Ciao a tutti,

Credo sia stato sfiorato il punto centrale. La legge non solo impone delle regole, ma stabilisce anche dei principi.
        
Il giorno 21/gen/08, alle ore 10:46, Roberto Tanara ha scritto:

Rosario Russo wrote:

La richiesta di un datore di lavoro che chiede le email del dipendente, purche' quest'ultimo sia stato avvertito e abbia accettato la cosa (v. sindacati interni, ecc...), non mi sembra cosi' assurda.
Lo è nella misura in cui prefigura un controllo indiscriminato e continuativo.
Il titolare ha l'obbligo di seguire l'andamento della sua azienda, a maggior ragione se essa e' piccola. Se un paio di dipendenti furbetti (eh, si', ci sono anche loro, non esistono solo datori di lavoro mefistofelici) tramano a danno dell'azienda e il titolare non se ne accorge per tempo, puo' chiudere baracca e burattini.

E chi controlla il controllore?

Il "controllo preventivo" (stile guerra preventiva, passatemi il paragone) non è un principio che la legge sposa, è contrario allo statuto dei lavoratori ed è "off-topic" rispetto alla normativa per la tutela dei dati personali, nella misura in cui l'accesso ai dati, che non appartengono nè all'azienda nè al dipendente ma all'Interessato, sia esso lo stesso dipendente, sia garantito come vuole la legge stessa.
Per le conseguenze di azioni fraudolente esistono i tribunali.
Sono ammesse delle forme di controllo "imparziali" anche nell'industria, ma come tali presuppongono che non si tratti di un controllo pedissequo ma casuale, peraltro in generale creato come deterrente verso i furti, non essendo un vero e proprio meccanismo di prevenzione e protezione, che anche i dipendenti accettano, spesso loro malgrado, perchè consapevoli di una realtà fatta in un certo modo e perchè questa tipologia di controlli non sfiora la propria sfera privata o comunque personale.

Cosa che succederà presto se passa il tempo a leggere le email dei dipendenti.

Non crediamo che i consulenti migliori siano quelli che fanno rispettare la legge in maniera integralista. Ricordiamoci anche che un'azienda deve soprattutto produrre. Bisogna compensare la duttilita' del lavoro con la protezione dei dati, mediante parecchi compromessi, e non proteggere i dati a discapito della flessibilita' del lavoro. E sappiamo bene che la comodita' e' nemica delle regole.

Questo è a mio avviso il punto centrale. Una proficua interazione e controlli più "strutturati" (indicatori, etc...) permettono al datore il giusto controllo verso il proprio dipendente. Il datore deve concentrarsi sugli elementi verificabili all'interno del rapporto contrattuale, ovvero relativamente al contributo atteso del dipendente all'azienda di appartenenza. Se non è in grado di farlo, allora la sua azienda ha ben altri problemi. Che si concentri su quelli. Controllare le mail dei dipendenti non risolve il problema. Si facciano lavorare le persone, non si aggiunga un carico ulteriore sulla struttura per il controllo. Se il dipendente ha da fare, non passa il tempo su internet a giocare, nè spreca troppo tempo a scambiare barzellette con gli amici. Se lo fa e non produce, leggere la posta non aggiungerà niente. Se, viceversa, lo fa e produce, perchè stabilire un clima di sospetto? Che fine ha fatto la famosa "motivazione"?

Si pensa veramente che se un dipendete "trama" nei confronti dell'azienda, faccia questo con la posta aziendale? Certo che dipendenti che tramano ci sono. Producono? Questa è la prima domanda. E se lo fanno e tramano, vuol dire che sono bravi, quindi, a meno di non ascoltare le telefonate, monitorare anche le caselle di posta personali e quant'altro, difficilmente li si potrà scoprire.

Probabilmente tutto questo ha poco a che fare con la sicurezza e con la legge, molto di più con il buon senso.



Luca Bechelli
Security Consultant
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