Roberto, Andrea, QUIsti,
un benvenuto a bordo anche da parte mia, Roberto, ed un grazie per le tue
riflessioni.
ROBERTO:
> L�illuminazione viene spesso descritta, per chi l�ha provata, come una
> fiamma. Una fiamma che ti arde dinanzi.
Mi piace pensare che ci sono due tipi di moQUIsti: quelli che viaggiano da Ovest
verso Est e quelli che fanno il percorso inverso. La MOQ � un buon punto di
incontro perch� si trova a met� strada.
Decisamente io mi muovo da Ovest verso Est, e per me la MOQ � stato il primo
passo per cominciare a guardare (con un certo sospetto) anche alla filosofia
orientale. Altri scoprono nella MOQ un modo per adattare gli insegnamenti della
filosofia orientale al nostro mondo occidentale.
Che sia una considerazione buona o no, non lo so.... certo che ammetto che
Pirsig, se dobbiamo inserirlo in una delle due categorie, sta in quella di
coloro che tornano a Ovest, dopo un proficuo soggiorno in Oriente. Io e Pirsig
ci guardiamo in faccia, e lui mi racconta cosa c'� di l�. Altri (e mi sembra
che Roberto possa essere annoverato fra questi) invece mi sembra che possano
trovare in Pirsig un compagno di viaggio con cui scambiare le impressioni di
quello che hanno imparato, e di come utilizzare tali esperienze una volta
tornati a casa
Questa strana introduzione serve a chiarire che, per me, parlare di
illuminazione � come parlare di qualcosa di cui ho sentito parlare, ma di cui
non so dire poi tanto.
Allora sentiamo prima cosa ne pensa Pirsig. Dedica all'argomento in particolare
il capitolo 26 di Lila, che consiglio
a tutti di rileggere. E' il capitolo che inizia con la critica alla filosofia
*ufficiale*, relegata al ruolo di "filosofologia".
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[ovviamente il resto di questa e-mail e' in gran parte filosofologia. Ne sono
consapevole... ]
�La filosofologia sta alla filosofia come la musicologia sta alla musica [....]
o la critica letteraria alla letteratura. Un campo secondario, di derivazione,
una sorta di [....] parassita a cui piace pensare di dettar legge al suo ospite
analizzandone ed intellettualizzandone il comportamento�.
Questa introduzione serve a spiegare come in ogni disciplina esista una parte
dinamica (FARE filosofia, arte, letteratura ....) ed una parte statica
(ANALIZZARE ed INTELLETTUALIZZARE la filosofia, l'arte e la letteratura). Solo
che, mentre nelle altre discipline esiste un confronto/scontro, fra chi FA e chi
ANALIZZA, la filosofia ha uno strano *primato*:
�I filosofi non esistono. I cosiddetti filosofi sono in realt� solo dei
filosofologi. [...] Gli studenti non sono l� per creare filosofia. Chi lo
facesse metterebbe in imbarazzo i docenti, che probabilmente confronterebbero il
suo lavoro con gli scritti di Mill, di Kant [...] e gli consiglierebbero di
cambiare facolt�.
Pirsig consiglia un metodo piuttosto atipico. Invece di studiare tutti i
filosofi PRIMA di fare filosofia, � meglio decidere prima cosa si pensa, poi
cercare i filosofi che concordano con le nostre idee. Tanto, qualcuno se ne
trova sempre. E, in questo modo, Pirsig ha trovato in William James uno dei suoi
predecessori. E, fra le cose che gli erano piaciute di James, cita in
particolare un aneddoto raccontato dalla stesso James, una storia di alberi, di
scoiattoli e giri in tondo; non sto qui a raccontarlo per intero, chi non lo
ricorda lo andr� a rileggere; indubbiamente, questo rivaluta, e non poco, le
nostre chiacchiere sui gatti e le bottiglie, Andrea!
Secondo Pirsig, aneddoti come questo vengono liquidati dai filosofologi come "di
scarsa importanza", ma hanno "il profumo irresistibile di ci� che attira i veri
filosofi verso la filosofia". Il problema dell'uomo che corre intorno allo
scoiattolo non era banale. A risolverlo una volta per tutte fu un certo
Einstein, con la relativit�.
�Per individui come James e Einstein, immersi nello spirito della filosofia, gli
scoiattoli che corrono intorno agli alberi non sono necessariamente fenomeni di
poco conto, perch� fare i filosofi e gli scienziati significa appunto risolvere
rompicapo di questo genere. La vera scienza e la vera filosofia non sono guidate
da idee preconcette su quali siano le questioni importanti�.
Poi seguono delle pagine molto profonde sui concetti di normalit� e pazzia. E su
come i nostri filtri statici (il sistema immunitario culturale, lo stesso con
cui i filosofologi si difendono da chi fa filosofia) ci proteggono dalla follia
impedendoci per� allo stesso tempo di percepire appieno la realt�. Un tema che
era gi� apparso in ZAMM, a proposito degli indiani e della *realt�* dei
fantasmi. Esistono realt� che non vediamo perch� il nostro sistema immunitario
culturale ce lo impedisce. E realt� che crediamo di vedere perch� il nostro
sistema culturale immunitario ce le fa vedere.
[vedo una certa analogia con il "firewall" che protegge le reti informatiche
dalle intrusioni degli hacker, ma che nello stesso tempo viene anche usato per
limitare la libert� degli utenti della rete]
Una di queste realt� che non vediamo perch� i nostri filtri statici ci dicono di
non vederla � la "Luce del dharmakaya". Una luce che Pirsig afferma di "vedere",
in
certe occasioni.
�Quella luce, per Fedro, non aveva niente del fenomeno sovrannaturale, avulso
dalla realt� fisica. Anzi, era sicuro del contrario. Se nessuno la vede � perch�
la definizione che la nostra cultura d� di ci� che � reale e di ci� che �
irreale esclude nettamente la luce del dharmakaya dalla realt� americana del
ventesimo secolo[...]. Ma nonostante il filtro attivato dal sistema immunitario
culturale, i riferimenti a quella luce sono numerosi, anche se dispersi,
frammentari e scollegati�.
La *fiaccola della conoscenza* che le scuole americane usano spesso come
simbolo; La *folgorazione*, intesa come intuizione improvvisa; la *lampadina*
disegnata sopra i personaggi dei fumetti quando hanno un'idea *luminosa*; il
*lume della ragione*. La luce di cui parla Proust nella Recherce. E poi le
aureole disegnate sopra le teste dei santi cristiani e dei Buddha orientali...
[durante una visita ad un museo] ... �Lo sguardo di Fedro fu attratto da un
altro quadro, poco distante. "Ecco", pens�, "ci� che gli altri usano in maniera
simbolica, lui la dipinge dal vero. Quella che per gli altri � una convenzione,
per lui � un'esperienza diretta".
Il quadro rappresentava Cristo, senza aureola. Ma le nuvole vicino alla sua
testa erano pi� chiare che nel resto del cielo. Anche il cielo, vicino alla sua
testa, era pi� chiaro. Solo questo. Ma era la vera illuminazione: non una cosa,
un oggetto, solo una minima variazione dell'intensit� luminosa. Fedro si
avvicin� alla tela per leggere il nome sulla targhetta. El Greco.�
�La nostra cultura ci immunizza dalla tentazione di dare troppa importanza a
quella luce, perch� essa non ha realt� oggettiva, dunque � un fenomeno
soggettivo, dunque � irreale. Mella MOQ invece � importante perch� si associa
alla Qualit� Dinamica. Segnala una irruzione dinamica dentro una situazione
statica. Quando gli schemi statici si allentano, compare la luce�.
�E' probabilmente la luce che vedono i neonati quando il loro mondo � ancora
fresco e intatto, prima che la coscienza lo divida in schemi; la stessa luce in
cui tutto si scorpora quando moriamo. Molti di coloro che hanno avuto esperienze
di morte apparente parlano di una bellissima luce bianca... probabilmente... era
apparsa nel momento del crollo degli schemi statici del loro intelletto, mentre
questo si riuniva alla Qualit� pura dalla quale era emerso nel corso della prima
infanzia�.
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L'operazione di Pirsig � chiara. Vuol parlare di illuminazione, ma non vuole
passare da santone, o da pazzo. Quindi dimostra prima che non � morale tacciare
di pazzia chi semplicemente non accetta un certo schema di pensiero. A questo
punto pu� tranquillamente affermare che non abbiamo motivo per dubitare che
quella luce che cos� tanti vedono o rappresentano sia reale. E' perfettamente
plausibile che siamo noi a non essere capaci di vederla.
La luce �, secondo Pirsig, l'irruzione della Qualit� Dinamica nel nostro mondo
pieno di intelletto statico. Dipende dalla nostra capacit� di *spegnere* il
nostro sistema immunitario culturale.
Segnalo a tutti coloro che sono arrivati fin qui, che nella pagina del forum di
MOQ.org/Italia, c'� un bel saggio (breve) di Lorenz Gude, ispirato proprio da
questo capitolo di Lila: "La Luce del Darmhakaya"
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ROBERTO:
> Vorrei esporre il mio pensiero su cosa sia, per me, l'illuminazione.
> Intendendo con "illuminazione" quell'esperienza di comprensione "oltre la
> ragione", che alcuni sembrano aver provato.
> Non penso che essa consista nella conoscenza del Tutto, perch� mi parrebbe
> strano che una tale esperienza potesse essere provata nel nostro mondo
> attuale.
MARCO:
"Conoscenza del tutto" l'avevo scritto io, ed in quel momento non pensavo a
queste righe di Pirsig. Pensavo pi� al Siddharta di Hesse, e alla consapevolezza
cui Siddharta giunge al termine del suo cammino. Non ho il libro sottomano, per
cui non ricordo i termini esatti. Poich� per� sono certo che molti QUI l'abbiano
letto, attendo precisazioni.... :-)
Ad ogni modo giustamente Andrea suggerisce, per questo, la parola *Unione*.
Chiamiamola come vogliamo, secondo me questo tipo di esperienza va inteso come
limite, per noi comuni mortali occidentali.
ROBERTO:
> Sono invece del parere, anche per esperienze personali, che l'illuminazione
> consista in un'intensa e breve percezione dell'amore infinito che abita in
> noi stessi.
> L�illuminazione viene spesso descritta, per chi l�ha provata, come una
> fiamma. Una fiamma che ti arde dinanzi.
MARCO:
Ed invece l'illuminazione di cui parli � senz'altro un tipo di esperienza un po'
pi� comune. Nella mia pagina sul sito (ricordo ancora a tutti i moQUIsti che
possono pubblicare una breve nota di presentazione nella pagina dei membri) c'�
la mia poesia preferita, "Forse un mattino". Montale parla di un'aria di vetro,
arida... tanto trasparente da permettere l'illuminazione di un momento; una
reale percezione di ci� che c'�, QUI e ORA, prima che l'inganno consueto
ci riporti alla vita di tutti i giorni.
ROBERTO:
> Non sembra vi sia alcuna cosa che si possa fare per provarla, essa non segue
> la logica causa - effetto, semplicemente capita. Forse ti pu� succedere una
> sola volta nella vita, forse mai.
> Penso comunque che essa sia la percezione di un qualcosa che � sempre in
> atto, fuori dal tempo e dello spazio, un qualcosa che noi in realt� siamo.
>
MARCO:
Ed infatti lo stesso Montale comincia la poesia con "Forse"... cosa c'� di meno
causale del "Forse?"
Fuori dal tempo, fuori dallo spazio, fuori dalla logica causa effetto. Vogliamo
dire che � un'esperienza *mistica*? La Metafisica S/O bolla ipotesi come queste
come qualcosa di insignificante, assurso, pazzesco. In realt� vorrei capire
perch� mai non si possa definire pazzesco il concetto di spazio-tempo della
fisica moderna. Ma, ancor di pi�, vorrei capire su quale spiegazione logica
formale e razionale si basa la relazione causa effetto su cui si regge tanta
scienza. Spazio tempo e causalit� sono fantasmi, tanto quanto la luce del
darmhakaya. L'unica differenza � che sono fantasmi ben accetti dal nostro
sistema immunitario culturale.
E' un mio parere personale, ma a mio avviso la MOQ supera il problema del
misticismo. Per usare una metafora, nella MOQ non c'� misticismo come nel mare
non ci sono fiumi. L'illuminazione � mistica se la vediamo attraverso i filtri
statici della metafisica tradizionale soggetto/oggetto, ma la MOQ � gi� pi�
avanti... forse in qualche modo � gi� pi� illuminata! E quindi, dal punto di
vista della MOQ, non sono i mistici a vedere la luce, sono i non-moQUIsti che si
trovano al buio! In qualche modo, a mio avviso, la MOQ fornisce una spiegazione
*logica* di tutta la faccenda.
L'illuminazione � come quel "profumo irresistibile di ci� che attira i veri
filosofi verso la filosofia". Quando la Qualit� Dinamica irrompe nella nostra
vita, la nostra razionalit� non � in grado di descrivercela, ed il qualche modo
siamo costretti ad una sorta di metafora sensoriale. Nel mio caso, quei (pochi)
casi di geniali soluzioni che posso aver escogitato, li associo di pi� ad un
suono.... a quel suono che fa un ingranaggio ben oliato di una serratura che si
apre... CLACK!
Ma, come detto, non so nulla di illuminazione e di misticismo. Sono uno sporco
maledetto occidentale civilizzato, e chiedo perdono :-). Ma la MOQ mi ha
insegnato ad avere, nonostante il mio scetticismo, e nonostante io non abbia mai
avuto esperienze di *illuminazione*, profondo rispetto per chi ne parla (magari
di nascosto per non sembrare folle). E ad avere un certo fastidio per chi
afferma con certezza che queste sono fandonie.... e nel contempo si fida
ciecamente che le mele cadono perch� lo spazio � curvo.
==========
ROBERTO:
> Non sembra vi sia alcuna cosa che si possa fare per provarla, essa non segue
> la logica causa - effetto, semplicemente capita. Forse ti pur succedere una
> sola volta nella vita, forse mai. Penso comunque che essa sia la percezione di
> un qualcosa che h sempre in atto, fuori dal tempo e dello spazio, un qualcosa
> che noi in realt` siamo.
ANDREA:
Perfettamente condivisibile, eccetto forse quel cosi' assoluto "capita"; non e'
qualcosa che tu possa forzare, certamente, ma, io penso, esiste un modo di
concepire la propria vita che ti avvicina a quella soglia, e qualcosa che ti ci
allontana. Per me, incline per carattere a non aspirare a qualcosa che "capita"
e per di piu', come dici tu, poi se ne va lasciandoti con la nostalgia - per me,
dicevo, la cosa veramente importante e la piu' grande aspirazione e' per
l'appunto imparare a vivere vicino a quel confine...
MARCO:
Sono con Andrea, anche se va detto che le due cose non sono assolutamente in
contraddizione. Come in Lo Zen e il Tiro con l'Arco: solo attraverso una dura
pratica si impara a vivere vicino a quel confine.... e poi, sar� la freccia a
scoccarsi da sola. A quel punto, la perfezione *capita*.
Luminosamente Vostro,
Marco
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