Adriano,
in attesa della tua risposta "completa", commento in breve alcune delle
tue anticipazioni.
> Osservo per ora, che non c'e' bellezza senza un intelletto (vita
> intelligente) in grado di apprezzarla, cosi' per la liberta' e per la
> felicita'.
Sono molto d'accordo. Nelle mailing list in Inglese si è molto discusso
in passato se il livello intellettuale della MOQ debba comprendere anche
l'arte e la bellezza. Io ho sempre sostenuto di sì, anche se molti
tendono a considerarle qualcosa d'altro.
> Una domanda ai moqisti: avete avvertito, per vostro conto, grazie alla
> vostra propria elaborazione, la pressione delle sbarre della gabbia
> ideologica che racchiude l'umanita'? Per me (e quei pochi che con me
si
> arrabattano a mettere insieme i pezzi di una nuova corrente
filosofica)
> sarebbe un'importante conferma, vorrebbe dire che anche altri, per vie
> diverse, avvertono cose simili.
Ovviamente parlo per me.... non vedo tutta questa gabbia ideologica che
rachiuderebbe l'umanità ad una visione così limitata. Credo che il
momento chiave sia stata la rivoluzione copernicana e l'eliocentrismo.
Da quel momento in poi si è fatta strada sempre di più la consapevolezza
che viviamo su di un pianeta piccolo e piuttosto insignificante, in una
posizione altrettanto insignificante del cosmo. Se hai modo di dare una
letta alla parte iniziale del saggio di Rory Fitzgerald, il tema è stato
sfiorato: sia per quanto riguarda la fine della visione geocentrica
dell'universo, sia per quanto riguarda la visione antropocentrica della
natura (visto che abbiamo il 98% del DNA in comune con gli scimpanzè).
Certamente credo che al momento sia molto urgente preoccuparsi della
situazione di questo pianeta. Se non altro perchè di altri mondi
abitabili non ce ne sono a portata di mano. Ben vengano i progetti di
abitabilità di Marte, ma sappiamo bene che nè io nè te li vedremo mai
attuati nel corso della nostra vita.
Io credo che nei confronti della ricerca lo sbarramento non sia
filosofico/intellettuale, ma più semplicemente emotivo/sociale. Nello
stesso saggio, Rory Fitzgerald, analizzando le applicazioni della MOQ
in concreto, affronta il tema della "eticità" dell'impiego di risorse
pubbliche in ricerca:
<< Si sente spesso la gente dire "Coi soldi di quel teatro ci si poteva
costruire un ospedale", oppure, "Cosa andiamo a fare su Marte quando c'è
la fame in Africa". A dispetto della forza emotiva di tali
argomentazioni, la maggioranza della gente sembra percepire che ci sia
una qualche qualità etica, ma si sbaglia. La MoQ razionalizza tali
sentimenti.
Il progresso tecnologico, scientifico e culturale è essenzialmente il
disegno più alto della nostra specie. Se non si perseguono questi
ideali, tutta la nostra umanità è perduta. La pura sopravvivenza è uno
stato inadeguato per la nostra specie. Ad esempio, i viaggi spaziali
costituiscono il limite del nostro progresso. La MoQ dice che è morale
che le società e gli individui (in senso biologico) siano in un certo
qual modo lasciati in secondo piano in favore di questi ideali, in
quanto l'umanità stessa è una forma più alta di evoluzione rispetto alle
società, le nazioni o gli individui che la costituiscono >> .
Come vedi, la MOQ sembra poter dare una una risposta al tuo
messaggio/aspirazione:"aim high!"
> La maggior felicita', a mio avviso, puo' venire solo in un contesto di
> economia e risorse crescenti, in cui la competizione sia temperata
> dall'etica, e si discosti sempre piu' dalla legge della giungla. Solo
se la
> torta riprende a crescere ce ne puo' essere per tutti (e sono quindi
> possibili nuove utopie).
Bene. Ma poichè, come detto, la possibilità di uscire dal guscio è
ancora abbastanza remota, lasciami anche formulare un pensiero per il
nostro vecchio pianeta. Lo scenario catastrofico che proponi mi sembra
in qualche modo esagerato. Non mi sembra che stiamo andando verso un
esaurimento delle risorse, almeno nel breve. Il fatto che la crescita
della popolazione dei paesi occidentali si sia naturalmente fermata, sta
a dimostrare che la nostra specie ha una sua "consapevolezza". Come
sempre il problema è che la Quantità è antitetica alla Qualità. Credo
proprio che oggi l'imperativo sia far crescere la qualità della vita
dei paesi sottosviluppati in modo che anche da loro si riduca
drasticamente e spontaneamente la natalità. Le campagne calate
dall'alto di controllo delle nascite, poichè ci sarà sempre qualche
ideologia veteroreligiosa ad impedirlo, non funzionano.
Fra l'altro, un calo numerico della popolazione non significa
necessariamente una diminuzione delle capacità intellettuali
dell'umanità. La prova (su scala ridotta) è data dal fatto che uno dei
principi per far funzionare bene una classe di alunni, è quello di avere
POCHI alunni per classe, purchè in numero sufficiente per far sì che ci
siano confronto e competizione.
> Come puoi anche solo ipotizzare che il jazz sia inutile? ....
Sul tema dell'utilità, volevo solo "misurarti la febbre". Nel senso che
in genere si identifica con l'utile ciò che è "socialmente"
(nell'accezione di Pirsig) utile. Infatti, io amo fare cose "inutili".
Anzi, RIVENDICO il diritto a fare cose inutili. Mi sembra che siamo
d'accordo.
A presto
Marco
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