L'articolo in questione e' aria fritta, come giustamente e' gia' stato notato.

Lascia pero' il dubbio di una misteriosa backdoor, che potrebbe anche esserci.

Ma scusate, se un'organizzazione X complessa e resourceful volesse
dare un giocattolo che critta,
allo scopo di farlo usare agli idioti e decrittare a volonta', che
senso avrebbe mettere una trapdoor e dare il sorgente?
E' vero che non e' banale scovarla in un codice lungo, ma e'
possibile, basta un laureando in gamba
 che se lo scava (e mi verrebbe voglia di farlo fare..) per avere una
probabilita' non trascurabile di trovarla.
E nel momento che e' trovata cade tutto il discorso, nessuno lo userebbe piu'.

Se invece io fossi X farei una cosa molto piu' elegante, ovvero
prenderei un crittosistema famoso e lo modificherei
leggermente con la scusa di irrubostirlo, ma ficcandoci dentro una
trapdoor matematica.
/* NOTA
   modifiche ad arte per irrobustire si fanno spessissimo,
specialmente in ambiti di applicazioni critiche, irrobustendo o
   l'S-Box o il mxing-layer o, i piu' arditi, il key-schedule */

C'e' un bel articolo di Paterson che modifica ad arte il DES, pur
rispettando tutti i criteri pubblici con cui l'avevano costruito,
ma inserendoci una trapdoor che solo il progettista sa sfruttare.

/* begin[parte matematica saltabile]
Paterson costruisce una cifra con un sistema di blocchi
imprimitivita', che e' una trapdoor molto subdola xche' anche se si
sospetta che ci sia
tale sistema il costo di trovarlo e' piu' alto del brute-force stesso.
Successivamente e' stato (quasi) dimostrato che AES non ha tali
blocchi (e nemmeno il Serpent).
Il "quasi" e' veramente troppo tecnico da dire qui, chi e' interessato
me lo dica che gli passo dei miei paper
*/


L'implementazione sarebbe corretta, l'algoritmo apparentemente forte
almeno quanto l'altro, e tutti lo userebbe beatamente, mentre
X potrebbe decrittare quando vuole.

Conclusione: usa Truecrypt serenamente fino a prova contraria.


Max
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