2011/7/13 Paolo Cavallini <[email protected]> > Il 13/07/2011 09:15, andrea giacomelli ha scritto: > > che si [1] fa ? > > > > 2.1 - repliche su blog di singole persone (Napo lo ha già fatto) ? > > 2.2 - richiesta di replica sulla testata che ha pubblicato l'articolo > > ? (in questo caso, chi si assume l'onore-onere)? > > 2.3 - twitter di polemica ? > Su twitter c'è stata una breve conversazione ieri, personalmente ho cercato di retwittare qualcosa con l'account di GFOSS.it [0] (che vi consiglio di seguire) e sostanzialmente mi pare che Geomedia è ben lieta di avviare un dibattito sullal cosa (napo confermi?). Carlucci ha postato anche un link a un altra risposta [1] che forse non è passata in lista.
> 2.4 - altro ? .... io proporrei di aprire una pagina wiki sotto > > gfoss.it, in cui annotare vari commenti (vi butto lì: > > http://wiki.gfoss.it/index.php/Liberta_gratuita_onesta e invito chi ha > > già espresso pareri a riportarli anche in quella sede) > > > > 3- magari si riesce a fare un po' di chiarezza, e magari senza > > degenerare in polemica ? > > Complimenti Andrea per aver colto un punto IMHO importante. > Mia proposta: > - aggreghiamo il tutto (links all'articolo originale e a tutte le varie > risposte) su > una pagina di GFOSS.it > Le posizioni di Gfoss sono abbastanza chiare con il documento di bologna, io pubblichere i link e l'excursus du Ghino di Tacco, > - inviamo i nostri commenti (i piu' rilevanti? in forma originale o > condensata e > coordinata?) a GeoMedia, chiedendo di pubblicarli con lo stesso rilievo del > post > originale. > +1 > Credo che sia importante rettificare questo faux pas il prima e il meglio > possibile, > sia per questioni generali (non vogliamo che le cose prendano questa > piega), sia per > la contingenza della proposta per FOSS4G 2012, che abbiamo presentato > proprio con > GeoMedia. > IMHO non c'è grosso pericolo di polemica, ma voglia di sano dibattito da entrambe le parti. Io continuo a perdere tempo sulla ML ma dovrei studiare per l'esame di Economia di Venerdì ed è proprio approfondendo l'economia della conoscneza che i sono fatto l'idea che manchi una solida teoria economica sul discorso Open Data. I dati sono un bene pubblico, come tutta l'informazione non rivale e non escludibile, non sono soggetti alla tragiedia dei commons perchè non si logorano (hanno certo un costo le infrastrutture di distribuzione, costo però che deriva dal desiderio di "controllare" la distribuzione) ma sostanzialmente poiché la loro produzione ha un costo, si tende a trattarli sempre come un bene economico classico, discorso che in certa misura poteva applicarsi ai prodotti cartografici cartacei, ma non ai beni immateriali. Insomma è un altra traccia di lavoro oltre a quella giuridica/licenze. amefad [0] http://twitter.com/gfossit [1] http://t.co/qwjZqFN
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