ROBERTO:
Perché io partecipo a questa lista? [...] Sono infatti convinto (come voi, mi pare) che non si debba ricercare la felicità ma bensì la verità [...]
MARCO:
Ma cosa è la Verità? La Verità e' una delle tante finzioni che il nostro intelletto inventa per questo mondo. Non voglio con questo affermare che la Verità non esiste [...] ma che è anche madre dell'oggettività, che è madre dell'ideologia. [...] a mio avviso *reale* e *vero* non sono lo stesso. [...] Prendiamo ad esempio la cosa forse più ripugnante che l'uomo abbia mai commesso contro l'uomo: l'Olocausto [...] Penso che una definizione su cui siamo abbastanza d'accordo possa essere: "L'Olocausto è lo sterminio degli Ebrei perpetrato dai Nazisti durante la seconda guerra mondiale" [...] Poi leggi Primo Levi. O vedi Schindler's List, solo per fare un paio di esempi; e ti arriva un pugno nello stomaco. Eppure sono romanzi, film, opere d'arte. Finzioni (oggi è di moda dire fiction), non realtà. Eppure fanno impressione più della verità delle cifre. Ma non si può raccontare la verità con le emozioni, si dice. [...] E' fatta di definizioni, accettate all'interno di un certo sistema culturale di riferimento. Il suo limite è, appunto per il fatto che non possiamo che utilizzare definizioni, che, per loro natura, tagliano via quel che il sistema culturale di riferimento ritiene di minor importanza.
Vorrei aggiungere qui una noticina. Il concetto di Verita' a cui ci ha abituato il "modo occidentale" e' il concetto di Verita' della scienza (o dello scientismo?). La verita' degli eventi fisici osservati o osservabili o dimostrabilmente avvenuti. In questa prospettiva, Olocausto e' a ben vedere un termine molto astratto (che rappresenta una grande quantita' di eventi fisici, singole deportazioni, singole violenze) e nessuno sa esattamente cosa voglia dire (nessuno conosce *tutti* i fatti accaduti). La Verita' scientifica sull'Olocausto e' quello che possiamo cercare di conservare (in parte), attraverso la trascrizione di testimonianze, le fotografie, ecc. Questa Verita' scientifica e' oggettiva.
Pirsig e altri ci fanno pero' notare che il mondo per un essere umano *reale* non e' *fatto* di eventi e fenomeni fisici. Questi sono soltanto, per cosi' dire, la "sintassi" del mondo; i simboli con cui e' scritta la storia. Cio' che e' centrale per l'essere umano *reale* sono le considerazioni di valore: la moralita', la bellezza, la giustizia... il "significato" degli eventi in uno schema di Qualita'. Anche quando guardi un "tavolo", non vedi le sue proprieta' fisiche bensi' il suo valore, innanzitutto; e' il tuo tavolo a cui sei affezionato, o un tavolo estraneo che esprime freddezza, e' bello o brutto, il suo colore e' confortante o sgradevole... In questa prospettiva, la Verita' sull'Olocausto e' una verita' *morale*; e un romanzo o un film possono raccontarti perfettamente questa Verita' morale anche senza aderire neanche in un singolo punto alla Verita' scientifica (dei fatti fisici realmente accaduti).
Vorrei anche sottolineare che se la realta' dell'uomo e' una realta' di valori, non esiste neanche qualcosa come un "freddo, oggettivo resoconto" della realta'. Quando leggi qualcosa che ti propone un freddo, oggettivo resoconto dell'Olocausto, perfettamente in accordo con la Verita' scientifica, questo e' al contempo estremamente "falso" proprio in quanto e' freddo e oggettivo. Non c'e' niente di freddo nell'Olocausto.
Il resoconto freddo e oggettivo serve a dirti *tutto* scientificamente, vale a dire, tutto escluse considerazioni di valore. E' importante perche' e' oggettivo e in quanto tale immutabilmente "vero" nel suo modo parziale di essere vero. Le considerazioni di valore invece non sono oggettive (benche' neanche completamente soggettive, come scopre Pirsig) e di conseguenza dobbiamo guardarci dal trasmettere *solo* queste alle generazioni future. Le generazioni future vivranno in un mondo diverso e potranno ancora voler riesaminare i "freddi dati" per qualche motivo. Ma questi non sono in alcun modo piu' "reali" di un film.
ANDREA (precedentemente)
Il "vero" come bene intellettuale mi lascia ancora perplesso nel
momento in cui si definisce "vero" come piu' fedele alla Realta'.
MARCO:
La MOQ ha una ottima definizione di verità, a mio avviso:
"Criteri di verità sono sono la coerenza logica, la concordanza
con l'esperienza e l'economia della spiegazione". (Lila, capitolo 8)
Si. Personalmente non riesco a ritenere il discorso chiuso o ritenermi soddisfatto di questa "definizione" (che tra l'altro non e' affatto una definizione, visto che fornisce "criteri" senza dire che siano gli unici). Comunque sia, sembra una frase molto pre-MOQ; il punto chiave QUI e' che "esperienza" va quanto meno interpretato in senso MOQ (esperienza del valore).
ANDREA (precedentemente):
La scienza e' fondata sul metodo empirico per il quale, mi risulta,
l'esperienza (riproducibile) ha l'ultima parola rispetto anche alla teoria
piu' consolidata. [...]
MARCO:
Ok. [...] E comunque, anche senza Heisenberg, gli esperimenti sono
essi stessi "definizioni". Einstein affermò che "è la teoria
a decidere che cosa possiamo osservare" [...]
Giustissimo. E' esattamente come per la conoscenza in generale (secondo il mio punto di vista): essa e' data da strutture statiche che catturano alcuni aspetti della realta' (inconoscibile) tagliandone fuori altri. In ogni momento, la tua visione della realta' (o quella della scienza) definisce i confini sia del reale che dell'immaginabile; alcuni elementi della realta' sono al di fuori dell'immaginabile; alcuni dati sono sotto gli occhi di tutti e nessuno li percepisce (es. la cecita' della scienza tradizionale nei confronti del valore). Si procede per punti di rottura: a un certo punto la tua visione del mondo diventa autocontraddittoria e devi fare un salto nel buio del non-ancora-immaginato. Teoria dei paradigmi di Kuhn. Basta pensare alla storia della meccanica quantistica; la possibilita' che qualcosa fosse contemporaneamente una particella e un'onda era decisamente al di fuori dell'immaginabile della scienza precedente. E la scienza, con tutta la sua brava teoria della verita' "empirica", si e' trovata composta di scienziati che in massa hanno preso una posizione del tipo "dagli esperimenti sembra che sia cosi', ma, andiamo! e' ovviamente impossibile." Completamente antiscientifico. Alla lunga la meccanica quantistica ha avuto il sopravvento, ma rileggere la storia della sua nascita e' un buon modo per capire come la scienza sia comunque determinata da una comunita' di persone con i propri limiti e che operano spesso in contraddizione con i principi teoricamente "perfetti" della scienza stessa (e diventano scientisti, tra le altre cose...)
ANDREA (precedentemente):
Lo scientismo e' due volte nemico della scienza. Primo, perche'
e' cosi' diffuso da influenzare negativamente gli scienziati stessi [...]
Lo "scientificamente impossibile" e le sue varianti "certezza scientifica"
ecc., dogmatizzano la conoscenza scientifica, togliendole quello che e'
appunto, a mio parere, la sua principale forza: la capacita' di rivoluzionarsi.
MARCO:
Concordo al 110%
ANDREA (precedentemente):
Altro effetto collaterale dello scientismo e' l'incapacita' della
scienza di dialogare con dottrine che propongono visioni completamente
diverse della realta' (misticismo, magia, ecc.). [...] Smascherati in buona
parte (almeno nel mondo occidentale) i prevaricatori e truffatori vestiti
di abiti magico-religiosi, si puo' abbassare la guardia e scoprire che
al di la' del confine non sono tutti cosi' cattivi; [...] Prendiamo il
concetto di "valore", una volta appartenente al "male" per la scienza...
forse Pirsig ha mostrato che la rotazione dello Yin Yang della scienza
ha portato il concetto di valore nella sfera del "bene"...
MARCO:
E qui torno ad essere scettico, razionale, occidentalizzato e non
mistico... perdonatemi! Fra Rubbia ed un mago, credo abbastanza a Rubbia,
e per nulla al mago. Il discorso di ZAMM sui fantasmi è assolutamente
*illuminante*. [...] "Io non mi arrabbio quando gli scienziati dicono che
i fantasmi esistono nel pensiero. E' quel "soltanto" che mi manda in bestia.
Anche la scienza esiste "soltanto" nel pensiero". (ZAMM, capitolo3) Si
tratta di scegliere un sistema di credenze non perchè è
Vero, ma perchè è Migliore. E la scienza è migliore,
se la manteniamo "depurata" da due fattori inquinanti. Il primo, sul quale
concordiamo, è lo scientismo. Il secondo, del quale ho già
parlato in passato, è l'invasione di campo che gli schemi sociali
(politica, economia, desiderio di celebrità) operano sulla scienza.
Presumo che tu abbia citato il "mago" pensando a qualche ciarlatano da salotto televisivo o telepromozione (esistono altri tipi di maghi?). Cioe' che tu abbia dato un giudizio di *valore* a monte di tutto. Quello che intendo dire e': l'atteggiamento "sano" della scienza *non* e' dire che non si puo' guarire un tumore con l'imposizione delle mani. L'atteggiamento sano e' dire che non ci sono prove empiriche che qualcuno l'abbia mai fatto. Ogni altra affermazione e' una illazione, e non e' scientifica. Per esempio, consideriamo in quale modo la medicina ha trascurato per decenni tutto l'aspetto motivazionale/umano. Se la malattia e' un fatto cellulare, gli strumenti per combatterla sono quelli che operano a livello cellulare; sostanze chimiche, radiazioni... cose serie, insomma. Il fatto che l'ottimismo del paziente incida sulla malattia era al di fuori dell'immaginabile scientifico, e scientisticamente considerato non rilevante. In realta' un sano atteggiamento scientifico (non scientista) sarebbe stato quello di dire: "non e' dimostrato che l'umore del paziente incida sulla malattia". Successivamente si e' dimostrato che, guarda un po', incide. Dopodiche', questo non ha aperto la porta alla magia: ovviamente si possono poi trovare delle spiegazioni scientifiche. Ma questo vale per *tutto*; una volta che qualcosa e' empiricamente dimostrato, si cercano le ragioni scientifiche, ovvero si analizza il fenomeno.
Non sostengo che la scienza dovra' ammettere che sono possibili avvenimenti
non scientificamente spiegabili, nel senso che la scienza non potra' mai
spiegarli. L'avvenimento non scientificamente spiegabile e' un altro mito
dello scientismo; e' l'altra faccia dello "scientificamente impossibile".
In realta' ogni avvenimento e' scientificamente spiegabile, anche i fantasmi
nei castelli scozzesi o il fatto che una bambina di tre anni si metta a
parlare in aramaico al contrario. Voglio dire che tutto e' in *linea di
principio* spiegabile, e quando si dice che qualcosa e' scientificamente
impossibile si intende dire: date le nostre conoscenze scientifiche attuali,
dovremmo rivoluzionare tutto per tenere conto di questo fatto. Sicuramente
ci vorrebbe una grossa rivoluzione per spiegare scientificamente la reincarnazione
(io non credo in tutte queste cose, per inciso, sto facendo esempi estremi).
Questo *non* dimostra comunque che non siano reali. C'e' voluta una grande
rivoluzione per accettare la meccanica quantistica, o le terapie alternative.
Ora, i "reazionari" che le rifiutano sono in minoranza. (Potrebbero anche
avere ragione, non e' *questo* il punto).
Saluti a tutti,
Andrea Sosio
