Buongiorno Maurizio e nexiane,

maurizio lana <[email protected]> writes:

> siamo 'semplicemente' qui, con il citizen wallet di Bologna:
> https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_di_credito_sociale
> "Il sistema di credito sociale è un'iniziativa creata dalla Repubblica 
> Popolare Cinese al fine di sviluppare un sistema nazionale per 
> classificare la reputazione dei propri cittadini."

lungi da me fare l'avvocato d'ufficio non richiesto del governo cinese,
però ho l'impressione che attorno al /famigerato/ sistema di credito
sociale cinese - che per essere chiari, da quello che capisco non mi
piace affatto - ci siano "semplicemente" alcune fondamentali
misconcezioni:

1. prima misconcezione

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the Social Credit System also generated a large amount of misreporting
and misconceptions in the media due to translation errors,
sensationalism, conflicting information, and lack of comprehensive
analysis.[17][38][39][40] The prominent example includes widespread
misassumption that Chinese citizens are rewarded and punished based on a
numerical score assigned by the system.[12][19][41][42]

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L'estratto l'ho predo dall'introduzione dell'articolo EN:
https://en.wikipedia.org/wiki/Social_Credit_System
e i riferimenti tra parentesi quadra sono altrettanti link a fonti che
approfondiscono l'argomento.

Non è quindi del tutto chiaro esattamente /come/ sarebbe così "brutto e
cattivo" il sostema di credito sociale cinese, rispetto per esempio a
quello bolognese

2. seconda misconcezione

Quando giustamente ci indignamo (almeno per come ci viene narrato) del
sistema cinese spesso ci scordiamo del sistema occidentale di
sorveglianza di massa ai fini di concessione del credito (/quindi/ ai
fini di sfruttamento del debito, e qui mi fermo) iniziato sul finire
dell'800 (non è un refuso) negli USA [1]

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I registri di credito non contenevano solo “black list” di cattivi
pagatori o dati relativi alle transazioni finanziarie, ma erano
costituiti da dettagliate informazioni circa il tenore di vita del
“cliente” e del suo intero nucleo familiare (proprietà, autovetture e
hobbies), la carriera lavorativa, le condizioni di salute ed eventuali
precedenti giudiziari.

I dati erano raccolti manualmente con questionari e test direttamente
presso i consumatori, tanto desiderosi di possedere i nuovi beni di
consumo quanto del tutto ignari delle insidie per la loro privacy
(ops!). Le registrazioni venivano poi condivise da commercianti e
negozianti con le diverse organizzazioni a cui erano associati, che
rilasciavano i credit reports aggiornati, inizialmente solo ai propri
iscritti.

Col tempo, la crescente mobilità dei consumatori tra i vari Stati e lo
sviluppo delle telecomunicazioni favorì le aggregazioni tra le varie
agenzie locali di credito ed il progressivo accentramento delle
informazioni in grandi schedari più o meno organizzati.

L’introduzione dei primi computer sul finire degli anni ’50 ma prima
ancora, negli anni ’40, l’introduzione di metodi analitici con algoritmi
matematici e statistici per calcolare il rischio di credito (qui nasce
il credit score, il punteggio di credito che ancora ci portiamo addosso)
modificarono progressivamente la gestione e il trattamento
dell’impressionante mole di dati personali accumulati da queste
organizzazioni private in circa 60 anni di attività.

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Come possiamo vedere, questo "vizietto" i nostri /amministratori/ (noi
siamo gli amministrati) lo hanno da un sacco di tempo.

3. terza misconcezione

Il /mito/ della meritocrazia pervade le culture occidentali (quasi)
tanto quanto quelle orientali [2]; principio /fondante/ della
meritocrazia è «advancement in such a system is based on performance, as
measured through examination or demonstrated achievement.» [3] e da
questo principio si arriva /dritti dritti/ ai più disparati sistemi di
"scoring", dalle graduatorie per l'accesso alle case popolari fino alla
"tessera del bravo cittadino" di Bologna... fino ad arrivare alla
"tirannia del merito" di cui parla (anche) Michael Sandel [4] e della
quale (se non ricordo male) forse si è parlato anche qui in passato.

Se la misura diventa il primato dell’istituzione, dell’organizzazione,
dell’efficienza, dell’immediata funzionalità, della mercificazione delle
relazioni sociali, allora si perde di vista la comunità di persone, la
relazione di fraternità.

4. quarta misconcezione

É discretamente apparente la volontà di creazione di scarsità
artificiosa di "una cosa" [5] da parte di una parte consistente delle
classi dirigenti, scarsità che poi i governi usano per giustificare come
inevitabile il fatto che "la cosa" debba essere "razionata" e
distribuita secondo infallibili criteri di merito... e si arriva dritti
ai sistemi di credito sociale, all'"algoritmo" di selezione dei
candidati, al sistema penale "aumentato" dall'AI...

Forse le risorse che ci sono potrebbero essere impiegate diversamente,
ma «incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire
alcunché»


[...]

Un caro saluto, 380°



[1] «L’inizio della sorveglianza di massa negli Stati Uniti», Carlo
Blengino, 9 Giugno 2019
https://www.ilpost.it/carloblengino/2019/06/09/la-piu-longeva-e-invasiva-sorveglianza-di-massa-mai-realizzata-negli-usa/

[2] https://en.wikipedia.org/wiki/Myth_of_meritocracy

[3] https://en.wikipedia.org/wiki/Meritocracy

[4] https://jmp.princeton.edu/events/tyranny-merit-whats-become-common-good

[5] petrolio (non doveva esaurirsi venti anni fa?), gas russo, posti in
terapia intensiva, case popolari, capienza degli studenti ai corsi di
laurea, numero di posti di lavoro a tempo indeterminato per insegnanti
(che rimangono precari quasi a vita)...

-- 
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)

«Noi, incompetenti come siamo,
 non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»

Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts.  Ask me about <https://stallmansupport.org>.

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