pwd9148 wrote:
1) La questione precarieta' della precarieta' della ricerca, sollevata dal ddl moratti, e' stata ripresa dagli studenti per un motivo: la precarieta' di chi lavora nell'universita' rientra in un progetto di dequalificazione dell'uni, iniziato ben prima con berlinguer. La riforma berlinguer, per esempio, ha introdotto il 3+2 e i famigerati "docenti a contratto", 40000 persone che fanno didattica all'universita' per 1000 euro a semestre (quando va bene: spesso la fanno gratis). Proprio per questo la lotta ha la parola d'ordine "Ne' zecchino ne' moratti". Della situazione attuale hanno piu' colpa gli attuali baroni della povera Moratti, che intende solo tramutare in legge lo stato dell'arte.
da precisare, mentre zecchino e berlinguer erano degli ingenui che credevano di inseguire la new-age retorica della produzione virtuale, flessibilizzando e accorciando i cicli formativi (retorica a cui non eravamo immuni nemmeno nella sinistra radicale [io in primis]), senza purtroppo essere sostenuti da una crescita del sistema paese (o senza essersene accorti), che a cavallo della fine del '90, iniziava uno strano declino; la Moratti e' responsabile di dare un colpo di grazia ad un sistema che aveva delle possibilita' di riadattamento. Dietro la Moratti non c'e' altro che il dictat berlusconiano: aho me li levi dalle palle. Costano troppo e non fanno un cazzo, non li posso mandare manco all'isola dei famosi. E io devo tagliare le tasse. Spero che riuscite a capire la differenza, altrimenti le strade di questa protesta saranno come quelle della Pantera. Lontane dalla struttura del sapere, e dentro i quartieri a fare le balere dei centri sociali. Storia docet. Tra pochi mesi uscira la parola d'ordine: Penetrare il territorio. E vai!!!!!!!!
2) Non e' vero che gli studenti lottino contro il DDL moratti perche' prefigura un futuro precario per loro: solo una parte infinitesimale degli studenti spera di fare ricerca, gli altri sperano di fare altro.
se la precarieta fosse solo dei ricercatori scientifici saremo a cavallo. spero che lottino o esprimano malessere per il fatto che studio-lavoro sono due variabili sempre piu' indipendenti, paradossalmente in Italia, e che lo slancio di crescita del paese basato sulla costruzione di una societa' high-educated, non sia solo una reminescenza degli anni '60, ma che possa ritornare ad essere un senso di speranza. seno, ciao ciao se vedemo nel terzo mondo. E non mi rispondete come berlusca, che noi siamo avanzati e ricchi perche' se mannomo i messaggini al cellulare :))))))))
3) Non c'e' nessuna continuita' tra la blanda contrarieta' baronale e le occupazioni. Per quanto possibile, si sta cercando di polarizzare le posizioni per mostrare che nell'universita' non siamo tutti sulla stessa barca (per esempio, interrompendo ieri l'assemblea di ateneo indetta dall'alto dal rettore della Sapienza). I baroni si sono arrogati il diritto di rappresentare il malcontento degli atenei per annacquarne i contenuti. Liquidare la protesta come una "protesta della lobby" porta acqua al mulino dei baroni, dequalifica la protesta, restituisce a loro il "timone" della lotta anti-moratti e impedisce che dall'universita' arrivino correttamente i messaggi delle occupazioni.
vedi punto uno. capire per agire. e sapere dove agire. incontro dei movimenti con prodi-bertinotti. Tavolo di discussione. dove salvare il salvabile, dove riformare, dove rivoluzionare. senza mediazione dei baroni.
byebye cf
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