Ciao
attacco di seguito una recensione che va oggi su liberazione, il libro è
quello di Cini, il Supermarket di Prometeo.
Ciaoo
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Sono passati trenta anni da quando nel 1976 un gruppo di fisici diede
alle stampe L’Ape e l’Architetto, una serrata critica di estrema
sinistra alla scienza e alle comunità scientifiche di cui gli stessi
autori facevano parte. Tra questi c’era Marcello Cini, che già da anni
sosteneva la necessità di dover guardare alla scienza anche come luogo
di riproduzione dei rapporti politici tipici del contesto
socio-culturale in cui la stessa scienza era prodotta. Grande fu lo
scandalo e da destra e da sinistra piovvero critiche verso chi osava
mettere in dubbio che la ricerca scientifica operasse per il progresso
dell’umanità. Come si permettevano questi “epistemologi della domenica”
di far notare (come Cini fece nel 1969) che mandare un uomo sulla luna
era stata più una questione politica che di progresso, e che forse i
soldi usati per le missioni Apollo sarebbero stati più utili per
finanziare progetti contro la fame nel mondo? Da allora è cambiato
molto: è crollato il Muro, l’utopia di cambiamento che ha impetuosamente
scosso il mondo tra gli anni Sessanta e Settanta ha lasciato il posto al
pensiero unico del neoliberismo, e il pianeta sta andando rapidamente
verso il collasso (grazie anche alle nostre progressiste tecnologie).
E la scienza, come è cambiata? A questo interrogativo, vasto da far
tremare i polsi, vuole rispondere l’ultimo libro di Cini Il Supermarket
di Prometeo. La scienza nell’era dell’economia della conoscenza (Codice
Edizioni, pp.XXVI + 458, euro 29), con la convinzione che – trent’anni
dopo – sia ancora possibile una critica della scienza che non sia
relativismo estremo né oscurantismo antiscientifico.
Il discorso si muove su due livelli: come è cambiato il modo scientifico
di vedere il mondo, e come è cambiata l’impresa scientifica. La risposta
al primo interrogativo si snoda lungo le prime due sezioni del testo:
tra fisica e biologia, sono emerse novità fondamentali che hanno
radicalmente modificato il nostro modo di guardare la natura. La fisica
ha contribuito con la scoperta della complessità, un mondo di processi
in equilibrio dinamico il cui risultato è il più delle volte
imprevedibile. Ciò ha significato un doppio cambiamento. Da un lato, ci
si è lasciati alle spalle l’idea di una natura fisica completamente
prevedibile (e quindi dominabile) e si è cominciato a ragionare in
termini nuovi, introducendo concetti e strumenti nuovi che permettono di
maneggiare adeguatamente i sistemi complessi composti da molte parti in
interazione tra loro. Dall’altro, ha portato a bocciare il riduzionismo
(determinista) che ha informato gran parte delle scienze nel corso del
Novecento: se la complessità del sistema porta all’emergere di nuove
proprietà al superare di alcune soglie, è impossibile ridurre l’oggetto
della ricerca al livello dei suoi componenti elementari. La scienza
contemporanea (a partire dalla fisica) ci consegna dunque un mondo
organizzato gerarchicamente, intrinsecamente imprevedibile e fortemente
dipendente dalla sua storia: è l’ormai celebre effetto farfalla, per cui
un battito di ali in Amazzonia può provocare un tifone in Texas.
Parallelamente, le scienze della vita hanno compiuto un lungo percorso,
ricostruendo l’evoluzione dell’uomo e al tempo spesso producendo
strumenti capaci di modificare radicalmente il processo evolutivo. Da
Lucy a Dolly, titola la seconda sezione del libro, intendendo proprio
questo percorso che se da un lato ha portato alla naturalizzazione di
molti aspetti dell’umano, dall’altro ha reso possibile n dominio
tecnologico sulla biologia. Tuttavia, Cini richiama giustamente
l’attenzione del lettore sugli spazi di autonomia rispetto alla completa
naturalizzazione. Di qui la lunga discussione dell’interazione tra
evoluzione genetica ed evoluzione culturale, dimostrando come anche in
questo caso la riduzione al livello più basso (in questo caso i geni)
possa essere un’ipotesi di lavoro ma non un dogma totalizzante. La
sociobiologia, come i suoi antenati (il darwinismo sociale) e la sua
progenie (la psicologia evoluzionista), andrebbe quindi utilizzata in
associazione con altre prospettive: quella di Jared Diamond, per
esempio, che vede nelle condizioni ambientali e nelle risorse
disponibili potenti forze capaci di modellare l’evoluzione delle società
umane; ma anche l’interazione tra natura e cultura che il genetista
Luigi Luca Cavalli-Sforza studia da decenni, con il risultato di
mostrare che il doppio livello è ineliminabile. Dunque si può ancora
garantire l’autonomia della cultura, e quindi dell’etica, sia di fronte
a chi vorrebbe il primato della natura, sia davanti a chi parla (e molti
filosofi lo fanno) di inesorabile scomparsa dell’umano di fronte al
progresso tecnoscientifico. Dolly, la pecora clonata, non rappresenta
quindi un inevitabile futuro di disumanizzazione: se si riuscirà a
mettere in campo una seria etica responsabile, allora la storia di Lucy
(il fossile africano diventato simbolo del lungo processo di evoluzione
umana) potrà continuare.
Conclusa questa ricapitolazione del pensiero scientifico, l’occhio di
Cini si sposta su ciò che è cambiato nel modo di fare scienza. È qui che
l’idea del supermarket prende sostanza: l’innovazione tecnologica (e in
particolare la rivoluzione informatica) ha reso possibile la creazione
della cosiddetta “economia della conoscenza”, nella quale le merci
vendute sono i saperi e non solo le materie prime. I presupposti
liberisti di questo mercato hanno di fatto prodotto squilibri
(ambientali, sociali, culturali) che sono ormai evidenti per tutti.
Tuttavia, l’evidenza non è stata sufficiente per evitare che il mercato
delle idee invadesse violentemente lo spazio dove quelle idee sono in
gran parte prodotte, cioè la ricerca scientifica e tecnologica. La
proprietà intellettuale, sotto forma di copyright e brevetti, ha quindi
creato un mercato scientifico che ha modificato l’impresa scientifica.
Non si fa più scienza per il progresso o per la ricerca di una qualche
verità, ma sempre di più si fa ricerca per il profitto di un’impresa
privata. La circolazione e la condivisione dei saperi sono vincolati da
necessità commerciali che alzano i costi di accesso alla conoscenza e
orientano la ricerca verso l’interesse di azionisti che non coincide con
l’interesse pubblico. Prometeo, simbolo mitico del progresso scientifico
che dona il fuoco agli umani dopo averlo rubato agli dei, è dunque
diventato il gestore di supermercato, nella metafora di Cini. Ma lo
scienziato reale, non va dimenticato, è probabilmente il commesso di
quel supermercato: un precario come molti altri, con pochi diritti e un
ritorno economico ridicolo.
Cini traccia dunque una mappa concettuale della scienza contemporanea,
affrontando un ventaglio di problemi molto ampio: dalla crisi ambientale
all’evoluzione del linguaggio, dagli automi cellulari alla crisi
dell’economia neoliberista. Nel far ciò si fa carico di una bibliografia
imponente e di una prospettiva peculiare che a partire dai singoli
specialismi risale verso il linguaggio comune, rendendo visibili i
legami tra ambiti molto lontani tra loro. È un’operazione culturale
importante, necessaria per costituire un legame democratico tra scienza
e società, e allo stesso tempo è azione filosofica di sistematizzazione
dei saperi, di ricostruzione delle impalcature epistemologiche con cui
la nostra cultura osserva la natura. Seguire l’argomentazione di fondo
non è sempre facile (e forse una maggiore cura editoriale avrebbe
giovato), e non sempre i singoli elementi interpretativi sono
condivisibili. Tuttavia, la passione che anima l’autore contagia il
lettore pagina dopo pagina. Passione scientifica ma soprattutto passione
civile: perché un altro mondo è possibile e necessario, e la ricerca può
essere un grande aiuto nel costruirlo.
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