Il 08/08/2016 00:17, fayor ha scritto:
Standard unico per situazioni analoghe: si parla della L. 482/99 che tutela
le minoranze linguistiche, ed esattamente la lingua e la cultura delle
popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di
quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino,
l'occitano e il sardo, quindi perché trattarle in modo diverso?

Perché hanno diversi gradi di tutela, e la situazione sul terreno è diversa.
Alcuni hanno la cartellonistica plurilingue anche per i segnali di indicazione e per quelli bianchi di inizio centro abitato. Altri non hanno i segnali di indicazione in lingua e il nome locale non sul cartello bianco. (che poi probabilmente sul place sarebbe corretto mettere pure i nomi locali, indipendentemente dallo stato di tutela. Mentre sulla relation del confine andrebbe solo il nome "ufficiale")

Una standardizzazione può essere utile, ma serve molta elasticità.
Pensiamo alla categorizzazione delle strade. Un tempo si pensava che statale = primary e provinciale = secondary. Poi ci si è accorti che alcune statali declassate potevano pure restare primary, e che in alcune regioni son provinciali pure certe strade sterrate che van categorizzate al massimo come tertiary... Insomma ci si è resi conto che la norma prefissata cozzava con la realtà locale. E quindi andava adattata secondo la conoscenza degli abitanti della zona.

L'Istat non è l'autorità amministrativa vigente, non ha poteri decisionali:
è un ente statistico e non fa politica.

Certo, ma prende i nomi dall'autorità amministrativa vigente...

ciao
Paolo M

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