abitanti del pianeta.
A torto, se si considera che le prospettive di trovare il modo di
curare malattie diffuse e invalidanti sono concrete e perseguibili a
patto di investire nella ricerca uomini e mezzi. E, infine ancora a
torto se ci si illude di affrontare i problemi dello sviluppo
sostenibile di un mondo globalizzato senza il contributo
indispensabile di una ricerca scientifica e tecnologica finalizzata a
soddisfare i bisogni piu' elementari della maggioranza dell'umanita'.

Con qualche ragione, tuttavia, se si tien conto che le attivita' degli
scienziati sono sempre piu' strettamente intrecciate con i meccanismi
di un mercato della conoscenza che aggrava ovunque il divario fra
ricchi e poveri e minaccia la stabilita' stessa dell'ecosistema
terrestre. Problemi come i mutamenti climatici, l'insorgere di nuove
impreviste malattie, le minacce di crisi energetiche, alimentari e
idriche, sono percepiti a livello di massa come sintomi di una perdita
di controllo da parte delle classi dirigenti mondiali sul futuro
dell'umanita' e della crescente subordinazione della scienza agli
interessi delle poche decine di imprese multinazionali che dominano il
mondo. In particolare, e questo e' il quinto motivo, e' vista con
preoccupazione la prospettiva di una trasformazione della natura umana
attraverso un intervento genetico sul genoma dalle prospettive incerte
ed eticamente discutibili.

Non pochi scienziati contribuiscono ad alimentare questa diffidenza.
Per esempio, in un libro dal titolo provocatorio Riprogettare gli
esseri umani, Gregory Stock, direttore del Programma di medicina,
tecnologia e societa' dell'Universita' della California, discute
dell'impatto della ingegneria genetica sul destino biologico della
nostra specie. La sua tesi e' esplicita: "Il momento in cui la
tecnologia della linea germinale raggiungera' un sufficiente livello
di sicurezza e affidabilita', segnera' l'inizio della
autoprogrammazione umana". Secondo questo autore, non dobbiamo farci
spaventare dagli spettri dell'eugenetica nazista. E' roba del secolo
scorso e non ci riguarda piu'. Dunque - alla faccia degli ingenui che
continuano a sostenere che la scienza non ha a che vedere con le sue
applicazioni pratiche e ancor meno con l'economia e i soldi - Stock
dichiara: "Abbiamo sborsato miliardi per scoprire la nostra biologia
non per vana curiosita', ma nella speranza di migliorare le nostre
vite. Non intendiamo allontanarci da questa direzione". * Non e' con
questi argomenti che gli scienziati riacquisteranno la fiducia della
gente. Diceva Gregory Bateson, un grande e saggio scienziato da tutti
dimenticato: "Di tutti i numerosi modi di affrontare il problema
mente-corpo, molti portano a soluzioni a mio parere inaccettabili.

Queste soluzioni sono fonte di svariatissime superstizioni, che
dividerei in due classi. Vi sono forme di superstizione che collocano
la spiegazione dei fenomeni della vita e dell'esperienza fuori dal
corpo. Il corpo e le sue azioni sarebbero influenzati e in parte
comandati da un qualche agente soprannaturale separato, una mente o
spirito (...) Questa superstizione non spiega nulla. La differenza tra
mente e materia e' ridotta a zero". "Vi sono per contro - prosegue -
superstizioni che negano affatto la mente. Come cercano di dimostrare
i meccanicisti o materialisti, non vi e' nulla da spiegare che non
possa essere descritto da sequenze lineali di causa ed effetto. Per
costoro l'informazione, l'umorismo, i tipi logici, le astrazioni, la
bellezzza, la bruttezza, il dolore, la gioia e cosi' via son cose che
non esistono. Secondo questa superstizione, insomma l'uomo e' una
specie di macchina". E conclude: "Non posso che ribadire con la
massima chiarezza le mie opinioni sul soprannaturale da una parte e
sul meccanicistico dall'altra: io disprezzo e temo entrambe queste
opinioni estreme e le giudico ingenue e sbagliate sotto il profilo
epistemologico e pericolose sotto il profilo politico". Ancora una
volta si sono scontrate le due superstizioni. Riusciremo mai a trovare
lo stretto sentiero che le separa?
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