2018-01-17 8:08 GMT+01:00 Federico Fissore [email protected]
[it-torino-java-jug] <[email protected]>:

>
>
> Tatiana Litvinova [email protected] [it-torino-java-jug] ha
> scritto il 16/01/2018 alle 22:28:
> > è *il* problema. L'interfaccia fluente con dei nomi dei metodi corti è
> > più carina e più trendy, ma fa davvero tanta differenza nella sostanza?
> > Le mappe... capisco i pro, ma l'assenza di un controllo sintattico sulle
> > chiavi mi fa paura. E il refactoring?
> >
>
> Capisco e condivido la preoccupazione. Ma ai tempi pensai: in javascript
> faccio già così e lo so fare, in java può solo essere più facile.
> E lo confermo: quasi all'improvviso ti trovi senza annotazioni, senza
> librerie di mapping, senza boilerplate. Solo ciccia. Codice più breve,
> più facile da testare.
>
> It's my time.
Quando Fede ebbe la prima visione, io c'ero.
E la seguii.
Cosi' tanto che ancora oggi esiste un sistema, che gestisce qualcosa come
10 milioni di messaggi al giorno, che usa quel modo di sviluppare.
Ne ho riscritta una incarnazione, da zero , in Kotlin (spero di metterla OS
presto).
Perche' e' flessibile, testabile, facile fare ingestione dei dati da fonti
diverse e normalizzarli.
Ci sono un paio di talk, uno suo ed uno mio, un po' datati, tra i video del
JUG, mi pare il titolo sia Kill Bean 1 e 2

FRANK



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Roberto Franchini
"The impossible is inevitable"
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