Scusa Beppe

vuoi forse sostenere che “Spiegare con precisione che cosa queste tecnologie sono davvero, e che cosa non sono” sia una premessa discutibile?

Vuoi forse sostenere che chiedere a tutti di impegnarsi a sostenere le nostra visione sia inaccettabile? E che è, siamo nel pensiero unico?

Noi abbiamo presentato la nostra visione di "cosa queste tecnologie sono davvero, e che cosa non sono", ma non ti impediamo di essere in disaccordo, e infatti lo manifesti liberamente.

Dov'è che "*pretendiamo* di imporre a tutti la nostra visione"?

In che modo noi "*pretendiamo* che l'intera comunità le sottoscriva o addirittura si impegni a propagandarle"?

Dov'è che abbiamo negato che bisogna impegnarsi nella ricerca?

Tu non sei d'accordo e non hai firmato, ma diverse decine di colleghi hanno manifestato il loro accordo con noi.

Che da una descrizione testuale si possa capire la realtà è vero nel dominio matematico, che è svincolato dalla necessità di un supporto fisico concreto, ma nel resto della scienza è sempre la realtà che ha l'ultima parola.

Una simulazione di un uragano non ti bagna, né quella di un incendio ti brucia, anche se possono essere entrambe molto utili.

E se andiamo su domini vicini all'essere umano, beh, potrai leggere tutti i romanzi del mondo, ma se non hai mai provato amore, odio, felicità, tristezza... allora non capisci niente del mondo: e infatti i chatbot di terapia psicologica sono il caso applicativo più delicato e pericoloso.

Dopo di che, il dibattito di opinioni è libero, ci mancherebbe altro, ma quando andiamo su temi scientifici e tecnologici, e se vogliamo rimanere in un paradigma di conoscenza galileiano, le opinioni dovrebbero essere sostenute da evidenze sperimentali assai vaste e robuste, che mi pare non ci siano in questo momento.

Con immutata stima, Enrico


Il 07/05/2026 16:04, Giuseppe Attardi via nexa ha scritto:
Non ho criticato la petizione perché nega la necessità di un CERN for AI, ma perché parte da premesse discutibili e indica una direzione sbagliata.

Forse è sfuggito a molti che ha un’impostazione inaccettabile, perché chiede a tutti (la società) di impegnarsi a sostenere e diffondere una certa interpretazione della tecnologia, quella espressa nelle premesse: “Spiegare con precisione che cosa queste tecnologie sono davvero, e che cosa non sono” ossia che ad esempio "Sono molto potenti nel riorganizzare le informazioni già presenti nei dati, ma non costruiscono modelli del mondo nel senso in cui lo fanno gli esseri umani." Ci sono numerosi casi di risultati che non sono ottenibili “riorganizzando informazioni già presenti nei dati”. E quanto ai “modelli del mondo in senso umano” siamo nella metafisica: la fisica e la chimica sono descritte dai testi scientifici e le esperienze umane dalla letteratura. L’ampia letteratura di cui si alimentano i modelli fornisce una base sufficientemente ricca per consentire all'IA per comprendere la struttura del mondo, senza addentrarci nei modelli multimodali che incorporano segnali visivi o uditivi. I modelli JEPA di Yann LeCun già affrontano la questione direttamente. Ma non voglio addentrarmi qui nel confronto tecnico su opinioni: conta solo segnalare che ci sono opinioni diverse su "che cosa sono davvero questi sistemi, e a che punto siamo realmente”.

Siccome la scienza deve essere libera e autonoma, non si può pretendere di imporre a tutti la propria visione. Quelle espresse nelle premesse sono opinioni degli estensori della petizione, che hanno il diritto di esprimerle ma non possono pretendere che l’intera comunità le sottoscriva o che addirittura si impegni a propagandarle.

Come dicevo, si può essere d’accordo che serva formazione, ma questa non può prescindere dallo studio di una disciplina che è in rapida evoluzione. Quindi è importante impegnarsi nella ricerca anziché nelle critiche a risultati di altri, già in parte superati.

— Beppe



On 7 May 2026, at 13:05, Andrea Bolioli <[email protected]> wrote:


Secondo me, se uno firma la lettera aperta alla società, non implica che sia contrario a creare un "CERN AI" . Credo che molti di noi sarebbero contenti se fosse già stato creato un "CERN AI" quattro anni fa invece di piccoli e deboli gruppi e progettini.
La lettera non dice che non bisogna fare un "CERN AI", mi pare.
Non entro invece nel dibattito sulla comprensione umana, ho già difficoltà a comprendere me stesso ;-) Credo che un obiettivo della lettera sia evitare che le persone non esperte di AI si innamorino dei sistemi GenAI o "rimbecilliscano" (c'è chi non riesce a fare quasi più nulla senza chiedere a GenAI), ecc.

Grazie per la ri-condivisione di CAIRNE .

AB


On Thu, May 7, 2026 at 11:45 AM Giuseppe Attardi via nexa <[email protected]> wrote:

    Sono alquanto perplesso sull’impostazione di questa petizione.

    Se l’obiettivo è

    “formare le persone a comprendere queste tecnologie”
    "Invitiamo la comunità accademica dell’informatica a contribuire
    attivamente a questa opera di chiarimento e formazione. Spiegare
    con precisione che cosa queste tecnologie sono davvero, e che
    cosa non sono, è un’opera di alfabetizzazione che è parte
    integrante del nostro lavoro di ricercatori e docenti.”

    mi pare non solo ovvio ma limitativo. È un dovere degli studiosi
    e degli accademici di studiare e formare ricercatori e persone.

    Ma "formare persone a comprendere” è piuttosto limitativo. Ciò
    che dovrebbe fare la comunità scientifica nazionale (mi immagino
    a questa sia rivolta la petizione) sarebbe di impegnarsi nello
    sviluppare e padroneggiare le attuali e future tecnologie di AI,
    generativa e non.
    La tecnologia del Deep Learning è in una fase evolutiva
    straordinaria, iniziata nel 2006 ed esplosa nel 2022, con
    "risultati tecnici impressionanti e inattesi” di cui la petizione
    stessa prende atto.
    Purtroppo la direzione della ricerca è attualmente dettata dagli
    ingenti investimenti in infrastrutture di calcolo e nella
    capacità di attrarre talenti di poche grandi aziende americane o
    cinesi: circa il 60% dei brevetti in AI è detenuto dalla Cina
    (https://www.wipo.int/pressroom/en/articles/2024/article_0009.html),
    il 40% dagli USA e 0,% dall’Europa. Il recente AI Index di
    Stanford
    (https://hai.stanford.edu/ai-index/2026-ai-index-report) indica
    che il livello raggiunto dai sistemi cinesi è ormai alla pari di
    quelli americani.
    Ma ci sono strade di ricerca da esplorare diverse da quelle
    guidate da interessi commerciali, e su questo si dovrebbe
    investire in Europa.
    Da tempo, con l’associazione CAIRNE
    (https://cairne.eu/cern-for-ai/) e di recente con l’appoggio del
    premio Nobel Giorgio Parisi, stiamo chiedendo la costituzione di
    un CERN for AI, un centro fisico (non le solite network che
    piacciono tanto ai funzionari europei, vedi RAISE
    https://www.coe-raise.eu/), dove concentrare gli investimenti e i
    ricercatori in AI, dotandoli della necessaria libertà di ricerca,
    per battere anche strade inesplorate.

    Già adesso la ricerca sugli LLM è avanzata ben oltre modelli in
    grado di "stimare quale parola è più probabile in una frase”,
    come riporta Guido Vetere.
    Ci sono novità che riguardano gli aspetti di memorizzazione e di
    ragionamento, attraverso modelli ricorsivi che esaminano o
    controllano i propri processi. Non sappiamo dove queste ricerche
    porteranno, ma bisogna essere coinvolti e padroneggiare la
    tecnologia se la si vuole controllare o orientare.

    Nella petizione invece si dà un'interpretazione del funzionamento
    di certi modelli, cadendo in luoghi comuni, del tipo "non
    equivalgono a comprensione nel senso umano del termine”, "non
    significa che capiscano ciò che stanno dicendo”, "non
    costruiscono modelli del mondo nel senso in cui lo fanno gli
    esseri umani". Non vale la pena controbattere a tali affermazioni
    per due motivi:
    1. Non sappiamo cosa sia la “comprensione nel senso umano”,
    quindi affermare che un sistema NON ha qualcosa di indefinibile
    non ha molto senso
    2. È comunque irrilevante porsi la domanda se “comprendono in
    senso umano”. È sicuro che operano in modo diverso dal nostro
    cervello, ma ciò non è necessariamente un difetto: conta se sono
    in grado di svolgere i compiti che gli affidiamo.

    Su queste posizioni Walter Quattrociocchi sta conducendo da tempo
    una campagna di critica a tutto spiano, che purtroppo non accetta
    confronti: o sei d’accordo con lui o vieni bollato come “dotto
    ignorante” in pubblico (come accenna Guido Vetere). Eppure le mie
    posizioni hanno avuto il sostegno anche di Yoshua Bengio.

    Si tratta quindi di una battaglia di retroguardia, che incita
    contro qualcosa che è ben diverso da come lo si rappresenta.

    Quindi non firmerò questa petizione.

    — Beppe

    On 7 May 2026, at 09:05, [email protected] wrote:

    From: Guido Vetere <[email protected]>
    Subject: [nexa] Re: Una visione realistica dell’Intelligenza
    Artificiale - Lettera aperta alla società
    To: Juan Carlos De Martin <[email protected]>, "J.C. DE MARTIN"
    <[email protected]>
    Cc: Nexa <[email protected]>
    Message-ID: <[email protected]>
    Content-Type: multipart/alternative;
    boundary="Apple-Mail=_8C50A1EB-3894-460E-B636-1DBBFE8FF2B2"

    “Quando sembrano ragionare, combinano schemi appresi dai dati.
    Quando sembrano sapere qualcosa, producono l’output
    statisticamente più coerente con il contesto, senza avere
    accesso diretto al mondo o a meccanismi autonomi di verifica.”

    Tuttavia bisogna prendere in considerazione il fatto che i
    sistemi generativi attuali non sono più semplici (si fa per
    dire) “predittori del prossimo token”. La differenza tra Claude,
    ChatGPT, Gemini, etc. ormai non è più tanto nel modello di base,
    quanto nell’harness, cioè nella orchestrazione di runtime fatta
    di cicli interni, uso di tool, valutazione del contesto, etc. I
    sistemi generativi sono diventati ensemble di agenti, come
    spiegava Anthropic già nel 2024
    (https://www.anthropic.com/engineering/building-effective-agents)
    – il che spiega anche come mai Claude abbia preso il sopravvento.
    Se questo è vero, bisogna tornare su quell’”accesso diretto al
    mondo” e quei “meccanismi autonomi di verifica”, per valutare
    come e quanto siano fattori differenziali. Sappiamo che la terra
    non è piatta perché l’abbiamo visto? O ci siamo messi a fare
    esperimenti? Non si può essere “realisti” al punto da ignorare
    che la nostra conoscenza è un fatto sociale che passa per la
    testualità, non bisogna aver letto Gadamer e Ricoeur.

    Detto questo, ma fa piacere che l’appello (che ovviamente non
    firmerò) sia promosso da Enrico Nardelli, con cui spero che – al
    contrario di Quattrociocchi – si possa fare una discussione seria.

    Guido


    Il giorno 7 mag 2026, alle ore 07:52, J.C. DE MARTIN via nexa
    <[email protected]> ha scritto:

    Vi segnalo questa lettera
    aperta:https://www.petizioni.com/visione_realistica_intelligenza_artificiale

    Uno dei promotori è l'amico Enrico Nardelli, ben noto a chi
    frequenta questa lista.

    JC




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Prof. Enrico Nardelli
Past President di "Informatics Europe"
Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
blog: https://link-and-think.blogspot.it/
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online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont
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