Salve Rossana,
On Sun, 6 Nov 2022 13:01:29 +0000 Morriello Rossana wrote:
> La scienza non è un'opinione ma queste invece sono opinioni, peraltro
> di sole 13 persone selezionate ad hoc e in una sola direzione, senza
> alcuna voce di contraddittorio. Non mi pare ci sia della scienza qua.
dov'è il problema: basta falsificarne le affermazioni.
Non procede appunto così la scienza?
La cosa che trovo anti-scientifica è la censura preventiva.
Di sciocchezze ne vengono pubblicate continuamente, sia per finalità
propagandistiche che in buona fede.
Per quanto ricordo del saggio di Hardin (ahimé, non ce l'ho sotto mano
per ricontrollare, non esitare a contraddirmi citandone i passaggi che
non ricordo), non mi pare proprio denunciasse "l’individualismo
esasperato". Mi sembra anzi che non mettesse minimamente in discussione
l'irrazionalità intrinseca di tale individualismo, che lo dasse per
scontato ed inivitabile e giustificasse in termini di utilità
individuale la distruzione del bene disponibile a tutti (ma non
protetto).
Hardin dipingeva "The Tregedy of the Commons" come inevitabile.
Definendo un bene disponibile (ma non protetto) come "bene comune" e
sostenendo che tale "bene comune" fosse destinato ad essere distrutto
da individui pur razionali, Hardin giustificava la privatizzazione dei
beni disponibili (per il loro stesso "bene") e attaccava, di fatto,
l'ideologia comunista.
Se collochi storicamente il suo saggio, la sua funzione propagandistica
anti-sovietica appare evidente.
Elinor Ostrom dimostra che la teoria di Hardin è sbagliata [1].
Forse Science non avrebbe dovuto pubblicarla?
In effetti la funzione propagandistica era evidente da subito, ma
Science è una rivista statunitense... ;-)
Purtuttavia il problema non è che Science abbia pubblicato propaganda
anticomunista, ma che che si sia dovuto aspettare decenni per vederlo
confutato (e che si debba ancora leggere la sua propaganda ripetuta ad
nauseam per sostenere che i beni comuni, come il software libero, non
possono essere sostenibili, che servono sponsor privati etc...)
Per tornare all'articolo condiviso da 380°, io assumo che
Springer abbia verificato le affermazioni degli autori prima di
pubblicarlo (sbaglio? per questo chiedevo a Maurizio: davvero non ho
esperienza di queste dinamiche... pensavo che la peer-review servisse
proprio a questo!), ma non ho idea se il bias di selezione sia tale da
invalidare completamente l'articolo.
Per questo credo che sia stato positivo pubblicarlo.
Perché in questo modo altri scienziati potranno smontarlo o confermarlo.
Ciò che mi sfugge è l'urgenza di scartare la prospettiva di queste 13
persone. O meglio: potrei capirlo se fosse evidente che le loro parole
sono false, talmente evidente da non necessitare di falsificazione.
Per questo chiedevo a Maurizio se avesse ragione di credere che
stessero mentendo.
Non era davvero una domanda retorica!
Se si, ok: è un'ottima occasione per scrivere un nuovo articolo e
sbugiardarli.
Se no, non capisco perché i fatti (che non ci sono solo opinioni, ma
anche affermazioni di fatti, ancorché aneddotici) da loro descritti non
dovessero essere pubblicati e discussi dalla comunità scientifica.
Magari per confutarli, appunto.
Cosa mi sfugge?
Giacomo
[1]: La distruzione dei beni disponibili a tutti è inevitabile se e
solo se NON diventano beni comuni, ovvero beni il cui accesso è
sottoposto a regole che vincolano tutti coloro che vi hanno
accesso.
D'altronde, anche etimologicamente, "comune" deriva da
"cum-munis", co-obbligati, vincolati insieme da regole.
https://www.etimo.it/?term=comune
Il bene comune è tale se e solo se è protetto da regole che ne
impediscono efficacemente l'abuso da parte di ciascuno dei
soggetti che ne traggono beneficio.
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