On 08/01/14 09:32, Domenico Viggiani wrote:
> Salve,
> io sono fuori dal giro dei sistemi antispam da un pezzo ma mi dicono che sta
> aumentando il numero di mail "rifiutate" per "unverified address".
> In pratica, il server di destinazione, prima di accettare un messaggio, apre
> un dialogo SMTP 'inverso' per verificare che il mittente sia un indirizzo
> realmente esistente.

In realtà la diffusione di 'sta roba è in fase lentamente calante oramai
da anni. Il picco di diffusione è stato suppergiù 5 o 6 anni fa, quando
qualcuno ha iniziato a proporla come l'ennesima FUSSP.


> Domanda forse banale: ma dove sta scritto che il mittente di una email deve
> corrispondere ad una casella realmente esistente? Mi sono perso qualcosa?

Tecnicamente parlando, se la casella usata a mittente di envelope non
esiste, non può nemmeno ricevere alcuna notifica in caso di mancato
delivery del messaggio stesso. Il che è di norma una buona indicazione
che il messaggio ha per lo stesso mittente il valore di un fazzoletto
sporco...

Se poi questo sia sufficiente o meno per decidere di non accettare il
messaggio può essere argomento di discussione. Di certo è segno di
cattiva implementazione, soprattutto se si tratta di invii massivi e non
supervisionati (newsletter).


> Tra l'altro, il server del mittente potrebbe essere un relay ed accettare
> qualsiasi indirizzo (cosa non bella per il bouncing ma possibile).
> Se non si è riusciti ad imporre uno standard per l'annuncio dei server
> deputati all'invio per un dato dominio, com'è possibile che si 'pretenda' di
> verificare addirittura l'intero indirizzo?

Sinceramente non capisco il collegamento tra le due cose.

Uno standard de facto per "l'annuncio dei server deputati all'invio per
un dato dominio" c'è: è SPF ed è lì da parecchi anni. I suoi problemi
sono inerenti alle dinamiche di SMTP, non a SPF in sè: qualsiasi
implementazione alternativa soffrirebbe inevitabilmente degli stessi
problemi, a meno di non pretendere (come SPF con SRS) che tutte le
implementazioni di SMTP al mondo cambino qualcosa.

E' la ragione per cui l'attenzione si è spostata invece sulla
validazione dell'origine del messaggio anzichè al path di consegna:
DKIM, DMARC e compagnia son nati per quello. A loro volta con i loro
problemi (per ragioni simili a quelle di SPF), ma tuttavia adatti a
messaggi con carattere transazionale (anche se qualcuno ha cercato di
proporli come le nuove FUSSP).


Ma non vedo come questo abbia a che fare con l'aspettativa che il
mittente di una mail diretta a me debba esistere (o meno).



In tutta sincerità, la sender address verification non è una pratica che
mi piaccia, per diverse ragioni:

* riversa carico in direzione dei sistemi di mittenti forgiati,
consentendo di fatto DDoS attraverso reflection
* rompe alcuni meccanismi qui e lì, pur se perlopiù trattasi di roba di
nicchia
* il costo in termini di latenza nel delivery è tale da renderlo
difficilmente attuabile su sistemi ad alto traffico
* ...


Ma il fatto che sia o debba essere normale che il mittente di envelope
non esista non è onestamente tra queste...

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