On 14/01/14 13:34, Marco Ermini wrote:

>> "Junk Mail is war. RFCs do not apply." (cit)
>>
>> Wietse Venema :-)

Hai vinto una birra, ma non so quando mai saremo nello stesso posto e
pagarla.
Poteva essere un piccolo stimolo a restare dov'eri, ma tanto immagino
che da quelle parti le occasioni da birra non manchino comunque... :-)


> Ho letto prima un'opiione (Tullio Andreatta) circa l'inutilit? di SPF.
> Tendo in generale a essere d'accordo con quanto ? stato scritto in quel
> messaggio. Tuttavia non sono molto d'accordo circa l'inutilit? di SPF - se
> ovviamente accompagnato a DMARC, DKIM e tutto il resto.
> 
> Vorrei sapere cosa ne pensate in generale sull'efficacia di queste
> tecniche. So che i grossi "player" ci puntano, ma in generale mi sembrano
> di una complessit? notevole - tant'? che dove lavoravo prima erano
> praticamente impossibile da implementare (organizzazione troppo grande e
> troppe persone da convincere, e quando la questione diventa cos?
> complessa...).

Sono tecnologie che hanno un loro ruolo ben preciso e di ampio utilizzo
liddove si tratti di piattaforme di mail marketing o di messaggistica
transazionale.

Ma da sole non forniscono alcuna metrica relativa alla reputazione del
mittente: tutto quello che ti possono dire è che il mittente non è
forgiato. Che poi sia spam o meno, nulla dicono. Nè è il loro ruolo.


Sono pertanto complementari a meccanismi di reputation: se i miei
meccanismi di reputazione mi dicono che paypal.com è 100% good, e la
mail soddisfa DKIM/DMARC posso permettermi di bypassare in toto gran
parte degli altri filtri - dato che so di potermi fidare del mittente -
riducendo il rischio di falsi positivi.  Ma  solo perché "so" chi è
paypal e che va trattata di conseguenza, non per DKIM in sè...


Per una azienda X anche grossa, dove la tipologia di mail in uscita è
varia (mail generate da automatismi vari, mail "normali" inviate dai
dipendenti, mail marketing fatto in maniera più o meno approssimativa
dal commerciale di turno), l'utilità è opinabile, a meno di non essere
disposti a segmentare le componenti del flusso postale che potrebbero
trarne un vantaggio[1].


C'è poi il problema che DKIM e DMARC hanno un ampio utilizzo lato
ricevente da parte di operatori con una competenza ben radicata nel
settore email (i grossi fornitori di sistemi/servizi di filtraggio e i
gorilla del settore freemail come Google, Hotmail, Yahoo, etc.) ma la
loro diffusione in ambito più ristretto (mailserver aziendali e
dintorni) è sempre rimasta piuttosto limitata.

In parte per complessità intrinseca, in parte perchè se non sai che
farci (leggasi: non hai o non capisci i meccanismi di reputation cui
agganciarli) te ne fai poco.



In soldoni, se

* sei grosso e conosciuto

* invii comunicazioni di carattere informativo/commerciale/transazionale

* i riceventi hanno interesse a trattare in modo privilegiato tali
comunicazioni (il che significa anche che sono "100% clean")

* hai uno o più domini che dedichi a questa sola finalità [1]

allora DKIM (e/o DMARC, soprattutto nel caso di invii transazionali)
sono circa un must, attualmente.


Per domini "generici", aggiungono poco o nulla.




> Altra domanda: in generale osservo che molte organizzazioni cercano la
> "magic box" (o adesso la "magic cloud") a cui delegare i problemi. Non ho
> visto fin'ora alcuna "killer app" contro lo spam e gli utenti di pi? o meno
> tutte queste "magic box" o "magic cloud" si lamentano per lo spam. La mia
> impressione ? che sia una battaglia pi? complessa di quello che il CTO
> medio possa comprendere, e che ciascuna azienda/situazione ha bisogno di
> una certa customizzazione - come diceva Emanuele Balla giustamente,
> *qualcuno* deve decidere cosa ti puoi permettere di "perdere" quando filtri
> le email, ed ? piuttosto difficile tradurre quello che il CTO *pensa* (e
> chiss? poi cosa ha capito) con un filtro Postfix/qmail...


Soprattutto c'è un problema di differenti visioni e visibilità: il fatto
che quello che è spam per A non è necessariamente spam per B; sicchè se
sia a che B si servono dello stesso oggetto/servizio, uno dei due
inevitabilmente ottiene il contrario di quello che desidera.

Per una infinità di ragioni che richiederebbero un thread a sè (e per il
quale non sono certo questa sia la lista adatta), ma è tuttavia un dato
di fatto.


Aggiungici che lo spam è una lotta tra parti, per cui se da un lato ci
sono gestori/creatori di filtri dall'altro c'è chi fa di tutto per
evadere gli stessi, il che rende l'approccio "fire and forget" del tutto
inapplicabile: qualcuno le cose le deve gestire e chi riceve deve
mettersi in testa che il filtro applicato (quale che sia la soluzione
scelta) non funziona per magia (FUSSP!) ma per la competenza di
qualcuno, che necessita anche di feedback, sia positivo che negativo.


Il succo, comunque, è che la "magic box", non esiste e probabilmente non
può esistere.



E' un pippone, ma te la sei cercata :-P
E non è nemmeno finito...




[1] Il fatto è che in particolare per DKIM (e di conseguenza DMARC) la
reputazione che ha senso considerare sarebbe quella del signer e non
tanto del mittente. Ma non ci sono attualmente in circolazione
meccanismi di reputation "pubblici" basati su questa. Qualcuno ci ha
provato, ma il mercato non ha manifestato alcun interesse e
l'implementazione è andata sostanzialmente morendo.

Sicchè a meno che il ricevente non sia sufficientemente grosso da
permettersi di implementare meccanismi di reputation interni (Google,
etc), di fatto le uniche sorgenti di reputazione da poter agganciare a
DKIM sono quelle che si basa sul dominio in quanto tale, e derivano
pertanto dalla somma di tutti gli utilizzi cui il dominio stesso è soggetto.

Per tale ragione, se si usa DKIM/DMARC su -diciamo- delle mail
transazionali, è preferibile farlo su un dominio dedicato allo scopo, in
modo da eliminare le "sorgenti di rumore" (mail "normali", etc) che
possano ostacolare l'acquisizione di una reputazione coerente per lo stesso.

La qual cosa, però, può potenzialmente avere ricadute sul piano del
brand e della riconoscibilità aziendale (o il management può pensare che
lo abbia), il che porta la complessità delle valutazioni ad esplodere ^_^
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