From: "rino lo turco" <[EMAIL PROTECTED]>

Ma quando?. L'azienda è sempre in grado di attivare tutta una serie di attività idonee a prevenire il fenomeno senza per altro violare la protezione dei dati personali e la privacy ( sono cose diverse) dei dipendenti. Forse sarebbe ora che le aziende ritornassero a affidare il proprio patrimonio a IT manager e non a programmatori o analisti (pseudo sistemisti) impreparati a gestire tali situazioni. La 196 impone attività di prevenzione e la tecnologia offre strumenti idonei a tale scopo, inoltre esistono le regole comportamentali, mi ha non poco fatto piacere vedere in diverse aziende cartelli iso che promuovono comportamenti consoni agli ambienti ivi compresa l'astensione dall'uso di alcolici, per cui se tali richiami sono accettati non vedo perchè non debbano esserci richiami a regole comportamentali sull'utilizzo dei prodotti informatici. infine ricordo che il datore e di lavoro ha obbligo di vigilare e che la "culpa in vigilando" ha risvolti penali.
In pratica non ci sono scuse .


***rino,
siamo perfettamente d'accordo sul principio, ma la ns risposta era su questa affermazione:

""CUT ... provo a fare un esempio: se uno si scarica 1 mp3, una volta al mese,
non è critico,
se uno si scarica 3 dvd al giorno, questo inizia ad essere un punto critico......(CUT).""

aggiungo che la sicurezza informatica non deve essere "in mano" agli IT Manager, ma alla ICT Security Manager.. :-)

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gerardo costabile
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