Ciao Marco, grazie per la risposta, che mi ha aiutato a pensare... E scusa l'irruenza di parte di questo messaggio... > ANDREA: > > la frammentazione e' qualcosa di originario nell'esperienza umana, e non > ha a che vedere con la creazione di > Qualita' Statica (che e' qualcosa che possiamo fare o non fare). > > MARCO: > Mi piace molto l'immagine della attivita' umana come ricomposizione di una > realta' frammentata... qualcosa come un puzzle infinito che cerchiamo di > ricostruire. In questo senso pero' mi sembra di capire che i pezzi del > puzzle esisterebbero gia', e l'artista e' chi e' in grado di ricomporre > l'immagine; e' bello ed estremamente poetico anche pensare che, in qualche > modo, QualcUno abbia frammentato l'immagine (di se stesso?) per darci la > possibilit` di capirla, ed apprezzarla nella sua grandezza: invece di > darcela gia' bella e pronta, ci chiede di ricostruirla, che e' certamente > il modo migliore per conoscerla [...] secondo me non esistono in realta' > dei pezzi * gia' * esistenti. Il nostro intelletto li crea a partire dai > dati della percezione *continua* della realta'. Anche se ritengo che questo non sia il nodo piu' centrale della questione, preferisco rispondere a questo per fare alcune precisazioni rispetto alla mia visione delle cose. Io non intendo in effetti dire che "i pezzi ci siano gia'". Se la realta' e' indivisa e continua, e l'intelletto non e' in grado di comprenderla che per frammentazione, la frammentazione e' in realta' opera dell'intelletto. Di piu', ogni individuo frammenta la realta' in modo diverso; in effetti, cio' che definisce una "persona", per me, e' proprio il "suo" mondo (diverso per ciascuno di noi) che e' un'immagine astratta e frammentata, secondo una particolare prospettiva, dell'Uno. C'e' stato un thread su MD che parlava della percezione e elephant (mi pare) ha tirato in ballo la questione della famiglia che abitava nel mulino e non poteva udire il rumore delle pale, ricordi? A mio parere si tratta proprio di questo fenomeno: la realta' continua e indivisibile e' troppo per essere compresa, anche solo da un punto di vista sensoriale, dall'uomo (essere finito). Ogni uomo vede il mondo attraverso un insieme di filtri che gli consentono di vederne solo alcuni aspetti, ovvero in modo frammentato, secondo i propri filtri. I "pezzi" del puzzle sono quindi diversi per te e per me, e non sono esistenti a priori: tu *sei* la "tua" frammentazione. Il processo con cui evolvi (progredisci verso il meglio) e' il processo con cui riesci a vedere o intravedere l'universo *dietro* la frammentazione. Come? STORIELLA METAFORICA: Dio, volendo fare osservare l'Universo da qualcuno, si e' trovato di fronte il seguente problema: nessun osservatore, in quanto tale, puo' realmente vedere l'universo altro che frammentato. Dio percio' dice: "creero' un'osservatore con le qualita' per osservare il mondo (frammentato) *e* contemporaneamente con qualita' spirituali che, se coltivate, gli consentiranno di intuire il mondo che sta *dietro* questa frammentazione. A questo scopo, daro' all'uomo la capacita' di *intuire* (pur senza necessariamente comprendere razionalmente) dove sono le fratture della sua visione del mondo. Anche quando le avra' identificate, egli potra' sbarazzarsi della "frammentazione" di cui e' vittima solo sostituendola con un'altra frammentazione. Ma avra' la percezione *intuitiva* del fatto che passando dall'una all'altra avra' ricomposto alcune fratture. Egli sentira' come bene il passaggio da una visione frammentata a un'altra in cui alcune fratture sono state ricomposte, e male il processo inverso. In questo modo, anche se non puo' mai vedere direttamente l'Uno, potra' capire la direzione del processo, "sentire" che il processo continua all'infinito e che *tende* a qualcosa. Questo qualcosa sono Io, l'Universo, l'Uno." Nota che in cio' ho scartato l'ipotesi che si possa avere davvero una Illuminazione, intesa come momento in cui si giunge improvvisamente a comprendere l'Uno. Non ho un parere definitivo su questo, in realta', ma penso che ai fini di questa conversazione, almeno per il momento, posso tralasciare questo problema. > In questa visione, la creazione di aggregazioni sempre piu' complesse di > qualita' statica e' un *allontanamento* dalla realta' immediata dinamica: > l'esempio della stufa rovente ha il significato di dimostrare che non c'e' > bisogno di grandi schemi intellettuali per capire la bassa Qualita' della > situazione. Anzi, mi sembra che Pirsig affermi che il piu' rapido a saltar > giu' e' chi ha meno schemi mentali che filtrano l'esperienza! Questo e' un punto molto interessante. Io credo che la creazione di pattern di QS *sia* un allontanamento dalla DQ nel caso che tu citi. In effetti qui stiamo contrapponendo la percezione immediata di DQ e la SQ, e quanto a questo, credo sia evidente che considero ogni aggregazione di SQ come qualcosa di "buono" (affine alla DQ, per cosi' dire) *ma* unito indissolubilmente a qualcosa di cattivo (contrario alla DQ). Quindi un allontanamento o meglio, una lontananza. Tuttavia tu sembri anche implicare che il *processo* della creazione di SQ e' qualcosa che ti *allontana* (progressivamente) dalla realta' dinamica a ogni nuova creazione. Questo non lo condivido. Considera se starebbe di piu' sulla stufa un ipotetico selvaggio che considera il calore come la voce del dio della stufa, e il fatto di fuggirne una mancanza di rispetto per esso; oppure uno scienziato che sa che il calore rovina i tessuti cutanei. La teoria che sta dietro alla credenza del secondo e' un'architettura di SQ gigantesca, con matematica, chimica, biologia e quant'altro; ma per quanto sia piu' complessa di qualunque struttura usata dal selvaggio, e sia stata elaborata magari nel corso di secoli di creazione di SQ, lo scienziato salta via *prima* dalla stufa, non dopo. Certo la *percezione diretta* funziona sempre meglio di qualunque struttura SQ; ma *posto* che uno si affidi a strutture di SQ, ce ne alcune migliori di altre, e il progresso (p.es. della scienza) e' verso strutture SQ sempre migliori, ovvero, in questo, tali da dettare un comportamento sempre piu' vicino a quello che detterebbe la percezione immediata della DQ. Non credo quindi che la creazione di SQ ci allontani dalla DQ; per quanto *ogni* pattern SQ e' in qualche modo lontano dalla DQ, arte, scienza, filosofia, politica, ecc. costruiscono una teoria di SQ, tutte lontane dalla DQ, ma che vi si possono progressivamente avvicinare. > La composizione del puzzle e' in realta' uno dei due aspetti attraverso > cui l'evoluzione verso l'eccellenza si esprime. Ne esiste un'altro, ben > piu' dinamico: l'inizio di un nuovo puzzle. Sono d'accordo! In effetti tutto il mio discorso e' inerente al livello intellettuale il cui Scopo, come tu dici, e' la conoscenza; secondo me, la conoscenza intesa come "visione dell'Uno". A questo livello per SQ intendevo infatti essenzialmente visioni del mondo o sistemi di credenze. Cosa si puo' dire degli altri livelli? (offtopic forse, ma concedimelo...) Lo stesso principio si applica per me a tutti i livelli; cosi' come le strutture biologiche tendono al "meglio" dell'eliminazione delle loro imperfezioni e difetti, l'intelletto tende al *meglio* dell'eliminazione della frammentazione cognitiva che lo caratterizza. E a questo punto rigettiamo pure il discorso (appunto metaforico) fatto sopra a proposito di Dio: capire l'Universo non e' lo Scopo di tutto, e neanche di tutto l'uomo, ovviamente, ma solo del livello intellettuale. Gli scopi dei livelli inferiori sono, per il livello intellettuale, le condizioni *ottimali* per l'esistenza del livello intellettuale stesso. Nota che i livelli inferiori non hanno raggiunto il loro Scopo (ultimo, non piu' migliorabile): la nostra biologia e' ancora tale per cui ci ammaliamo, muoriamo, ecc.. Pero' nel progresso verso l'ottimo (l'essere biologico perfetto) hanno raggiunto un livello tale da consentire l'insediamento del livello superiore. Allo stesso modo, se lo Scopo dell'intelletto e' la Conoscenza, il punto e' che in questo progresso (infinito) l'intelletto a un certo punto creera' le condizioni per il livello sovrastante, il cui Scopo sara' altro. E, temo, noi *non possiamo* "sapere" quale sia questo scopo. Sara' semplicemente al di fuori della portata del nostro intelletto. Non sara' qualcosa che l'intelletto puo' comprendere. E' stato cosi' per ogni livello inferiore, quindi perche' attendersi qualcosa di diverso? Ma c'e' una buona notizia. Il livello superiore aiuta il livello inferiore. L'intelletto fa progressi in medicina e cura il corpo malato. E' come se la creazione di un nuovo livello metta il turbo al livello inferiore. Cosa ti fa pensare? Da chi sara' aiutato il nostro intelletto, nel tentativo di conoscere? ...forse il livello superiore e' davvero qualcosa come Internet (o i suoi pronipoti?) Ora, se devo esprimere dei dubbi su tutto cio', mi troverei a dire: sto facendo un discorso che riguarda *tutto*, e sto assumendo che lo scopo di un livello porti alla nascita di quello superiore... nel tempo. Ma il tempo non e' una categoria intellettuale? Come mai mi trovo una categoria intellettuale dentro un discorso nel quale l'intelletto e' solo uno dei tanti livelli...? La risposta e': ecco: questo dubbio e' l'intuizione di una frattura. L'errore che necessariamente dovevo fare, *io* che sono un intelletto.... deve stare da quelle parti... e spero che mi sia spiegato dove ho sbagliato, per commettere un errore migliore la prossima volta.... :) tutto... QUI Andrea -- Andrea Sosio RIM/PSPM/PPITMN Tel. 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