Ciao, Enrico.

"Fare qualcosa di utile insieme" significava vedere la gente impegnarsi in un 
progetto proprio, ...e tre 
volte rivoluzionario:
- Sul piano tecnico-economico: diventare proprietari dell'ultimo miglio, 
cambiando non poche logiche di potere;
- Sul piano sociale: plasmare insieme una nuova realtà;
- Sul piano democratico: costruire, sulla nuova realtà "propria" e "fatta 
insieme", un nuovo modo di (co)operare, per darsi servizio reciproco 
disintermediando tutto il possibile.
E sarebbe stato qualcosa di "autoavverante", perché il germe di "fare insieme" 
è la base di tutto, ...che abbiamo dimenticato.

Ti faccio i miei complimenti per quello che hai scelto di fare e sei riuscito a 
realizzare, ma sai da solo -- senza che te lo dica io -- che si tratta di un 
ambito specifico e circoscritto, per quanto importante e pervasivo possa essere.

Alla UE un giorno ho detto: "invece di microdefinire ogni più piccolo ambito di 
ricerca che pensate di finanziare, perché non date a tre saggi il 40% di tutto 
il budget della ricerca, e lo mettete sotto la dicitura di 'unexpected 
innovation'?"
Hanno sbarellato un attimo, perché hanno capito che nel loro approccio di 
micromanagement burocratico-ossessivo qualcosa non andava, ma sono certo che 
alla fine abbiano solo dato una scrollata alle spalle.
Questo per dire che, se si vuole cambiare qualcosa, si deve cambiare abbastanza 
di brutto, non mettere a posto le sedie sul Titanic...

E l'informatica, come vero ruolo socio-economico, dovrebbe per prima cosa 
crecare di diventare dependable, friendly e flessibile, mentre oggi a me sembra 
tutto il contrario di questo, con una nuova casta gergale di "preti", che ha 
passato gli ultimi trent'anni a costruire mirabilissime cattedrali di sabbia 
(si ragiona prncipalmente in termini di reusability, proprio perché l'IT è 
importante e pervasiva, e occorre arrivare presto, ...e addio a tutto il resto).

Se l'Europa "insegnerà informatica" come oggi "fa ricerca", capisci ammè che 
non sarà una landa molto felice.
E se abbiamo i politici che abbiamo (e probabilmente pure ci meritiamo...), 
forse questa è una cassandrata facile.


  ----- Original Message ----- 
  From: Enrico Nardelli 
  To: [email protected] 
  Sent: Tuesday, November 26, 2024 1:44 PM
  Subject: Re: [nexa] "Tecnologia, Democrazia e controllo sociale: da Rodotà 
all'era dellAI"


  Caro Alfredo, 

  io sto "facendo" da 10 anni, per la diffusione della consapevolezza 
dell'importanza di insegnare l'informatica nelle scuola, cioè a tutti i 
cittadini, col progetto Programma il Futuro (https://programmailfuturo.it), con 
le attività della coalizione europea Informatics for All 
(https://informaticsforall.org), con i miei interventi divulgativi 
(https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli/dissemination-articles.html) e, da 
ultimo ma non meno importante, con le "pillole" di informatica estratte dal mio 
libro "La rivoluzione informatica" e pubblicate settimanalmente dall'IRPA 
(https://www.irpa.eu/a-passeggio-con-la-informatica/).

  Stanno "avvenendo" le cose? Nel novembre 2023 il Parlamento Europeo ha 
approvato una raccomandazione a tutti gli Stati Membri affinché l'informatica 
faccia parte dell'istruzione obbligatoria fin dai primi anni. Ne ho scritto qua 
https://www.startmag.it/innovazione/la-raccomandazione-europea-insegnamento-informatica-nella-scuola/
 

  Per la prima volta, dopo più di vent'anni in cui si è parlato solo di 
"digital skills", il termine "informatica" è entrato nel lessico della politica 
europea. Chissà che prima o poi non lo comprendano anche i politici italiani, 
ora che attraverso l'intelligenza artificiale hanno capito che "questa roba" è 
importante.


  Quindi, sì, dal mio punto di vista qualcosa sta avvenendo. È sufficiente? No, 
è solo il primo passo, serviranno penso almeno altri dieci o vent'anni per 
vedere effetti concreti nei singoli paesi.

  Mi spiace se non riesco a fare di più, ma penso che sia più efficace - visto 
che non sono in politica ma nell'accademia - impegnarmi nei temi tecnici sui 
quali ho competenza invece che su un generico "fare qualcosa di utile insieme".

  Ciao, Enrico





  Il 26/11/2024 00:33, Alfredo Bregni ha scritto:

     
    Ciao, Enrico, Giacomo e tutti.

    Odio fare quello che pontifica, ma il problema è far avvenire le cose, non 
raccontare cosa andrebbe fatto.
    E in un mondo complesso, la cosa si ottiene -- SE E SOLO SE è arrivato il 
momento buono... -- agendo "per condizioni necessarie" (= si deve fare quello 
senza il quale non può avvenire quello che serve, ...sperando che le cose 
girino nella direzione voluta).

    Tutto quello che di cui parlate voi -- Enrico e Giacomo -- si chiama 
"cultura", ...e non è un caso se la gente (salvo i privilegiati) viene 
mantenuta in una sottocultura consumistica e manipolata, quando non peggio.
    Mettersi a fare proclami che tutti dovrebbero crescere culturalmente è 
tanto bello in teoria quanto inutile sul campo.

    La mia idea di far comunicare la gente, DOPO che avesse impostato un 
progetto corale di "riappropriarci di qualcosa di nostro" (detto banalmente, 
paghiamo il canone su qualcosa di nostro, strapagato negli anni, e la 
transizione da rame a fibra era l'occasione buona), decidendo poi cosa offrire 
l'uno all'altro, con un livello di intermediazione ridotto / nullo, era in 
questa direzione: se non c'è quello, tutto il resto manca; se non si cambia il 
punto chiave, l'intermediazione, il cambiamento neanche parte (la cultura si 
cambia in 50 anni, e forse neanche: avevo 18 anni nel '68, e mi sentirei di 
dire che si è più perso che progredito, rispetto a quanto ci si sarebbe potuto 
aspettare; con la comunicazione -- persino "fisica" -- in mano ai cittadini, si 
sarebbe potuto vedere cambiare qualcosa in 10).
    IL PUNTO E' CHE NON ERA ARRIVATO IL MOMENTO: era il momento giusto sul 
piano tecnico (transizione da rame a fibra), ma non su quello sociale, 
culturale e politico: praticamente tutti i "cittadini" che ho incontrato, o 
pensavano a farci sopra del business, o aspettavano di sentire quali fossero le 
idee altrui, per "comprare" da altri la direzione del proprio futuro, invece di 
pensare a prendere l'iniziativa nelle loro mani (e questo DI CERTO dal '68 ce 
lo siamo beatamente perduto).

    Condizione necessaria, non sufficiente, era e sarà provare a svegliare la 
gente a fare una cosa utile insieme.
    E ora si aspetta che arrivi un'altra occasione e la gente abbia capito 
qualcosa di più (nel trend dal '68 ad oggi, temo di doverne dubitare).
    Per ribaltare un grosso sasso, si deve attendere una scossa di terremoto e 
poi spingere tutti insieme (considerato che le macchine movimento terra sono in 
mano a chi il masso lo vuole lasciare dov'è). Il terremoto era la transizione 
tecnologica rame-fibra, ma la gente non aveva (più) la cultura politica di fare 
le cose insieme, e (non ancora) quella tecnica di capire la relazione fra 
tecnologia (di comunicazione; l'informatica c'entra molto meno) e democrazia.

    Se parlate di (sola) informatica, o al contrario dell'universo mondo di 
tutta la cultura, parlate di qualcosa di molto parziale (e/o addirittura 
ingannevole), oppure di ingestibile nella sua enormità. Non si va da nessuna 
parte.
    Si deve attendere il momento, e agire in modo mirato in un punto chiave.
    Tema più vasto (come problem determination) e più ristretto (come problem 
solution) di quello che si dibatte qua.

    E scusate se ho pontificato...

    In ogni caso, basta guardare all'avventura del Movimento Cinque Stelle, 
delle vaccinazioni e green pass Covid, e del superbonus 110%, per capire quanto 
siamo indietro rispetto a 56 anni fa...
    Non c'è un c...o di cultura socio-politica diffusa, oggi.

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  https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html   
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        Prof. Enrico Nardelli 
        Past President di "Informatics Europe" 
        Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI 
        Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata" 
        Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma 
        home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli 
        blog: https://link-and-think.blogspot.it/ 
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        online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont 
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