Nel mio specifico caso (non voglio generalizzare, anche se temo sia valido in 
più casi..),
a "decine o centinaia di genitori in ogni scuola” non gliene frega niente se la 
scuola utilizza i servizi di GAFAM.


A.

Il giorno 27 gen 2023, alle ore 15:07, graffio via nexa 
<[email protected]> ha scritto:

Concordo pienamente sul fatto che non possano essere scaricati sul singolo 
individuo questioni che sono sistemiche.
Lo penso anche quando ci si accanisce con coloro (pochi) che buttano spazzatura 
fuori dagli appositi spazi, o con coloro che usano l'automobile per andare al 
lavoro. E' evidente che, nel primo caso, la soluzione del problema è 
nell'organizzare una raccolta dei rifiuti efficiente ed ecologica e nella 
produzione di meno plastica, così come la riduzione delle emissioni di CO2 
passa per dei trasporti pubblici (almeno) decenti.

Il ragionamento che facevo va inteso come forma di pressione affinché i DS (nel 
caso delle scuole) si rendano conto che ci sono persone che non accettano 
soluzioni fuorilegge. Peraltro il ragionamento sull'adozione di GSuite per la 
didattica non è solo relativa alla privacy, ma ha a che fare con il presente e 
il futuro della didattica tout court (come qualcun* ha fatto notare più volte 
in questa lista). Non mi dilungo su questo.

Si tratta di capire quali forme di pressione mettere in atto per far si che i 
decisori prendano le giuste decisioni :) . Per esempio, a mio avviso, 
Monitora-PA segue questa logica: fa pressione sui Dirigenti Scolastici 
affinché, non potendo risolvere il problema da soli/e, cerchino di indurre il 
Ministero dell'Istruzione e del Merito a cercare soluzioni adeguate.

Perciò in questo caso non si tratta di scaricare il problema sui singoli, anzi 
la questione è ribaltata: come fare in modo che le persone facciano pressione 
su chi è preposto a trovare soluzioni? E' evidente che il caso singolo non 
smuove nulla, ma cosa succederebbe se decine o centinaio di genitori in ogni 
scuola non accettassero di utilizzare i servizi di GAFAM?

m

p.s. naturalmente la mia azione è stata riportata in forma di proposta di 
riflessione al comitato genitori della scuola che per il momento non ha trovato 
il tempo di parlarne :/ .

----------------------------------------------------------------------

Message: 1
Date: Fri, 27 Jan 2023 14:13:01 +0100
From: "J.C. DE MARTIN" <[email protected]>
To: [email protected]
Subject: Re: [nexa] mail studenti UniMi outsourced a Microsoft
Message-ID: <[email protected]>
Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"

Esatto: la soluzione deve essere istituzional-politica.

Scaricare tutto sui singoli, ovvero, pretendere comportamenti più o meno
eroici da parte dei singoli invocando principi, anche sacrosanti, non
solo non è, a mio avviso, moralmente difendibile, ma non funzionerà _mai_.

jc


On 27/01/23 13:39, Antonio Vetro' wrote:
Condivido di aver fatto una cosa molto simile, da genitore, per uno
dei miei figli alla scuola materna (!!).

Nonostante tanta perseveranza e telefonate con il preside, non ha
portato risultati, e siamo stati anche oggetto di discriminazioni in
alcune circostanze
(es. l’anno scorso non abbiamo potuto svolgere i colloqui con gli
insegnanti, perché fruibili solo attraverso l’account google
dell’alunno, nemmeno per telefono!).

Non abbiamo ceduto e non lo faremo perché finché è la materna i danni
al bimbo sono davvero limitati.

Tuttavia, non mi sentirei di consigliare questa strada ad altri
genitori, soprattutto se meno addentro la questione,
che deve -a mio avviso- essere affrontata a livello politico, invece
di essere scaricata a livello individuale,
come tante altre cose (es. questione ambientale, ecc).

Un caro saluto,
Antonio


Il giorno 27 gen 2023, alle ore 13:28, graffio via nexa
<[email protected]> ha scritto:

Ciao,
approfitto per riportare la mia esperienza di genitore di una
studentessa di un primo liceo scientifico di Roma.

Senza chiedere nessun consenso, un giorno mi è arrivata la seguente mail:

"Gentile Genitore.
le comunico che è stato creato l'account alla posta del Liceo Cavour
e ai servizi Gsuite per suo figlio/a.
Il nome utente è: nome.cognome.stud@
<mailto:[email protected]>liceopincopallino
<mailto:[email protected]>.edu.it
<mailto:[email protected]>
la password è così composta: sezioneliceopincopallinonumeroordineregistro

esempio [email protected]
<mailto:[email protected]>
1Aliceopincopallino3

La password dovrà essere modificata al primo accesso.
Cordiali saluti"

Ho risposto chiedendo gentilmente di verificare se la piattaforma
utilizzata fosse a norma con le direttive europee in materia di
privacy, corredando la mail con una serie di riferimenti al GDPR,
alla Schrems II, al rapporto sulle violazioni della privacy di Human
Right Watch, etc.

In risposta alla mia mi è stata inviata l'informativa sulla privacy
di Google, che, secondo la responsabile, avrebbe potuto fugare i miei
dubbi. Nella stessa mail però, ed è questa la cosa importante, c'era
scritto anche:
"In ogni caso, se Lei ritenesse rischioso per sua figlia l'utilizzo
di questa piattaforma, può benissimo non dare il Suo consenso. I
docenti organizzeranno il proprio lavoro anche tenendo conto della
Sua scelta."

A seguito di questo scambio la responsabile ha scritto alla
coordinatrice di classe, con me in copia:
"ti informo che il genitore della studentessa XXXXXXXX non ha
acconsentito all'utilizzo della Gsuite per la propria figlia.
Ti chiedo la cortesia di informare i colleghi del Consiglio di Classe.
Se su Classroom dovessero essere assegnate attività o inseriti
documenti, vi chiedo la cortesia di farli avere all'alunna per le vie
brevi, ad esempio utilizzando delle fotocopie.
Tenete anche conto che la studentessa non è in possesso della mail
istituzionale."

Vi sembra una strada da proporre anche ad altrie che potrebbe
smuovere le acque?

buon tutto

--
Maurizio "Graffio"
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Message: 2
Date: Fri, 27 Jan 2023 14:16:32 +0100
From: Maria Chiara Pievatolo <[email protected]>
To: <[email protected]>
Subject: Re: [nexa] mail studenti UniMi outsourced a Microsoft
Message-ID: <[email protected]>
Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"

On 27/01/23 11:47, Andrea Trentini wrote:

ma non basta, il grafo delle connessioni (metadati) sarebbe cmq
tracciato e...
... e con i "metadati", lo so, si uccide. Forse è proprio per questo che
non si consigliano neppure azioni di riduzione del danno, che potrebbero
indurre lo studente a sospettare che ci sia - eufemisticamente detto -
qualche problema.  E se gli studenti agissero collettivamente, ed
eventualmente a livello nazionale e non locale, diverrebbe molto
difficile perpetuare l'illegalità.

I docenti universitari dovrebbero sistematicamente ricordare agli
studenti di quali abusi sono vittime, e usare e raccomandare, quando è
possibile, alternative, come hanno fatto alcuni di noi che hanno usato
il BBB del GARR invece che i servizi di Microsoft e Google raccomandati
dai loro atenei, senza nessuna reazione dell'amministrazione (che sa
benissimo che cosa succederebbe se la questione finisse davanti a un
giudice). Ma anche questa è solo un'azione di (limitatissima) riduzione
del danno. La soluzione dovrebbe essere istituzionale - ma le
istituzioni vanno in direzione contraria.

Un saluto,
MCP






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