ciao a tutti,
ho letto l'articolo e, da funzionario pubblico, trovo davvero
"incredibile" la frase "per lo stato e l'amministrazione pubblica
sarebbe una perdita non giustificata" la distribuzione gratuita del dato
geografico. Forse, il professore si dimentica che lo stato e
l'amministrazione pubblica non sono s.p.a, ma funzionano con le tasse di
tutti. Quindi sarebbe, per quel che mi riguarda, un obbligo rendere
pubblico e libero un dato (geografico o no), pagato dalle tasse di tutti.
Non capisco poi il fatto che quello che lui chiama "declassified" debba
essere per forza di serie B. Il classified o no dipende solo da
questioni di sicurezza (o di segreto di stato), non certo dal fatto di
essere corrette o no.
La cosa che mi "preoccupa" è che certe spinte vengano dalle università,
cioè da quelle istituzioni (in italia per fortuna ancora per la maggior
parte pubbliche) che dovrebbero distribuire il più possibile la
conoscenza, non farsi pagare. Mi viene il dubbio che tutto questo sia il
risultato di una riforma che rende le università degli enti assetati di
fondi, per cui l'assicurarsi una "commessa pubblica" sia il modo per
tirare avanti ...
Ma forse, sono solo cattivo ...
ciao
roberto
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