...preferiamo essere schiavi di un padrone che pensa a tutto lui,
piuttosto che faticare per guadagnarci la nostra libertà.
Troppo vero!
Che poi non ci sarebbe neanche troppo da "faticare": basterebbe solo
avere l'iniziativa di muoversi, perché la fatica non è nemmeno tanta.
Il punto è che basta un filo di benessere, e la paura istintiva di
andare a toccare lo status qui -- più gli interessi di gente invece ben
consapevole dall'altra parte (che l'ultima cosa che vuole è farsi
fregare l'orticello, o la sala giochi) -- perché nulla si muova.
Come ho scritto altrove, Tocqueville l'ha detto nel 1840 in un capitolo
del suo libro "La Democrazia in America" (che, quando ci ho messo gli
occhi sopra, ho giudicato "terrificante").
Il 2025-01-24 16:00 Giuseppe Attardi ha scritto:
Proprio così.
Ma si continua a frignare, fare convegni, scrivere rapporti per
analizzare i fallimenti (tipo Draghi), disquisire su domande alla
Marzullo (tipo se sia meglio un social o un altro, se i social
cambiano noi o noi che cambiamo i social, se la tecnologia sia
neutrale o la neutralità ci rende complici).
Ho provato per diversi anni a realizzare servizi in casa per le
università, come sanno Bregni e Verzulli: l’università di Pisa per
anni aveva il propio mail server fatto in casa, il GARR aveva un cloud
pubblico federato basato tutto su sw Open Source.
Ma quando cercavo il coinvolgimento sia di colleghi che dei dirigenti
universitari (con unica eccezione il Poli di Torino), la risposta è
sempre stata negativa: chi ce lo fa fare, se tanto i servizi ce li
danno gratis e sono fatti in modo professionale e intanto posso
licenziare i sistemisti.
Poi i servizi hanno smesso di essere gratis: tre anni fa Google è
venuta a presentare il conto del servizio Google Workspace for
Education e Microsoft per i servizi tra cui Exchange per la posta.
L’università di Pisa paga centinaia di migliaia di euro l’anno a
entrambe e più o meno lo stesso fanno le altre 70 università.
Mettendo assieme tutte le spese, le università avrebbero potuto avere
servizi digitali comuni gestiti in proprio.
Purtroppo la vera conclusione è che preferiamo essere schiavi di un
padrone che pensa a tutto lui, piuttosto che faticare per guadagnarci
la nostra libertà.
— Beppe
On 24 Jan 2025, at 15:26, [email protected] wrote:
From: Guido Vetere <[email protected]>
To: abregni <[email protected]>
Cc: Antonio <[email protected]>, [email protected]
Subject: Re: [nexa] I tecno-baroni vogliono rovesciare la
democrazia,
riformiamo i social
Message-ID:
<CAD3hHB4_MgtU4YtzqEjzP8KmpuQECQkkbF=j92-behf0du3...@mail.gmail.com>
Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"
Se ho capito bene, le tre proposte di Sanchez sono :
- Certificazione dell'identità (facile da aggirare)
- Moderazione e factchecking (ha già fallito)
- Responsabilità penale della piattaforma sui contenuti degli
utenti
(giuridicamente assurda)
Ma davvero questo è tutto quello che la 'sinistra' europea riesce a
elaborare?
Il problema delle piattaforme sociali non è la qualità dei loro
contenuti, ma il fatto che sono monopolizzate.
L'Europa avrebbe dovuto favorire la nascita di social
decentralizzati
e interoperabili, finanziando infrastrutture e provider
indipendenti,
invece di organizzare simposi con i lobbisti yankee.
E adesso tutti a frignare e a dire caxxate ai convegni.
G.
On Fri, 24 Jan 2025 at 14:26, abregni <[email protected]> wrote:
Ciao.
La soluzione -- come al solito, al di fuori della comune definizione
del
problema (i social ci avrebbero fatto un baffo) -- ci sarebbe stata,
...con un "cortocircuito epocale" fra tecnologia e democrazia:
http://www.ybnd.eu/docs/Mat_fibra.pdf
Per 5 anni, dal 2008 al 2013, ho provato a far passare l'idea:
- Sui media, mi hanno dato uno spazietto su Report, ho avuto una
bella
chiosa da parte della Gabanelli, e c'è stata una citazione sul
Corriere
della Sera;
- Lato società, invece, ho trovato a) muri di gomma persino in
ambito
universitario, e b) gente che o vedeva nell'idea la possibilità di
un
tornaconto (e non era quello lo spirito), oppure nessuna voglia di
alzare il sedere dalla sedia per provare a cambiare in meglio il
proprio
futuro (purtroppo, l'aveva già detto Tocqueville nel 1840 che
sarebbe
finita così, ...la democrazia).
Il 2025-01-24 12:58 Antonio ha scritto:
All'inizio degli anni 2000 i social media hanno iniziato a
prosperare
con la promessa di unire le persone e rafforzare le nostre
democrazie.
Sulla base di questa promessa le istituzioni pubbliche, le aziende e
il
pubblico si sono uniti ai social media, che hanno permesso alle
persone
di interagire al di là delle distanze fisiche. Ma gli aspetti
negativi
sono ormai chiari, dice Sánchez, paragonandoli a "invasori nascosti
nel
corpo di un cavallo di Troia". Sánchez si è scagliato contro i
tecno
miliardari, affermando che si è verificata una concentrazione di
ricchezza e potere nelle mani di pochi, "a scapito della nostra
salute
mentale e delle nostre democrazie".
A.
https://www.rainews.it/articoli/2025/01/davos-pedro-sanchez-i-tecno-miliardari-vogliono-rovesciare-la-democrazia-riformiamo-i-social-97dbc212-0601-40b0-8396-ac01a5f633b7.html
https://www.youtube.com/watch?v=SCDD2pwe5O4