Ciao, Enrico, Giacomo e tutti.

Odio fare quello che pontifica, ma il problema è far avvenire le cose, non 
raccontare cosa andrebbe fatto.
E in un mondo complesso, la cosa si ottiene -- SE E SOLO SE è arrivato il 
momento buono... -- agendo "per condizioni necessarie" (= si deve fare quello 
senza il quale non può avvenire quello che serve, ...sperando che le cose 
girino nella direzione voluta).

Tutto quello che di cui parlate voi -- Enrico e Giacomo -- si chiama "cultura", 
...e non è un caso se la gente (salvo i privilegiati) viene mantenuta in una 
sottocultura consumistica e manipolata, quando non peggio.
Mettersi a fare proclami che tutti dovrebbero crescere culturalmente è tanto 
bello in teoria quanto inutile sul campo.

La mia idea di far comunicare la gente, DOPO che avesse impostato un progetto 
corale di "riappropriarci di qualcosa di nostro" (detto banalmente, paghiamo il 
canone su qualcosa di nostro, strapagato negli anni, e la transizione da rame a 
fibra era l'occasione buona), decidendo poi cosa offrire l'uno all'altro, con 
un livello di intermediazione ridotto / nullo, era in questa direzione: se non 
c'è quello, tutto il resto manca; se non si cambia il punto chiave, 
l'intermediazione, il cambiamento neanche parte (la cultura si cambia in 50 
anni, e forse neanche: avevo 18 anni nel '68, e mi sentirei di dire che si è 
più perso che progredito, rispetto a quanto ci si sarebbe potuto aspettare; con 
la comunicazione -- persino "fisica" -- in mano ai cittadini, si sarebbe potuto 
vedere cambiare qualcosa in 10).
IL PUNTO E' CHE NON ERA ARRIVATO IL MOMENTO: era il momento giusto sul piano 
tecnico (transizione da rame a fibra), ma non su quello sociale, culturale e 
politico: praticamente tutti i "cittadini" che ho incontrato, o pensavano a 
farci sopra del business, o aspettavano di sentire quali fossero le idee 
altrui, per "comprare" da altri la direzione del proprio futuro, invece di 
pensare a prendere l'iniziativa nelle loro mani (e questo DI CERTO dal '68 ce 
lo siamo beatamente perduto).

Condizione necessaria, non sufficiente, era e sarà provare a svegliare la gente 
a fare una cosa utile insieme.
E ora si aspetta che arrivi un'altra occasione e la gente abbia capito qualcosa 
di più (nel trend dal '68 ad oggi, temo di doverne dubitare).
Per ribaltare un grosso sasso, si deve attendere una scossa di terremoto e poi 
spingere tutti insieme (considerato che le macchine movimento terra sono in 
mano a chi il masso lo vuole lasciare dov'è). Il terremoto era la transizione 
tecnologica rame-fibra, ma la gente non aveva (più) la cultura politica di fare 
le cose insieme, e (non ancora) quella tecnica di capire la relazione fra 
tecnologia (di comunicazione; l'informatica c'entra molto meno) e democrazia.

Se parlate di (sola) informatica, o al contrario dell'universo mondo di tutta 
la cultura, parlate di qualcosa di molto parziale (e/o addirittura 
ingannevole), oppure di ingestibile nella sua enormità. Non si va da nessuna 
parte.
Si deve attendere il momento, e agire in modo mirato in un punto chiave.
Tema più vasto (come problem determination) e più ristretto (come problem 
solution) di quello che si dibatte qua.

E scusate se ho pontificato...

In ogni caso, basta guardare all'avventura del Movimento Cinque Stelle, delle 
vaccinazioni e green pass Covid, e del superbonus 110%, per capire quanto siamo 
indietro rispetto a 56 anni fa...
Non c'è un c...o di cultura socio-politica diffusa, oggi.

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