Ghino di Tacco, chi era costui ? Quelli più grandicelli tra di voi probabilmente si ricorderanno vagamente questo nome, visto che era uno dei vari pseudonimi che Bettino Craxi amava usare per firmare i propri editoriali polemici negli anni '80.
Nella realtà storica invece: pittoresco personaggio, un po' leggendario, vissuto verso la fine del '200; per metà brigante e per metà signorotto feudale, con qualche tratto alla Robin Hood. Il suo nome è rimasto inciso nelle pagine della storia in quanto Signore della Rocca di Radicofani in Val d'Orcia, giusto al confine tra la Repubblica Senese e lo Stato della Chiesa. Per chi non fosse pratico della zona: Radicofani incombe in posizione dominante su un passaggio obbligato della via Cassia Nova. Tutti i pellegrini che intendevano recarsi a Roma provenendo da Nord dovevano necessariamente transitare sotto alla Rocca di Ghino. Quindi Ghino, avvalendosi dei propri diritti feudali e sfruttando la posizione strategica, taglieggiava a piacer proprio tutti i malcapitati viandanti e pellegrini: e lo faceva con tal sistematica efficienza da meritarsi appunto un posto sempiterno nella memoria. Insomma, Ghino di Tacco è la metafora perfetta di chi cerca di sfruttare a proprio vantaggio una rendita di posizione qualsivoglia, anche quando questo provoca danni ingenti alla collettività nel suo complesso. E magari lo fa pretendendo di ammantarsi di un qualche simulacro di ragionevole legalità e legittimità. Molti secoli ci separano da quei tempi bui e cupi. Per gran fortuna di noi tutti alla fine ha prevalso la libera circolazione delle merci, delle persone e soprattutto delle idee, delle conoscenze, delle informazioni e della cultura. --- In fondo Ghino di Tacco rappresentava un'anomalia ed una degenerazione del sistema feudale (e non a caso è rimasto celebre); l'idea di fare pagare un pedaggio a tutti quelli che transitavano sopra un determinato ponte o strada era allora un modo ragionevole ed efficace per finanziare un minimo di manutenzione all'interno di un contesto caotico e polverizzato. Ma il concetto tipicamente "moderno" di finanziare le opere pubbliche con i proventi della fiscalità generale è un criterio di gran lunga migliore e più efficace: perché consente di ottenere una rete stradale più vasta ed omogenea, e soprattutto liberamente accessibile per tutti senza ostacoli ed impedimenti. Eccezione: le autostrade sono "a pedaggio". Ma spesso appartengono a concessionari privati, oppure sono state finanziate con consistenti apporti di capitali di investimento esterni, che ovviamente devono essere adeguatamente remunerati. Si noti bene: nel caso delle banche dati pubbliche invece (geografiche o meno che esse siano) i costi di produzione e di aggiornamento già oggi cadono per intero sulle spalle della fiscalità generale. A me personalmente non risulta neppure un singolo caso in cui soggetti privati abbiamo partecipato o cofinanziato: ma siete liberi di smentirmi. E peraltro notoriamente "i dati non si logorano", quindi i costi iniziali di produzione sono assolutamente e di gran lunga prevalenti. E' facile dimostrare come gli eventuali costi di distribuzione sono sicuramente marginali e praticamente trascurabili. Quindi l'idea di introdurre a valle un sistema di pubblica distribuzione dei dati "a pedaggio" significa creare un ibrido mostriciattolo bicefalo dalla più che dubbia efficacia economica: assai spesso gli introiti sono del tutto marginali ed a malapena ricoprono le spese di gestione degli incassi. Ed in qualche modo fa nascere lo spiacevole sospetto che in questo modo "paghi 2 e prendi 1". Ma di sicuro in questo modo si impedisce e si rende inutilmente difficoltosa la libera circolazione dei dati ed il loro efficace riutilizzo in tutti i contesti possibili ed immaginabili. Con ovvio danno per la collettività. ----- Tornando al nostro Ghino di Tacco: l'abolizione delle asfittiche economie curtensi e municipali, dei dazi e delle gabelle, di tutti i mille vincoli, impedimenti, barriere, ostacoli e privilegi di origine feudale alla fine si è rivelata un'enorme opportunità di crescita e di sviluppo per le nostre economie. Passare da mille piccoli sistemi chiusi e rigidamente compartimentati ad un unico grande sistema aperto, libero ed ampiamente interconnesso si è rivelato una mossa decisamente vincente tanto per lo sviluppo economico quanto per quello culturale e sociale. E se questo si è rivelato vero al vaglio dell'esperienza storica in tutti i settori, non si capisce perché mai i dati geografici e territoriali dovrebbero rappresentare un'eccezione mistica al principio generale. Alla fine nel passaggio dal sistema feudale al sistema moderno tutti ci hanno guadagnato: e (quasi**) nessuno ci ha scapitato. (**ad eccezione di qualche migliaio di nobili francesi e russi, ivi compresi un re, una regina, uno zar ed una zarina, che hanno sofferto alcuni spiacevoli inconvenienti: ma si sa che la storia non è sempre necessariamente un ballo di gala, come diceva qualcuno che se intendeva). In genere chi ama la storia ama anche la geografia: ma evidentemente l'inverso non sempre è dato. Pare che ancor oggi alcuni autorevoli geomatici sono rimasti tenacemente ancorati al buon vecchio orizzonte di riferimento culturale delle economie chiuse e rigide, dei dazi, dei pedaggi, delle gabelle, delle gilde e delle corporazioni d'arte e mestieri. ... magari anche un po' alla Ghino di Tacco. Peccato: perché nel frattempo il resto del mondo si sta muovendo velocemente nella direzione opposta :-) ciao Sandro _______________________________________________ Iscriviti all'associazione GFOSS.it: http://www.gfoss.it/drupal/iscrizione [email protected] http://lists.gfoss.it/cgi-bin/mailman/listinfo/gfoss Questa e' una lista di discussione pubblica aperta a tutti. Non inviate messaggi commerciali. I messaggi di questa lista non rispecchiano necessariamente le posizioni dell'Associazione GFOSS.it. 527 iscritti al 7.7.2011
