Ciao a tutti,
ringrazio molto per la segnalazione dell'articolo, della risposta di Napolitano 
(che trovo estremamente acuta, pertinente ed efficace) e dei commenti 
succedutesi. Come ho gia' avuto modo di dire alcune volte qui in ML, io non 
sono un "GFOSSaro" puro, soprattutto per quanto concerne il SOFTWARE, poiche' 
la mia visione, diciamo cosi', "ideologica", non coincide con alcune delle 
premesse di  GFOSS (relativamente a software libero e software proprietario). 
Ne consegue che non sempre sono d'accordo con alcuni temi che leggo qui, ma in 
generale ritengo molto utile il ragionarci sopra, e questo e' un  classico 
esempio. 

Sul tema della liberazione dei DATI, devo dire di essere in sintonia completa 
con quanto scritto da Napolitano e francamente pure io sono sbigottito 
dall'articolo del prof. Carlucci.

Quoto in particolare questo commento di Roberto Facoetti:

Il giorno 12/lug/2011, alle ore 22.00, Roberto Facoetti ha scritto:

> ciao a tutti,
> 
> ho letto l'articolo e, da funzionario pubblico, trovo davvero "incredibile" 
> la frase "per lo stato e l'amministrazione pubblica sarebbe una perdita non 
> giustificata" la distribuzione gratuita del dato geografico. Forse, il 
> professore si dimentica che lo stato e l'amministrazione pubblica non sono 
> s.p.a, ma funzionano con le tasse di tutti.

Secondo me il busillis e' qui, ed e' un discorso prettamente "politico", ovvero 
di concezione di servizio pubblico e come deve funzionare il servizio pubblico. 
Nell'articolo di Carlucci identifico esattamente una concezione di tipo 
"privatistico", (privatistico pero' all'italiana!) dove un servizio pubblico 
non e' finalizzato a quanto la definizione dice, ovvero dare un servizio, bensi 
a produrre una entrata economica, probabilmente per pagare eventuali buchi di 
altri settori. Per parte mia, come cittadino che paga le tasse, e come 
professionista che lavora nel settore, e trae reddito dalle sue competenze, non 
posso accettare che, per principio, l'Ente pubblico, pagato con soldi pubblici 
per produrre servizi per la collettivita', poi li "venda" alla collettivita' 
(che li ha gia' pagati e dovrebbe beneficiarli) ponendosi addirittura come 
competitor di aziende private. Magari si potranno fare distinizioni piu' 
sottili ma e' proprio l'impostazione di base che non mi vede d'accordo.

> Quindi sarebbe, per quel che mi riguarda, un obbligo rendere pubblico e 
> libero un dato (geografico o no), pagato dalle tasse di tutti.
Quoto.


> La cosa che mi "preoccupa" è che certe spinte vengano dalle università, cioè 
> da quelle istituzioni (in italia per fortuna ancora per la maggior parte 
> pubbliche) che dovrebbero distribuire il più possibile la conoscenza, non 
> farsi pagare. Mi viene il dubbio che tutto questo sia il risultato di una 
> riforma che rende le università degli enti assetati di fondi, per cui 
> l'assicurarsi una "commessa pubblica" sia il modo per tirare avanti

Verissimo, questo discorso fa il paio con quello che dicevo sopra, e di fatto 
e' gia' cosi' in maniera eclatante e secondo me del tutto censurabile. 
Penso ad esempio ad Universita' che fanno accordi con fornitori di Hardware 
(laser scanner - fotorestitutori digitali) per avere le macchine a costi 
competitivi (.... e non diciamo oltre), e poi mettono ricercatori non formati o 
comunque in via di formazione a produrre analisi e ricerche di qualita' 
perlomeno dubbia, da fornire a costi iper-ribassati ad altri enti (es. 
sovrintendenze, tanto per dire), di fatto mettendosi come competitori del 
settore privato che su questo settore prova a vivere, tagliando le gambe a chi 
si propone con competenze acquisite di tasca propria, spendendo fior di 
quattrini sia nel settore hardware che nella formazione acquisita nel tempo, 
per garantire la qualita' necessaria, e soprattutto senza avere supporti 
surrettizi da parte di fondi piu' o meno pubblici.

E' interessante notare come l'idea dell'ente pubblico come Ente che trae 
profitto dal proprio lavoro, che parrebbe essere un'idea liberista che accetta 
la competizione del mercato, di fatto in realta' sembra voler imporre una 
posizione PROTEZIONISTICA, il che e' tutto il contrario del liberismo.

My two cents.

Marco

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