Vorrei esporre il mio pensiero su cosa sia, per me, l'illuminazione.
Intendendo con "illuminazione" quell'esperienza di comprensione "oltre la
ragione", che alcuni sembrano aver provato.
Non penso che essa consista nella conoscenza del Tutto, perch� mi parrebbe
strano che una tale esperienza potesse essere provata nel nostro mondo
attuale.

Sono invece del parere, anche per esperienze personali, che l'illuminazione
consista in un'intensa e breve percezione dell'amore infinito che abita in
noi stessi.

L�illuminazione viene spesso descritta, per chi l�ha provata, come una
fiamma. Una fiamma che ti arde dinanzi.
Sei sveglio e cosciente quando, all�improvviso, senti questa presenza.
Essa non fa nulla di suo, solamente ti accetta. Dal tuo cuore inizia allora
a fluire, senza limiti, un amore sconfinato che fluisce verso la fiamma che
tutto lo assorbe.
Tu diventi cos� una sorgente inesauribile d�amore, che esce copioso da te,
senza alcuna reticenza, alcun ritegno, alcuna modestia, alcun interesse.
Sgorga da te e fluisce fino alla fiamma che lo accetta gioiosa.

E tu non ti svuoti! Nonostante il flusso del tuo amore aumenti in
continuazione, tu ne sei sempre colmo.

Questo amare cos�, senza alcun vincolo, restrizione, misura, ti fa provare
una felicit� incommensurabile. La fiamma ha fatto aprire lo scrigno del tuo
cuore e ne ha fatto sgorgare le meraviglie nascoste.

Quando poi tutto finisce, ti resta solo la nostalgia, il forte desiderio che
si ripeta, che la fiamma ritorni.
Che tu possa ancora amare come allora.


Non sembra vi sia alcuna cosa che si possa fare per provarla, essa non segue
la logica causa - effetto, semplicemente capita. Forse ti pu� succedere una
sola volta nella vita, forse mai.
Penso comunque che essa sia la percezione di un qualcosa che � sempre in
atto, fuori dal tempo e dello spazio, un qualcosa che noi in realt� siamo.

Alcuni riferimenti, a questo amore sconfinato, che mi vengono in mente sono:

Il capitolo "Il Tempo" nel "Profeta" di K. Gibran

e

"Della Visione e dell'Enigma" in "Cos� Parl� Zarathustra" di Nietzche
Da questo brano, con particolare riguardo al pastore con il serpente nero in
bocca, il cui riso diviene poi una nostalgia mai placata in Zarathustra, si
possono trarre interessanti congetture.
La mia impressione � che vi venga descritta una qual sorta di
"illuminazione".
Ovvero il riso del pastore aveva liberato l'amore chiuso nel cuore
tormentato di Zarathustra, permettendogli cos� di uscire, almeno per quel
momento, e fluire liberamente. Da ci� la grande nostalgia successiva.

Cari saluti, ed un augurio per una prossima illuminazione

Roberto



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