[n] come pubblicare
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> Butto giu' una piccola riflessione mattutina.

beh, il mattino ha l'oro in bocca, ma si dice anche che la parola è d'argento 
e il silenzio è d'oro ;)

> mi sono convinto che la cultura  
> espressa da questa maggioranza sia per forza radicata in alcuni  
> interessi ed in alcuni settori. 
> gli stakeholders insomma.
….
> I due partiti che daranno luogo al partito democratico, ma io direi  
> anche l'area culturale che spinge per la sua realizzazione, sono  
> fortemente legati a questi attori per interessi, convenienza, progetti  

fin qui mi sembra una lucida analisi su cui confrontarsi, così come trovo 
valido il problema culturale e mediatico sollevato oltre:

> discussioni culturali (che nei fatti sono orientate da varie  
> fondazioni e riviste finanziate, guarda un po', proprio dagli  
> stakeholders di cui sopra).

richiamo in particolare che su repubblica è in atto da mesi un dibattito sul 
socialismo.
Mi ha colpito in particolare un articolo di Scalfari, link: http://www.repubblic
a.it/2006/08/sezioni/politica/socialismo/schiavi-globali/schiavi-globali.html
in risposta ad una lettera di Bertinotti, che rinnovava la tematica del 
superamento del capitalismo.
l'articolo di Scalfari, al di là del disprezzo esplicito per Bertinotti, è una 
perorazione del riformismo, spiegando che il sistema e le diseguaglianze 
(economiche e dei diritti) non sono un problema del sistema capitalistico, ma 
un elemento intrinseco alla natura umana. Se questi sono i presupposti su cui 
si vuole costruire la politica della nuova "sinistra" "moderata" è corretto e 
sacrosanto rifiutarla in toto. 
Tornando agli aspetti più prettamente contingenti 

> Potrà essere un  partito riformista e progressista, ma difficilmente un 
partito  
> innovatore (nel senso di portatore di novità rispetto allo status quo  
> economico, sociale e culturale) se non in senso punitivo nei confronti  
> dei settori "nemici".

non mi è chiara questa ulteriore considerazione. chi sono secondo te i settori 
“nemici”? in realtà abbiamo visto chiaramente che le corporazioni più vicine 
alla destra si difendono piuttosto bene dagli attacchi ai loro interessi 
costituiti, (basti vedere quante nuove licenze taxi sono state rilasciate dal 
comune di roma di quelle già deliberate: zero ) ed hanno validi sostenitori 
anche nel centro sinistra. 

> Allo stesso modo mi convinco sempre più che a Roma servirebbe una  
> vittoria della destra per sbloccare un quadro che si sta  
> sclerotizzando

iiihhh! qui proprio mi si rizzano i capelli in testa. ricordo la favola delle 
rane di esopo, che, insoddisfatte del re travicello, invocarono da giove un 
nuovo re e ricevettero una serpe che ne fece strage. crediamo forse che la 
debolezza psichica, la incapacità di questi signori di ritrovare una nuova 
idea di sinistra, sia peggio di chi questa idea non l'ha mai cercata e pensa 
che l'homo homini lupus sia l'unica e possibile realtà?
La rete di queste corporazioni è bipartisan e troverebbe nella destra 
"smaliziata" altrettanto e maggiore sostegno. Nella realtà questo partito, (o 
le forze che lo andranno a comporre) non sarebbe neanche corretto chiamarlo 
progressista o riformista, ma fortemente conservatore. 
Per lo meno ha correnti interne con una debole sensibilità alle tematiche 
sociali, e, se proprio occore mandargli un messaggio elettorale, forse è 
meglio attraverso il sostegno alla sinistra “radicale”, o al limite 
rosapugnista (che ha discutibili idee sociali, ma almeno è laica e 
anticorporativista nel dna).
Le forze più radicali hanno la doppia potenzialità di portare direttamente il 
dibattito su queste problematiche e di stimolarle indirettamente rafforzando 
le parti più sane dei Ds.

Recentemente ho avuto modo di conoscere un ex comunista che gestisce impianti 
sportivi, sfruttando la rete di amicizie di area romana con ex come lui. Il 
suo ufficio era un piccolo santuario di divinità in disgrazia: santini del 
Che, poster di Enrico, spilletta di Mao.
Non mi ha colpito come questo tipo di persone siano le stesse che agitavano 
l'ideologia del comunismo, su cui fioriva il cinismo togliattiano e il 
compromesso berlingueriano. Sono moloch partitocratrici e nostalgici 
cattocomunismi, morti viventi che vanno marginalizzati.
Non può non saltare agli occhi che è in corso una ricerca di identità e 
proprio rifondazione sta facendo (timidi?) passi per una reale archiviazione 
del comunismo.

> L'unica alternativa che mi viene in mente, ma non credo possibile, è  
> che venga rigettata la forma partito facendo esplodere l'organicità di  
> queste relazioni ed interessi. Si tratterebbe però di un colpo di  
> stato che ribalterebbe la partitocrazia, cosa che ripeto non mi pare  
> possibile chiedere ad un nuovo partito.

Beh, appunto! Con un po’ più di fiducia (perché è proprio la disperazione 
l’arma del nemico) occorre forse lavorare sulle forze interne e di contorno, 
su quelle che, nei Ds in particolare, non vedono di buon occhio la deriva 
apolitica del partito democratico.

Ciaoo 
Mario

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