Caro Giacomo,

la terza via - hacker - io la definisco "dei dati come commons" (PS), ma
non sono certo che sia la strada intrapresa a Barcellona ed Amsterdam. Le
vedo più simili al caso cinese, ma certo la cosa va approfondita e non mi
pare in nodo centrale della discussione.

Non credo che la strada sia lunghissima, né che ci vogliano anni di
formazione e educazione civica.
Quanto ci è voluto per passare dal cavallo all'automobile?
O meglio: quanti corsi abbiamo fatto per usare la posta elettronica? e gli
smartphone?
L'*Internet dei valori* può entrare nella nostra vita con la stessa
scioltezza, basta l'occasione giusta...
Comunque, tu ne parli come se potesse accadere in un futuro prossimo, ma le
sperimentazioni ci sono già e sono centinaia, A fine mese documenterò
questo processo in corso, su cui sto lavorando da un po' con alcuni
collaboratori.

L'esperienza di Decode non è l'unica, ce ne sono altre. Comprendo le
ragioni ideologiche e di interesse che hanno portato alla scelta di questo
modello: esso si adatta ad un sistema politico che si considera al centro
della gestione del benessere locale e che vede i cittadini come utenti,
magari attivi (la "co-produzione" può diventare una modalità ambigua), ma
sempre utenti. La democrazia rappresentativa non è messa in discussione,
non se ne colgono i limiti rispetto allo stato attuale delle cose. Si
guarda a nuovi problemi con le vecchie idee, mantenendo server
centralizzati oppure addomesticando tecnologie che nascono distribuite per
riaccentrarle (ad esempio permissioned blockchain, "stable cryptocoins"
ancorate ad una moneta nazionale, etc..).

Quando i cittadini sono considerati produttori, magari di dati, allora la
musica cambia. *Lo scrivo apposta con l'indicativo presente.*

Esiste anche un altro approccio, pienamente "commons", che a livello
europeo pare aver perso per ora la partita. Non vuol dire che non possa
risorgere in altre forme: porto ad esempio la piattaforma Ubiquitous
Commons di Salvatore Iaconesi  http://www.ubiquitouscommons.org/
Ma ce ne sono altre...
Le forme tecniche ed organizzative (e quindi legali) che questi *common
pool *di dati possono prendere è varia e su questo mi sto concentrando,
soprattutto perchè la pandemia e le altre emergenze mi hanno convinto del
tutto che le istituzioni locali non ce la fanno ad agire con prontezza ed
essere efficaci. Mi riferisco alla protezione della vita umana ed a
ridurre la sofferenza evitabile.

Non si tratta di usare argomenti contingenti del genere "i servizi sotto
finanziati perchè il neoliberismo ha ridotto il welfare" e "dobbiamo
rilanciare l'occupazione pubblica e finanziare grandi programmi
d'intervento statale"...

Si tratta di sperimentare -  ove si possa farlo - una nuova forma diffusa
di governo delle risorse. Pensando che siamo una "società di individui",
sottraendo alla definizione ogni tentazione giudicante (di solito in
negativo), possiamo facilmente riconoscere che le indebolite forme di
solidarietà nate nella società industriale, con non pochi sforzi, lotte e
drammi, non possano rispondere al tipo di protezione sociale necessaria in
questo sistema post-industriale. Ma a volerlo vedere, il nuovo è già tra
noi, solo che non abbiamo le parole per dirlo e gli occhi per vederlo.

D'altro canto, quanto più innoviamo, anche eco-consapevolmente, tanto più
riduciamo consumi e PIL, generando disoccupazione tecnologica
(l'occupazione che si crea non corrisponde in quantità a quella persa e
non lo è nemmeno nella forma/qualità: la flessibilità non è solo frutto del
vituperato neoliberismo e delle malefiche aziende piattaforma il cui  "modo
ancor m’offende", "generatrici di precariato e della scomparsa del piccolo
commercio sottocasa" oltre che di altre nefandezze, ben documentate in
questa newsletter, ma in ogni iniziativa di rete P2P e orientata al
commons; la flessibilità è un modus operandi e vivendi dei partecipanti, è
nel loro DNA sociale).
La disoccupazione tecnologica non è né congiunturale, né strutturale in
senso classico: è generata dalla potenziale liberazione dal lavoro
salariato e non. Vuol dire che cambia anche il significato di impresa,
dell'essere imprenditore e anche del volontariato così come li conosciamo.

Conviene anche pensare che siamo sistematicamente in relazione con delle
emergenze di varia natura, per le quali la ricerca della sostenibilità
(ambientale, economica, sociale etc...) non basta più. Occorre creare forme
di *adattamento consapevole*: a livello ambientale e climatico non si torna
più indietro, o per lo meno non del tutto. Credo convenga farsene una
ragione. Se no, continuiamo a lasciare il tema ai quindicenni, come già sta
avvenendo dal 2018.

Si può partire da piccole esperienze. In esse non solo i "dati"
digitalizzati, ma è lo stesso processo di *knowledge provisioning *ad
essere oggetto di attenzione consapevole da parte dei partecipanti.

Chi sente di condividere almeno in parte quanto sopra e fosse interessato a
sviluppare azioni concrete, può contattarmi: sarò molto lieto di
condividere le iniziative in corso.

Un caro saluto a tutti,

    Vincenzo Giorgino


PS: qui non è il caso di discutere la tenuta degli altri due tipi, USA e
Cina: ci tornerò più avanti.
Ma richiamo comunque il caso di Blue Botton per gli USA, che già mi pare
contraddirla...

Il giorno ven 1 apr 2022 alle ore 17:40 Giacomo Tesio <[email protected]> ha
scritto:

> On Fri, 1 Apr 2022 17:03:25 +0200 Vincenzo Mario Bruno Giorgino wrote:
>
> > Il Ven 1 Apr 2022, 10:46 Marco Giustini ha scritto:
> > > In città europee avanzate nella consapevolezza del citizens' data
> > > management come Barcellona e Amsterdam, si è profilata una terza
> > > via.
> >
> > Sarebbe utile avere una definizione chiara delle tre vie indicate.
>
> In estrema sintesi potremmo dire che le 3 vie sono:
>
> - USA: i dati alle aziende ed ai governi cui ne concedono l'utilizzo
>
> - China: i dati al governo ed alle aziende cui ne condedono l'utilizzo
>
> - hacker: i dati SOLO alle persone che li creano (contenuti, software) o
>   emettono (dati personali) che possono decidere di concedere
>   puntualmente l'uso di alcuni di essi a terze parti.
>
> La terza via è quella più stretta e difficile, perché richiede anzitutto
> un'approfondita educazione informatica di massa da cui siamo
> lontanissimi.
>
> Senza, i cittadini non sanno interpretare i dati che emettono o
> selezionare quali condividere, con chi e per quali finalità.
>
>
> Le altre due sono più facili... e ci portano dritti dritti alla distopia
> peggiore della storia. ALLA distopia, perché alla fine, chiunque vinca
> il controllo di questi strumenti, imporrà lo stesso regime oppressivo e
> totalitario senza vie di fuga. Che strumentalizzi la libertà o la
> comunionione, chi persegue il potere vuole sempre le stesse cose.
>
>
> Quella di Barcellona ed Amsterdam è una sperimentazione che si colloca a
> cavallo di queste tre vie: i dati vengono raccolti in forma anonima (ma
> per chi vi ha accesso è SEMPRE possibile de-anonimizzarli, volendo
> veramente farlo) e la loro elaborazione è trasparente (software libero,
> etc...) ma NON è eseguita in prima persona dai cittadini, bensi dal
> governo della città e dai suoi partner privati.
>
> Insomma questa "consapevolezza del citizens' data management" sarà pure
> consapevolezza del management sul valore dei dati dei cittadini, ma NON
> è consapevolezza dei cittadini su come gestire i propri dati!
>
>
> Naturalmente è un bene che si provino strade nuove.
> E ben vengano iniziative che rendono evidente la questione.
>
> Ma finché accettiamo l'assunto che in fondo il popolo vuole rimanere
> ignorante, non potremo mai avere democrazie compiute.
>
> Per questo temo che, nel lungo periodo, anche questa sperimentazione
> potrà essere strumentalizzata per giustificare l'adozione su più vasta
> scala della prima o della seconda via.
>
>
> Giacomo
>


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"One of the great liabilities of life is that all too many people find
themselves living amid a great period of social change and yet they fail
to develop the new attitudes, the new mental responses that the new
situation demands. They end up sleeping through a revolution."
- Martin Luther King, Jr., "Remaining Awake Through a Great Revolution"

Vincenzo Mario Bruno Giorgino, Ph.D.
Dept. of Economic and Social Sciences, Mathematics and Statistics
University of Torino - Italy
_______________________________________________
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[email protected]
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa

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