1) La questione precarieta' della precarieta' della ricerca, sollevata
dal ddl moratti, e' stata ripresa dagli studenti per un motivo: la
precarieta' di chi lavora nell'universita' rientra in un progetto di
dequalificazione dell'uni, iniziato ben prima con berlinguer. La riforma
berlinguer, per esempio, ha introdotto il 3+2 e i famigerati "docenti a
contratto", 40000 persone che fanno didattica all'universita' per 1000
euro a semestre (quando va bene: spesso la fanno gratis). Proprio per
questo la lotta ha la parola d'ordine "Ne' zecchino ne' moratti". Della
situazione attuale hanno piu' colpa gli attuali baroni della povera
Moratti, che intende solo tramutare in legge lo stato dell'arte.
2) Non e' vero che gli studenti lottino contro il DDL moratti perche'
prefigura un futuro precario per loro: solo una parte infinitesimale
degli studenti spera di fare ricerca, gli altri sperano di fare altro.
3) Non c'e' nessuna continuita' tra la blanda contrarieta' baronale e le
occupazioni. Per quanto possibile, si sta cercando di polarizzare le
posizioni per mostrare che nell'universita' non siamo tutti sulla stessa
barca (per esempio, interrompendo ieri l'assemblea di ateneo indetta
dall'alto dal rettore della Sapienza). I baroni si sono arrogati il
diritto di rappresentare il malcontento degli atenei per annacquarne i
contenuti. Liquidare la protesta come una "protesta della lobby" porta
acqua al mulino dei baroni, dequalifica la protesta, restituisce a loro
il "timone" della lotta anti-moratti e impedisce che dall'universita'
arrivino correttamente i messaggi delle occupazioni.
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