Adriano:
> ideologicamente la societa' e' ancora
> preda del dualismo destra-sinistra tipico dell'era
> industriale, anche se questo e' ormai
> un fantasma (ritenuto pero' ancora solido e reale
> da tutta la societa').

Andrea:
> Non sono d'accordo che sia propriamente un fantasma.
> Parte del mutamento di condizioni fa si' che destra e
> sinistra tradizionalmente intese siano ormai in
> parte obsolete (parte del "buono" di ieri oggi si rivela una
> gabbia) ma *alcuni* elementi delle due posizioni, a mio
> parere, sono ancora significativi e ancora in opposizione.


Prendo spunto da questo scambio per segnalare un nuovo saggio presente
sul sito. Il titolo è "Lo Zen e l'Arte della Rivoluzione":

http://www.moq.org/italia/forumb.html

 e l'autore è Andrew Connor, un giovane comunista americano ... (e detta
così sembra sembra un paradosso).

Gran parte del saggio analizza le principali rivoluzioni politiche
(Americana, Francese, Russa, Cubana, fino alle recenti rivoluzioni
anticomuniste dell'Europa orientale)... da tutte, l'autore ricava un
unico filo conduttore: una specie di scrollone dinamico nei confronti di
strutture sociali sclerotizzate ed illiberali, ed una rabbia spontanea
ed incontrollabile che fa superare la divisione fra stato ed individui,
rivoluzione e rivoluzionari. Connor vede in tale momento di
identificazione una forte analogia con la identità soggetto/oggetto che
Pirsig identifica con la Qualità.

Si potrebbe già qui tracciare un parallelo con la recente
mini-rivoluzione italiana (tangentopoli), almeno per capire se sia
stata, nel suo complesso, un momento di crescita per il paese o no.

Infine, Connor parla della sua esperienza di militante comunista (in
buona parte pentito), e  dalle sue osservazioni emerge una sentenza: il
comunismo *vero* non esiste, non è mai esistito, non può praticamente
esistere. Ciononostante esistono ancora persone che si dicono
"comuniste" (dallo stesso Connor a Bertinotti) probabilmente più
affascinate dall'ideale rivoluzionario  che dalla reale dottrina
marxista.

E qui mi riallaccio allo scambio fra Adriano ed Andrea, e propongo
questo tema: ha senso o no parlare di destra e sinistra? Non è forse
meglio, anche in politica, capire dove stanno le spinte dinamiche e
quelle statiche... e soprattutto capire chi è in grado di garantire il
"virtuoso" bilanciamento fra di esse?

Saluti....  a destra e a manca

Marco












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